“Le missioni militari nella politica estera italiana”

Dopo l’annuncio da parte del Segretario della NATO, Jens Stoltenberg, che anche un numero (limitato) di truppe italiane saranno schierate nei paesi baltici, è divampata una immediata polemica rispetto alla scelta di schierare tale contingente “simbolico” al confine con la Russia. Al di là del (complesso e controverso) merito della vicenda, sorprende il “ritardo dello stupore“, dato che già dopo il Vertice di NATO Varsavia la scelta era risaputa. Ma, come ahimè sappiamo, il dibattito sui temi della difesa e della sicurezza è ancora a livelli davvero scarni in Italia.

Per contribuire ad attirare una maggiore attenzione su questi temi siamo ben lieti quindi di segnalare questa iniziativa, promossa da IAI e Consules: 11 incontri nelle università italiane per “comprendere il ruolo dell’Italia nelle relazioni internazionali

Qui di seguito la locandina dell’evento che si svolgerà domani a Trento, dal titolo: “Le missioni militari nella politica estera italiana

Ci vediamo a Trento
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Top 5 by Venus in Arms – week 75

What’s Russia doing in Syria? This is frequent question these days. While a clear account of operations is not necessarily easy to find, the broad picture that emerges shows how Russian military capabilities are better than previously thought.

In the meanwhile, Iraqi Kurds understood that dealing with the world’s largest democracy requires a better understanding of the decision-making processes of the latter. That is why, Foreign Policy reports, the Kurdish Regional Government are increasingly recurring to K Street lobbying.

Two interesting pieces in the past week on the “intractable” conflict in the Middle East par excellance. Natan Sachs ponders over Israeli “anti-solutionism” in the new issue of Foreign Affairs, trying to explain why accepting (and prolonging) the status quo has its own rationale.

The New Yorker features an article on what would have happened had Rabin survived its assassination attempt. Counterfactuals are always tough to make, but the thought experiment allows, if nothing else, to remember a key moment in the history of the conflict.

Preparing for the Star Wars’ episode 7, a classic (2002) “neo-con” article on how the Empire was actually not that bad at all. Sure that IR interpretation of the saga will flourish in the next few months.

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Top 5 by Venus in Arms – “Back to the Future day”

Today is October 21 2015, which is the date Marty McFly travelled 30 years into the future. So, also out Top5 is deeply affected by the “Back to the Future Day”. From an IR and security studies perspective, what about the main changes occurred in the global and strategic scenario in the last 30 years? Here below some examples for the last week.

 Justin Trudeau and his Liberal party just won the elections in Canada. A former actor became a political leader in North America. It sounds familiar.. (“Are you saying that Reagan is the President? Ah ah”)

But we have also some discontinuities with the 1980s. Look at the Afghanistan. At that time Washington supported the Islamic militias against the Soviets. Now the situation is a bit different…Here a recent report from Kunduz.

Also the Chinese global role is a huge innovative element of post-Cold War era. Here an interesting analysis of the Chinese aid in Africa. According to the article “Western pundits and policymakers continue to mischaracterize the intent and nature of Chinese development finance”.

The Middle East has been transformed in the post-bipolar content. However, the conflict between Israel and Palestine is far from being solved.  This is the question posed by Political Violence @ a glance: “Why Haven’t We Seen a Third Palestinian Intifada (Or Are We)?”

Finally, a last significant change. From a masterpiece of the pop-culture to an another: The Force Awakens trailer. In a strategic context marked by the diffusion of intra-state conflicts, transnational terrorism and growing complexity maybe we miss “clear” enemies. Such as Darth Vader

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Cybersecurity, Cina e USA. Venus in Arms per Dossier ISPI

È nel mondo virtuale (il cosiddetto “cyber-spazio”) che la competizione fra Stati Uniti e Cina sembra aver assunto contorni reali e tangibili. Ne è esempio recente l’attacco allo U.S. Office of Personnel Management – attribuito alla Cina – che avrebbe portato alla sottrazione delle schede personali di 4,2 milioni tra dipendenti ed ex dipendenti dell’amministrazione americana, ivi compresi quelli appartenenti alle agenzie di intelligence.

