La missione in Niger e la politica di difesa italiana. Un’analisi.

A quanto sembra, l’Italia invierà un contingente militare (circa 500 unità) in Niger. Sia il Primo Ministro Gentiloni che la responsabile del Dicastero della Difesa Pinotti hanno confermato la prossima operazione italiana nel Sahel. Nei prossimi giorni il Parlamento affronterà la questione e avremo maggiori dettagli rispetto al tipo di attività previste sul campo. Sono comunque già emersi alcuni particolari relativi al prossimo impegno delle forze armate oltre confine. Come scrive la Rivista Italiana Difesa: “La missione, che verrà dispiegata nel Paese del Sahel nelle prossime settimane, avrà il compito di addestrare le Forze Armate e di Polizia nigerine e supportarle nel controllo e monitoraggio di un’area strategica al confine con la Libia, fondamentale per i flussi migratori ed i traffici diretti verso l’Europa e l’Italia […] La missione sarà composta da un numero massimo di 470 militari ed oltre 100 veicoli e si schiererà sul terreno in 3 fasi con una prima aliquota di 30 unità, poi 120 ed il totale entro la fine dell’anno”.

Quali gli obiettivi della missione? Nelle parole di Gentiloni: “Il terrorismo è andato consolidandosi in questi anni nel Sahel, in Africa, ed è questo uno dei motivi per i quali una parte delle forze che sono state dispiegate in Iraq – questa è la proposta che il governo farà in Parlamento – saranno dispiegate nei prossimi mesi in Niger, con una missione che avrà il ruolo di consolidare quel Paese, contrastare il traffico degli esseri umani e contrastare il terrorismo”.

Secondo Jean-Pierre Darnis, responsabile del Programma di ricerca Sicurezza, Difesa, Spazio dello IAI, la nuova missione italiana in Niger rappresenta per l’Italia la saldatura tra “un interesse nazionale essenzialmente rivolto alla Libia” e “la visione francese, tedesca e statunitense di stabilizzazione dell’intera zona saheliana, con un connubio fra lotta al terrorismo, stabilità delle frontiere, contrasto all’emigrazione clandestina e sviluppo locale” (qui la sua analisi).

Alcuni hanno criticato la “missione in teatro di guerra” che “rischia di prestarsi alla violazione dei diritti umani di tante persone perseguitate, che cercando di fuggire dalle zone di conflitto”.

Al di là di polemiche e del dibattito contingente, alla luce del lungo processo di evoluzione post-bipolare della Difesa italiana e della considerevole trasformazione militare avvenuta, è opportuno evidenziare gli elementi di continuità e discontinuità della missione, nonché gli aspetti-chiave che consentono di illustrare lo stato attuale della Difesa. In altre parole, prendendo spunto dalla discussione attuale relativa alla missione in Niger è possibile – attraverso uno sguardo più ampio – illustrare lo “stato dell’arte” della Difesa italiana ed i suoi tratti peculiari. Eccone alcuni:

  • Come accade spesso, l’iter parlamentare relativo ad una operazione militare nazionale non appare “lineare”. L’Italia, infatti, contrariamente ad altri paesi (per esempio la Germania), non si è dotata (per decenni…) di una legislazione chiara sul ruolo delle Camere in materia di approvazione di operazioni militari oltre frontiere (per una riflessione accademica sul tema si rimanda ai paper e ai lavori di alcuni autori di questo convegno). La retorica delle “operazioni di polizia internazionale” (inaugurata nel 1990-91 ai tempi di “Desert Storm”) e delle “missioni di pace” ha consentito per anni di bypassare i limiti costituzionali, tanto che spesso gli interventi sono stati approvati da deputati e senatori dopo l’effettivo impiego delle forze militari (come nel caso del Kosovo nel 1999). Le riforme successive (1997, 2000), pur “regolamentando” la pratica del rifinanziamento, non hanno fatto chiarezza, limitando nei fatti il dibattito nelle aule parlamentari, riducendo così gli audience costs per il governo di fronte ad una opinione pubblica spesso in disaccordo sulle missioni, e garantendo ad un generalizzato sostegno bipartisan sulle “operazioni di pace” uno scarso – ma funzionale – livello di attenzione politica. Solo nel dicembre 2016 l’Italia si è dotata (finalmente!) di una legge organica sulle missioni. Vedremo, a partire dal caso del Niger, se le cose cambieranno e se il parlamento avrà effettivamente un ruolo più incisivo riguardo le operazioni oltre confine (costi, obiettivi, durata, regole di ingaggio, ecc.);
  • La missione in Sahel conferma un tratto dominante dell’impegno militare italiano oltre frontiera: il ruolo dell’addestramento delle forze locali. Il training delle forze di sicurezza e di polizia è divenuto cruciale nelle odierne operazioni (in particolare di quelle di stabilizzazione e di contro-insorgenza) data la necessità di rafforzare la capacità delle strutture statuali delle aree di intervento nel garantire con proprie forze la sicurezza, limitando al contempo i boots on the ground di forze occidentali. Gli italiani, inoltre, impiegano da anni un asset particolarmente apprezzato e richiesto: i Carabinieri. Data la loro natura “mista” essi infatti hanno da lustri collezionato una vasta esperienza di formazione di forze locali. Ma anche altre forze nazionali sono state constatemene impiegate nell’addestramento, come avvenuto anche di recente in Iraq, nei confronti dei soldati iracheni e delle milizie curde. Appare interessante notare come all’addestramento si accompagni spesso un processo di supporto e di assistenza delle forze locali sul campo, anche in operazioni di combattimento (come sta ancora avvenendo in Afghanistan nonostante il buio mediatico). Vedremo se anche in Niger accadrà lo stesso (di certo il livello di attenzione dei media scommettiamo rimarrà molto limitato se non assente..);
  • Al di là delle polemiche attuali relative al controverso rapporto con la Francia, la missione in Niger conferma la centralità di quella che può essere considerata la caratteristica dominante del complesso percorso di trasformazione delle forze armate italiane: l’interoperabilità multinazionale. In altre parole, la capacità delle forze di operare sul campo assieme ad altri contingenti. L’Afghanistan ha dimostrato il livello di sviluppo di tale interoperabilità, soprattutto all’interno di framework multilaterali, in primis la NATO. Vedremo se anche nel caso del Niger il contesto multilaterale si confermerà come linea guida centrale della politica di difesa italiana oppure se l’operazione avverrà (come più raramente è successo) in uno scenario multinazionale, forse preludio di uno sviluppo “a cerchi ristretti” delle difesa tra paesi europei;
  • Come già avvenuto più volte nel contesto bipolare, l’Italia impiega il proprio strumento militare per contrastare minacce non militari, come appunto l’”immigrazione clandestina” o il crimine organizzato. Dalle operazioni navali contri pirateria e traffico di essere umani, fino all’uso della portaerei Cavour in seguito all’”emergenza umanitaria” di Haiti, l’Italia da anni schiera i proprio soldati (all’estero ma anche in Italia) contro tali minacce “multidimensionali” alla sicurezza nazionale (per un’analisi cross-time dell’uso delle forze armate italiane contro minacce non militari si veda questo paper). Terrorismo e flussi migratori appaiono i due temi-chiave anche della missione in Niger;
  • Infine, la missione in Niger sembra rappresentare un passaggio-centrale nel processo che potremmo definire di “riposizionamento strategico” dell’Italia, evidente (almeno nelle intenzioni) dal Libro Bianco 2015 (per un’analisi approfondita si veda qui). Il Mediterraneo viene definito, infatti, come l’area strategicamente centrale per l’interesse nazionale italiano: “La nostra posizione geopolitica, centrale nel bacino Mediterraneo, inoltre, ci offre opportunità, ma anche ineludibili obblighi. L’Italia è capace e desiderosa di esercitare un ruolo riconosciuto di responsabilità nella sua area di riferimento agendo, secondo le sue possibilità e in armonia con la Comunità internazionale, per contribuire alla pace e allo sviluppo regionale. In tale ottica, la Difesa metterà al servizio del Paese le sue multiformi capacità di capire, prevenire, affrontare e risolvere le situazioni di crisi e di sviluppare un tessuto di relazioni in grado di favorire la stabilizzazione dell’area mediterranea”. Proprio nel Mediterraneo, dalle operazioni navali fino alla Libia, l’Italia ha svolto (se con successo o meno non stiamo qui a giudicarlo) un ruolo di primo piano negli ultimi anni. Certo, dall’impegno umanitario di Mare Nostrum alle controverse decisioni adottate questa estate rispetto al tema del “rafforzamento della guardia costiera libica” e al traffico di migranti (ampiamente, e con estremo dettaglio, denunciate da organizzazioni che tutelano i diritti umani) il cambiamento è apparso considerevole. Dalle parole dei decision-makers italiani relativi alla missione in Niger, sembra poi che si stia verificando uno shift considerevole in materia di impegno militare nazionale, dall’Afghanistan e l’Iraq (i teatri centrali della presenza militare italiana nel post-11 settembre) fino al Sahel (chiamato un po’ stranamente “Mediterraneo allargato”…).