Continua a leggere sul sito dell’ISPI

 

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Il Dilemma della sicurezza europea: Est e/o Sud?

Una grande canzone pop trash degli anni 90 aveva come ritornello i quattro punti cardinali. Da quello che leggiamo e vediamo rispetto al contesto della sicurezza europea, il dibattito pare sempre più orientato attorno a  dilemma che si lega a due direzioni possibili della bussola: l’Est e il Sud. Da dove proviene la “minaccia principale” per i paesi europei?

La prima possibile riposta riguarda il  “fronte orientale“, caratterizzato dall’esplosione della crisi Ucraina, dalla politica estera russa, dalla guerra “ibrida”, attorno alla quale tanto si è discusso. I paesi dell’Europa orientale, a partire dalla Polonia e dagli stati Baltici, sono naturalmente iper-preoccupati delle conseguenze legate al coinvolgimento militare Russo nel conflitto ucraino e ai possibili cambiamenti geopolitici nell’area. Stati Uniti, NATO ed alleati hanno cercato di rassicurarli, attraverso il  dispiegamento di forze e la creazione di nuovi strumenti ad hoc come la NATO Readiness Action Plan (RAP). Il summit in Galles aveva proprio la RAP come principale novità ed il fulcro della riflessione strategica ruotava attorno alla crisi Ucraina e al nuovamente complesso rapporto con la Russia.

Tre brevi considerazioni vanno fatte in merito al “fronte orientale” come focus prioritario dell’Alleanza Atlantica e dei paesi europei in generale.

1) Nonostante nel passato l’attenzione generale si sia concentrata sul crisis management e sulle missioni in aree di crisi, soprattutto nel contesto post 11-Settembre, la difesa collettiva rappresenta sempre il core business della NATO. Un aspetto che i membri “orientali” dell’Alleanza non fanno che ricordare.

2) A fronte di scenari complessi, minacce asimmetriche, conflitti tra gruppi armati irregolari, terrorismo, stati fragili o falliti, è in effetti “più facile” capire lo scenario ucraino dal punto di vista prettamente militare e strategico. In altre parole, per le élite politiche e militari atlantiche la difesa territoriale rappresenta un concetto più agile da maneggiare, meno difficile da interpretare (sappiamo almeno chi è l’avversario, conosciamo abbastanza le sue caratteristiche e risorse, etc.). Dopo decenni di Guerra Fredda le forze armate europee si sono dovute adattare e trasformare per affrontare contesti completamente nuovi. Un ritorno al passato, pur con le notevoli ed evidenti differenze, potrebbe anche inconsciamente essere accettato più facilmente. Anche dal punto di vista del weapons procurement, dopo anni nei quali molti si chiedevano il perché dover continuare ad acquistare mezzi da Guerra Fredda per missioni contro guerriglieri e gruppi criminali, adesso è certamente più semplice giustificare tale scelta.

3) Non tutti i paesi europei la pensano allo stesso modo nei confronti della Russia. Gli interessi economici in gioco sono enormi e la cautela si impone d’obbligo per quelle nazioni che hanno sviluppato un’ampia rete di rapporti commerciali con Mosca, a partire dal tema della dipendenza energetica. L’Italia lo sa bene.

In aggiunta a queste riflessioni generali, ora che Putin sembra orientare l’attenzione verso la Siria, dobbiamo domandarci se cambierà davvero qualcosa rispetto alla centralità del “fronte orientale” per la NATO in primis ed anche per l’Europa in generale? Che ruolo può avere in tutto ciò l’UE, che sta ripensando lo propria strategia globale? Quale direzione diplomatica prenderà l’amministrazione Obama? Che cosa emergerà dal prossimo summit dell’Alleanza Atlantica? Che cosa diranno i paesi europei che affacciano sul Mediterraneo?

Per rispondere occorre tenere presente la crescente importanza del “fronte sud” per la sicurezza europea ed atlantica. Il dramma dei rifugiati è solo l’ultima manifestazione evidente del caos e dell’instabilità nella regione. Dalla Libia alla Siria, passando per Iraq e Sahel, la multi-dimensionalità della minaccia (che lega terrorismo a network criminali, passando per l’ISIL) appare sempre più incombente.

Se Polonia e paesi Baltici sono preoccupati per la politica di Mosca [Venus in Arms rifugge la scontata e banale figura retorica dell’Orso Russo, più adatta ad altri ambiti..], Madrid, Roma e Atene non possono che far sentire la propria voce di “frontiera” di fronte dei mutamenti al di là del Mediterraneo. Gli stati europei hanno fatto pochissimo sul piano dell’aiuto allo sviluppo e hanno commesso errori strategici gravissimi accanto all’alleato amerciano negli ultimi tre lustri. Ogni soluzione d’emergenza adesso non può che dimostrarsi fallace, dall’immigrazione all’ISIL.

Per questo occorre capire in che modo il “fronte sud” possa nuovamente acquistare un peso cruciale nella riflessione strategica complessiva in ambito NATO ed europeo.

Che cosa farà l’Italia, al di là degli sforzi volti a una migliore redistribuzione del numero di profughi tra i paesi europei? Una domanda alla quale non possiamo ancora dare una riposta chiara. Di sicuro sarebbe importante evitare il ruolo del biondino  nel sopra citato duo: muoversi e affannarsi per avere visibilità senza svolgere in fondo alcun compito di rilievo.

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Top 5 by Venus in Arms – week 67

Welcome back, we hope you enjoyed the Summer. In case you did not follow: The Islamic State did not disappear, and it actually is becoming ever more vicious. Libya is in shambles, still. NATO is reinforcing the Eastern front, never so militarized since the end of the Cold War. Mass migration from the southern shore of the Mediterranean is a constant pressure for European states, and is straining the relations among them. And we might continue, ad libitum (not a list of pleasant things, though). The coming Fall is going to be hot.

Debate on what the Islamic State is, and what to do about it, continues to rage, as the group’s activities show relentless activism. Isis often described as a mystery, but on the MonkeyCage Costantino Pischedda sheds light on the logic that underlie its behavior, which is not “baffling” if one reads recent civil literature in political science.

Dealing with multiple challenges on several fronts, NATO is encircled by “ice and fire” Admiral (ret.) James Stavridis a former NATO supreme allied commander and a clear fan of Games of Thrones, argues. This requires restructuring the Alliance, and the first step should be strengthening and extending the existing partnerships – that already lists 22 members. Better joint training, engagement in “real-world” operations, and clearly showing the benefits of joining the partnership should be guiding this process.

If partners are important, NATO members are clearly crucial. A recent piece on the National Interest casts a dark shadow on Germany’s armed forces. A centerpiece of NATO Cold War strategy, the article argues that these forces are now badly underfunded and incapable of playing the central role on the hot Eastern Front.

Enough for current events. Moving back in time, Paul Lewandoski offers the recipe of the Oppenheimer Martini, from the man who was in charge of the Manhattan Project. There is also a very brief history of the bomb-making effort, celebrating its 70th anniversary this summer.

Finally, and on a much lighter tone, Marvel is releasing details about the Spring 2016’s likely blockbuster, Captain America: Civil War (no trailer yet). This is Grantland’s Dave Shilling analysis of the match-ups, with Iron Man team easily the favorite to win.