Vedremo se tale percorso di “riposizionamento strategico” sarà effettivo o meno solo in futuro. Nelle prossime settimane avremo notizie più dettagliate relative all’impego militare italiano in Niger. Venus continuerà a seguire da vicino la missione, cercando sempre di collegare gli eventi della difesa italiana (e non solo) al dibattito accademico (seppur limitato nel caso nazionale, comunque presente).

Nel frattempo Venus va in vacanza qualche giorno e augura ai suoi lettori buone feste…

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Italy from Crisis to Crisis: Political Economy, Security, and Society in the 21st Century

We are really pleased to recommend you this book, just published: “Italy from Crisis to Crisis: Political Economy, Security, and Society in the 21st Century“, edited by Matt Evangelista (Routledge, 2017).

Here you’ll find the table of contents

Among the contributors: Sidney Tarrow, Jonathan Hopkin, Julia Lynch, Elisabetta Brighi and many others. Also “our” Fabrizio Coticchia wrote a chapter on Italian post-Cold War defense policy.

Here below a summary of the book

Italy from Crisis to Crisis seeks to understand Italy’s approach to crises by studying the country in regional, international, and comparative context. Without assuming that the country is abnormal or unusually crisis-prone, the authors treat Italy as an example from which other countries might learn.

The book integrates the analysis of domestic politics and foreign policy, including Italy’s approach to military interventions, energy security, economic relations with the European Union (EU), and to the NATO alliance, and covers a number of issues that normally receive little attention in studies of “high politics,” such as information policy, national identity, immigration, youth unemployment, and family relations. Finally, it puts Italy in a comparative perspective – with other European states, naturally – but also with Latin America, and even the United States, all countries that have experienced similar crises to Italy’s and similar – often populist – responses.

This text will be of key interest to scholars and students of, and courses on, Italian politics and history, European politics and, more broadly, comparative politics and democracy.

 

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Nasce l'”Osservatorio sui Conflitti”

Venus è lieta di dare risalto al nuovo “Osservatorio sui Conflitti” creato dal Dipartimento di Scienze Politiche (DISPO) dell’Università di Genova.

Qui trovate tutte le informazioni su questo centro di ricerca e i dettagli relativi agli eventi (passati e futuri) organizzati a Genova.

L’”Osservatorio sui Conflitti” si pone lo scopo di creare “un centro per lo studio dell’evoluzione della sicurezza internazionale, dei conflitti contemporanei, della politica comparata, del pensiero politico sulla pace e sulla guerra“. Da segnalare (come emerge dal profilo del comitato scientifico) l’approccio interdisciplinare (e internazionale) allo studio dei conflitti.