 

 

 

 

 

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Top 5 – Summer reads 2015

Venus in Arms goes on holiday. In August we will do some important field research (in front of the sea…). But don’t’ worry. Also this year we provide you a Top 5 of Summer Reads:

  1.  Matthew A. Baum and Philip B. K. Potter, “War and Democratic Constraint: How the Public Influences Foreign Policy“, Princeton University Press, 2015.
  2. (if you missed it) Lawrence Freedman, “Strategy. A History“, Oxford University Press, 2013.
  3. Stefano Recchia, “Reassuring the Reluctant Warriors: U.S. Civil-Military Relations and Multilateral Intervention“, Cornell University Press, 2015.
  4. (some advertisement) Fabrizio Coticchia and Francesco.N. Moro, “The Transformation of Italian Armed Forces in Comparative Perspective. Adapt, Improvise, Overcome?“, Ashgate, 2015.
  5. Giuseppe Rossi, (with Alessandra Bocci), “A modo mio (My way)“, Mondadori 2014.

See you soon…

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Multidimensional Threats and Military Engagement: The Case of the Italian Intervention in Libya

The Mediterranean migrant crisis raised public attention to the role played by armed forces in contrasting human smugglers and traffickers . On June 22, the European Council launched the EU naval operation EUNAVFOR Med. Its mission is to: “identify, capture and dispose of vessels and enabling assets used or suspected of being used by migrant smugglers or traffickers”.

In the post-Cold War era, the European armed forces have been extensively used to deal with challenges now considered as global ones given their impact on populations at large such as illegal migration and organized crime. Italy represents a very interesting case because it has constantly deployed naval units, mixed police and military forces, or special operations to face “multidimensional threats” to security in the post bipolar scenario.

But why has Italy employed specifically the military instrument to face transnational and non-military threats?

In a recent article on Mediterranean Politics (here, gated), Venus in Arms’ Fabrizio Coticchia and Michela Ceccorruli have answered such question, focusing on the operation in Libya (2011). The mission is a paradigmatic case regarding the growing interaction of new security challenges: region instability, transnational organized crime, and illegal immigration.

The goal is not to explain the drivers of the whole Italian intervention in Libya but just focusing on the reasons that led Italy to adopt military tools (e.g., the naval units devoted to the humanitarian operation) to contrast non-military menaces.

Through process tracing the research looks at the political debate over the decision-making process in the case of the Italian military engagement in Libya. Three main assumptions are proposed for the understanding of Italy’s military engagement in Libya: military and strategic culture, international norms and domestic dynamics.

As stated in the paper: “According to the first argument we suppose that Rome led the Libyan naval operation to contrast what it conceived a vital threat posed to national security (primarily the flows of migrants towards national shores, but also the mounting role of transnational organized crime and terrorism and the general instability in the neighborhood), considering the armed forces as the most suitable tool to use. Otherwise, why has Italy employed specifically the Navy for a humanitarian purpose? For instance, Civil Protection mechanisms could have been used without involving military units. In conformity with the second argument, we expect that domestic economic interests (mainly that of the military-industrial complex and of the oil-gas sector) found a place in the political debate that pushed Italy to adopt military tools. Finally, according to the third argument, we suppose that the global doctrine of R2P represents a key driver of the Italian military approach. In that sense, we expect an overwhelming role played by the R2P doctrine and the humanitarian intervention argument in the debate during the crisis.”

The empirical analysis has especially ascertained the role of the strategic and military culture and the wide confidence this has gained in the political sphere: “the Armed Forces seem to be well equipped to face new and transnational challenges that in the case of Libya equate especially with the fear of massive outflows en route to Italy and energy disruption, both brought about by the civil war going on“. In general, the multidimensional perception of threat has been clearly observable. Also the Responsibility to Protect (R2P) Doctrine has taken a first seat on the political debate. Finally, Italy has participated to the operations and employed military means (such as the security consultants) when relevant interests proved to be endangered by the civil war.

In summary, the paper has illustrated possible co-existing interpretations as regards the adoption of Italian armed forces to face multidimensional challenges.A broader research agenda is focusing also on additional cases (such as Haiti, Darfur and Horn of Africa).

Stay tune for further analyses and articles.

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Libro Bianco, missioni, budget, F-35… molte novità per la Difesa Italiana

È tempo di novità per la politica di difesa italiana.

Venus in Arms ha sempre seguito con attenzione l’evoluzione della politica di Difesa italiana. Le ultime settimane si sono rivelate piene di novità (e polemiche), sebbene l’attenzione mediatica sia stata (come al solito) pressoché nulla. Nei prossimi giorni ViA affronterà in dettaglio ogni novità emersa, dedicando particolare attenzione all’analisi approfondita del tanto atteso Libro Bianco. Per il momento ci limitiamo a fornire una sorta di bussola per orientarsi tra i diversi ambiti toccati di recente da eventi, riforme o cambiamenti degni di nota.

Schematicamente possiamo mettere in luce almeno 4 aspetti rilevanti:

1)   Il punto di partenza non può che essere la tanto agognata pubblicazione del “Libro Bianco per la Sicurezza Internazionale e la Difesa”. Qui il link al documento (che ha visto circolare varie versioni, con alcune modifiche nella parte iniziale del testo…). Sono passati ben 12 anni dall’ultimo White Paper (2002). La distanza temporale ben illustra il basso livello di attenzione che la classe politica ha riservato negli anni all’elaborazione strategica, nonostante i cambiamenti avvenuti (dalle missioni in Iraq e Afghanistan all’evolversi dello scenario regionale e internazionale). Come già accennato, un prossimo post esaminerà in dettaglio il Libro Bianco, evidenziandone (anche in chiave comparata) punti di forza e di debolezza, prospettive e aspetti-chiave. Sinteticamente, al di là di alcune novità relative all’organizzazione della Difesa, due aspetti ci hanno colpito in particolare. Il primo, in linea con le aspettative (ed i suggerimenti ricevuti..), riguarda la prudenza strategica del documento, che si concentra sul Mediterraneo come area-chiave, abbandonando in parte l’idea dell’Italia come attore globale che può intervenire sempre, dovunque e comunque. Il secondo elemento attiene all’assenza del concetto di “narrazione strategica, ad una “storia”, un plot alternativo alla stanca retorica delle “missioni di pace” che possa orientare e giustificare le scelte future della Difesa di fronte all’opinione pubblica. Nel complesso il Libro Bianco rappresenta una grande novità che merita, come detto, ulteriori approfondimenti.

2)   Finalmente, dopo molti anni, l’Italia cerca di dotarsi di una “legge quadro” sulle missioni militari all’estero. Nel passato, infatti, non sono state sviluppate procedure ad hoc che riguardano l’autorizzazione parlamentare all’impiego di forze armate all’estero (diversamente, per esempio, dalla Germania). Nell’era post-bipolare, buona parte delle operazioni (dalla Somalia al Kosovo) non sono state approvate formalmente dai deputati e dai senatori, che talvolta hanno fornito il proprio assenso addirittura dopo che le forze erano presenti sul terreno. Una situazione paradossale, in parte sanata dalla consuetudine del voto relativo al rifinanziamento degli interventi. La Camera, con voto bipartisan, è finalmente intervenuta sul tema. Qui trovate un dettaglio della legge e dei (positivi) cambiamenti introdotti. Non tutto è perfetto a nostro avviso, ma la svolta è senza dubbio rilevante, anche ai fini di un dibattito vero sulle missioni che parta proprio da un nuovo iter autorizzativo, chiaro e ben definito. Dato non secondario il mantenimento di un fondo ad hoc per le missioni, quelle risorse che negli ultimi anni si sono rivelate decisive per sostenere il processo di trasformazione militare nazionale, in uno scenario caratterizzato da tagli lineari, spese sempre più elevate per il personale e mani legate da programmi militari pluriennali (qui a breve un’analisi esaustiva).