I temi di ricerca affrontato dall’Osservatorio riguardano “lo studio dei conflitti, del pensiero politico relativo alla pace e alla guerra, della relazione tra narrazioni strategiche e sicurezza, della trasformazione militare, del terrorismo, delle politiche estere e di difesa in Italia ed in Europa, del peacebuilding, del rapporto tra partiti e politica estera“.

La “sede” del centro è rappresentata unicamente dalla sua piattaforma web.

L’Osservatorio si collega anche al nostro blog per una serie di iniziative alle quali daremo visibilità in futuro.

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Culture, interests, multidimensional threats, and Italian defence policy

We are pleased to talk about a paper that has been just published on the Italian Review of Political Science. The article, which is part of an interesting Special Issue on Italian foreign policy, focuses on the Italian military post-Cold War dynamism, aiming at assessing the role played  by interests and culture in addressing multidimensional threats to national security.

The paper (Stick to the plan? Culture, interests, multidimensional threats, and Italian defence policy“) is co-authored by (our) Fabrizio Coticchia and Michela Ceccorulli.

Here the link to the paper (gated)

Here below you can find the abstract:

The international context seems to be increasingly exposed to multidimensional and transnational challenges, ranging from irregular migration and piracy to the violation of basic human rights. Rather than excluding a potential role for the military, many European states rely on it to face a complex security scenario. What are the reasons behind this activism? Taking Italy as a case study, this article works out two main arguments (ideational factors and interests relating to the so-called military–industrial complex) and tries to intercept their weight in the national debate leading to the decision to intervene militarily (or not) in Sri Lanka (2004–05), Haiti (2010), and in the Central Mediterranean (2015–). Ultimately, this effort contributes to understanding the role of the military instrument in Italy, a state particularly exposed to the new challenges ahead, and offers tools for research to be potentially applied in other countries that make similar use of armed forces to deal with non-conventional security threats.

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Il caso F35. Una prospettiva diversa.

I temi della Difesa sono spesso relegati agli angoli dalla discussione pubblica in Italia. Gli approfondimenti sono tendenzialmente scarsi e il livello complessivo di attenzione di media e opinione pubblica è generalmente limitato. Eventi drammatici, spesso in contesti di crisi, contribuiscono ad incrementare un interesse collettivo che permane però volatile, destinato ad affievolirsi in fretta.

Un tema che ha suscitato invece una considerevole (e costante) attenzione è stato quello della controversa acquisizione del caccia JSF F-35. Le ragioni di tale “ribalta” sono state molteplici: i costi del mezzo in uno scenario di crisi, il dibattito politico, le campagne dei movimenti pacifisti.

Sul tema, segnaliamo con piacere un recente articolo del nostro Fabrizio Coticchia, dal titolo: “A Controversial Warplane Narratives, Counternarratives, and the Italian Debate on the F-35“.

Il paper è uscito in early view nella rivista “Alternatives“. Qui il link al pezzo (gated)

L’articolo (ne avevamo parlato di una sua versione precedente qui) esamina, da una prospettiva interdisciplinare, il contenuto delle narrazioni e della contro-narrazioni adottate da partiti e movimenti pacifisti. I suoi risultati (basati su interviste, analisi del discorso e analisi del contenuto) evidenziano l’evoluzione dei plot al centro del dibattito e la capacità delle contro-narrazioni (grazie alla capacità della campagna e ad un contesto partitico mutato) di introdurre i propri frame nella discussione.

L’articolo è parte di un progetto di ricerca più ampio, che si concretizzerà in una monografia, scritta da Fabrizio Coticchia e Andrea Catanzaro, dal titolo: “Al di là dell’Arcobaleno: narrazioni strategiche, politica di difesa e movimenti pacifisti in Italia’”, Vita e Pensiero (di prossima pubblicazione).

In calce l’abstract del paper

The literature on strategic narratives has started to pay growing attention to the concept of “narrative dominance,” stressing the role played by counternarratives in hindering a wider acceptance of a specific message. However, limited consideration has been devoted to counternarratives, which have seldom been assessed in a systematic way. The aim of this article is to fill these gaps by examining the underrated case of Italy. The article investigates the main content of narratives and counternarratives developed by parties and peace movements regarding the decision to acquire the F-35. The article, which is based on primary and secondary sources, adopts a multidisciplinary approach, combining security studies and social movement studies.

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No time for Uncertainty. The European Defense and Security in the Time of Terror: Threats, Challenges and Opportunities

We are organizing a panel at the next SGRI conference (Trento, June 29-July 1).

As reported in there website: The annual SGRI Conference is an opportunity for scholars throughout Italy to come together and discuss topics that are relevant to international relations. The 2017 Conference will be held for the sixth time in Trento from June 29th to July 1st and will be organized by IPLab (International Politics Laboratory), a joint venture involving the Bruno Kessler Foundation and the University of Trento.

Here you’ll find a list of the all panels.

Here below the details of “our” panel (“No time for Uncertainty. The European Defense and Security in the Time of Terror: Threats, Challenges and Opportunities“):

Chair: Giampiero Cama (University of Genova)
Discussants: Francesco N. Moro (University of Bologna) & Fabrizio Coticchia (University of Genova)

Date: TBD
Room: Sala Grande

According to the European Union Global Strategy “terrorism, hybrid threats, economic volatility, climate change and energy insecurity” are significantly endangering Europe (EUGS, 2016). The EUGS emphasizes the need for an “appropriate level of ambition and strategic autonomy”, enhancing common efforts especially on cyber, counterterrorism, energy and strategic communications. In other words, Member States should “move towards defence cooperation as the norm”, providing a greater contribution to collective security, working closely with its allies and partners, such as NATO. The panel aims at collecting empirical papers that, through different methodological perspectives, try and understand how current transformations (political, such as Brexit and Trump election but also technological, such as the “rise” of drones) are impacting traditional European and national security practices.

The panel explores how Member States, as well as the EU, have faced so far the above- mentioned challenges, examining in details the following key-areas: (a) shared assessments of internal and external threats (e.g., Intelligence, Surveillance and Reconnaissance, including the role of Remotely Piloted Aircraft Systems and satellite communications); (b) the evolution of digital capabilities to secure data, networks and critical infrastructure; (c) the transformation of (national and European) counter-terrorism; civil-military relations in operations; (d) the development of European procurement (especially regarding full- spectrum land, air, space and maritime capabilities); (e) the military doctrines at the national and regional level.

Confirmed Papers: 

  1. Edoardo Baldaro (Scuola Normale Superiore – Pisa), The EU in the Sahel: Assessing Strengths and Limits of the European Integrated Approach to Conflict
    Nowadays the EU is facing renewed security threats coming from its instable Eastern and Southern borders. State fragility and civil conflicts in the peripheries are considered as factors that can endanger European internal security and cohesion, asking for concrete initiatives and responses by European institutions. The European Union Global Strategy (EUGS)introduces a new ‘integrated approach to conflict and crisis’, in order to propose innovative and shared solutions concerning conflict-management and crisis-relief.Adopting an ideational and social constructivist approach to the study of European foreign policy, this article aims to explore the “fragile state” and “resilience” concurring policy paradigms informing this new European strategic concept. Analysing the EU’s initiatives in the Sahel, one of the regions where the EU elaborated and tested its renewed approach, the paper underlines ideational and practical weaknesses of the European action, focusing the attention on three dimensions: 1) inter-agency efficiency and cooperation; 2) EU – member states coordination; 3) effects on local governance and environment. We finally argue that even if the EUGS is going in the right direction, the EU still suffers from cognitive problems and lacks internal cooperation.

    In the conclusion I argue that even if the EUGS is going in the right direction, the EU still suffers of cognitive and normative problems and pays a lack of internal cooperation, all factors that can still put into question the EU’s approach to fragility and conflict in the South.