3)   L’Italia è in prima linea (nel vero senso della parola) nella missione “EUNAVFOR Med”.  Qui tutte le informazioni relative alla futura operazione dell’Unione Europea (della quale sappiamo ancora poco). Pochi giorni fa il Consiglio dei Ministri degli Esteri e della Difesa dell’UE ha approvato il piano per controllare i traffici illeciti migratori nel Mediterraneo. Il comando operativo sarà a Roma e la missione verrà guidata da un Ammiraglio italiano. L’intervento sarà parte della Politica Comune di Sicurezza e Difesa dell’UE. La fase attuale è quella di pianificazione, mentre occorre ancora aspettare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e le autorità libiche (…) per capire le regole di ingaggio relative alla fase di “ricerca, sequestro e smantellamento dei beni dei trafficanti. In attesa di questi (cruciali) dettagli, si susseguono polemiche e rivelazioni sulla futura missione (qui quelle di Wikileaks sulle eventuali incursioni a terra). Come abbiamo più volte ribadito, senza una soluzione politica inclusiva del caos libico, ogni intervento sarà destinato a essere puramente emergenziale e non risolutivo (come non lo sono certo i famigerati respingimenti, contrari al diritto internazionale). Almeno “Triton” (l’operazione che nei fatti ha provato a sostituire Mare Nostrum) è stata rafforzata e qualche passo avanti a livello europeo è stato fatto. Uno sforzo infinitesimale però rispetto a quanto necessario (come le diatribe sulle quote confermano…).

4)   Ultima novità a livello temporale, la pubblicazione del documento programmatico pluriennale per la difesa 2015-2017. In attesa della Revisione Strategica della Difesa (che sembra emergere come il vero documento centrale, in quanto definirà la struttura delle forze e le risorse relative), il DPP fornisce comunque un quadro aggiornato sul budget nazionale. Anche in questo caso il testo necessita di un approfondimento per evidenziare trend, dati e aspetti-chiave. Da una lettura rapida emerge ancora una volta la sproporzione tra spese per il personale (che toccano l’ennesimo record) e per l’esercizio (ridotto quasi alle briciole). Sul fronte degli investimenti i fondi provenienti dal Mise superano addirittura quelli della Difesa. Come sempre, il tema che ha suscitato maggiore polemiche è l’F-35, che non sono stati “dimezzati” come auspicato dalle mozioni approvate dalla Camera. I movimenti pacifisti non l’hanno certo presa bene (qui un comunicato in merito). Qui invece la risposta della Difesa, che evidenzia come: “Il Documento Programmatico di Pianificazione 2015-17 presentato al Parlamento prevede “l’acquisizione” entro il 2020 “fino a 38 velivoli”, mentre invece non indica il numero dei velivoli che saranno consegnati entro la stessa data”.

Venus in Arms seguirà ancora la questione F-35, assieme a tutte le novità sopra illustrate. Speriamo che, passate le elezioni regionali, ci sia maggiore spazio per i temi della Difesa nella discussione pubblica. Dal punto di vista accademico segnaliamo qualche evento interessante nelle prossime settimane. Vi terremo aggiornati.

 

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Top 5 by Venus in Arms – week 52

The EU seems to change its falling approach towards immigration. While waiting for a sign of life from Brussels, The Guardian highlights the ways through which the Libyan people smuggler derides EU plan for military action.

Lessons learnt from last year’s conflict between Hamas and Israel. War on the Rocks examines the the tactical challenges and strategic threat posed by subterranean warfare (i.e. tunnels)

A new report by the Congressional Research Service illustrates the Islamic State financing. The group’s largest revenue sources: oil sales, taxation and extortion, and….the sale of looted antiquities. 

Death Penalty in the US. A new Pew Research Center survey finds 56% favor the death penalty for people convicted of murder, while 38% are opposed. According to this new study, the support for the death penalty is as low as it has been in the past 40 years (especially among democrats).

Finally, the excellent second official trailer of “Star Wars: Episode VII – The Force Awakens”. Really promising….

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