  2. Eugenio Cusumano (Leiden University), Migrant Rescuing as Organised Hypocrisy: EU Maritime Missions Offshore Libya Beyond Humanitarianism and Border Control
    In October 2014, the Italian Navy maritime Search and Rescue (SAR) operation offshore Libya Mare Nostrum was replaced by the EU border agency Frontex operation Triton, followed in 2015 by the Common Security and Defence Policy mission EUNAVFOR Med ‘Sophia’. Both Triton and EUNAVFOR have increasingly advertised their  involvement in SAR operations. As the two missions focused on reducing illegal entries to Europe rather than SAR, their commitment to migrant rescuing was not matched by consistent action. This paper conceptualizes the mismatch between humanitarian rhetoric and activities primarily meant to reduce migrant flows as a form of organised hypocrisy. Based on a decoupling between talk and action, organised hypocrisy allowed EU maritime missions to reconcile contradictory pressures from their external environment, such as EU willingness to reduce maritime migrations and the normative imperative to act against the loss of life at sea
  3. Artem Patalakh (University of Milan Statale), Soft Power Revisited: How Attraction Works in International Relations
    The paper puts forward a constructivist interpretation of how Joseph Nye’s soft power works in International Relations (IR). In particular, it focuses on the functioning of attraction, soft power’s main pronounced mechanism. On the basis of a theoretical literature review, the author identifies three primary issues that require further specification in Nye’s account, namely a clear disentanglement between hard and soft power, a psychological mechanism behind attraction and the relationship between agentic and structural forces in the soft power relationship. To address these issues, the author locates soft power in the constructivist IR paradigm, viewing power in its broadest terms (as including all the four “faces” of power). Then, the author applies French and Raven’s typology of power bases to build a framework that classifies attraction into three types, each with a particular psychological mechanism: “rational” attraction (which means that actor A is positively evaluated by actor B of the basis of its actions that do not aim at other IR actors), “social” attraction (which implies that A is positively evaluated based on how it treats other IR actors) and “emotional” attraction (which happens if B is positively evaluated by A, because B is useful for A to fulfill its identity, its perceived position among other IR actors). Having said this, the author uses insight from social psychology to provide theoretical explanations for each type of attraction, illustrating them with relevant examples from contemporary international politics.

  4. Mirco Elena (USPID)

 

 

See you soon in Trento…

 

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“Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo” (2017)

Anche quest’anno il Dipartimento di Scienze Politiche (DISPO) dell’Università di Genova organizza il ciclo di seminari. “Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo”, che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore.

Tali eventi, direttamente collegati ai corsi “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace” di Andrea Catanzaro e del nostro Fabrizio Coticchia, e del corso di Relazioni Internazionali di Giampiero Cama, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui i tre seminari organizzati per Marzo e Aprile.

Il seminario esamina il complesso processo di integrazione del mercato europeo della difesa alla luce dei più recenti eventi (“Brexit”, EU Global Strategy, European Defence Action Plan, elezione del Presidente Trump) e le sue possibili implicazioni politiche e istituzionali. Alla fine del seminario saranno brevemente presentate le attività di stage proposte dallo IAI – Istituto Affari Internazionali di Roma.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’evoluzione del rapporto tra ricerca scientifica, informazione e movimenti nell’ambito degli studi sulla pace e la sicurezza in Italia. Il recente rapporto di “Osservatorio Mil€x” sulle spese militari in Italia rappresenta una interessante occasione per affrontare i temi della difesa e della sicurezza dal punto di vista “empirico”. Appare sempre più opportuno, infatti, interrogarsi sullo stato della “peace research” in Italia, per comprenderne le cause del lento affermarsi nella penisola e le caratteristiche dei più recenti sviluppi.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’arco di instabilità che caratterizza la sponda meridionale del Mediteranno, con particolare riferimento alla Libia e al Sahel. L’obiettivo sarà quello di illustrare la recente evoluzione dei conflitti locali, il ruolo di organizzazioni criminali e terroristiche, e la complessa relazione tra gli stati dell’area ed i paesi europei in rapporto ai temi della sicurezza. Il workshop cerca di esaminare in modo approfondito tali argomenti grazie alla vasta conoscenza in materia degli autori, i quali da anni svolgono ricerca sul campo.

Ci vediamo a Genova (ci saranno delle grosse novità per il secondo anno del workshop su “Conflicts&Institutions di Giugno…stay tuned)

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La politica estera e di difesa del governo Renzi

In seguito alla vittoria del “no” al referendum costituzionale, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è dimesso. Data l’incertezza del contesto politico attuale si moltiplicano analisi e commenti relativi al futuro esecutivo, alla riforma della legge elettorale e allo scenario che porterà il paese alle (ennesime) elezioni.

Oltre a cercare di capire cosa succederà nelle prossime settimane, riteniamo importante comprendere cosa sia successo in questi anni in materia di politica estera e di difesa. Per questo motivo segnaliamo volentieri (come già fatto qui) il workshop organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova sulla politica estera e di difesa nei (quasi) tre anni di governo Renzi.

Qui trovate tutte le informazioni relative al workshop, organizzato nell’ambito del ciclo di Seminari 2016-17 “Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo”, legato al corso “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace” (qui e qui le info sul corso)

Al workshop interverranno

Interverranno:

On. Lia Quartapelle Commissione Esteri e Affari Comunitari, Camera dei Deputati (Capogruppo PD) e Research Associate presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI

Pietro Batacchi Direttore della Rivista Italiana Difesa (RID)

Andrea Locatelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Fabrizio Coticchia DISPO, Università di Genova (qui trovate una sua breve analisi dei fattori di continuità e discontinuità della politica di difesa del governo Renzi)

Modera Giampiero Cama DISPO, Università di Genova

Ci vediamo a Genova…

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NATO, UE, politica estera e di difesa italiana. Due seminari…

Segnaliamo volentieri due interessanti seminari relativi al processo di evoluzione della politica estera e di difesa italiana nello scenario redazionale, caratterizzato dalla profonda trasformazione di NATO e Unione Europea. Entrambi gli eventi si terranno alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Il primo seminario si svolgerà il prossimo Lunedì 21 Novembre 2016 (14-16 Aula 3 Albergo dei Poveri) e si intitola: “L’evoluzione della Sicurezza Europea tra NATO e Unione Europea“. Il seminario prevede l’intervento del dott. Alessandro Marrone (IAI), il quale illustrerà agli studenti anche le possibilità di stage all’Istituto e il Programma Sicurezza&Difesa.

L’incontro si svolge all’interno del corso di Scienza Politica del Prof. Giampiero Cama. Modererà l’incontro il dott.Fabrizio Coticchia (Università di Genova).

Il secondo workshop si intitola: “L’Evoluzione della Politica Estera e di Difesa Italianae si svolgerà il prossimo Venerdì 16 Dicembre 2016 (14-16. Aula 16, DISPO, Albergo dei Poveri). Interverranno:

On. Lia Quartapelle Commissione Esteri e Affari Comunitari, Camera dei Deputati (Capogruppo PD) e Research Associate presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI

Pietro Batacchi Direttore della Rivista Italiana Difesa (RID)

Andrea Locatelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Fabrizio Coticchia DISPO, Università di Genova

Modera Giampiero Cama DISPO, Università di Genova

Il workshop ha l’obiettivo di illustrare l’attuale processo di evoluzione della politica estera e difesa italiana. La crescente instabilità regionale e globale ha sollevato una rinnovata attenzione sui temi della politica internazionale. Che ruolo svolge l’Italia in tale contesto? Quali sono state le principali scelte compiute dal governo Renzi in materia di difesa e politica estera? Come valutare i risultati ottenuti? Il workshop, attraverso il confronto tra prospettive diverse, cerca di rispondere a queste domande.

L’incontro si svolge all’interno del ciclo di seminari “Guerra, Pace e Sicurezza alle porte del Mediterraneo” (organizzato da Andrea Catanzaro e Fabrizio Coticchia) che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di incontri, workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore. Tali eventi, direttamente collegati al corso “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace”, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui e qui troverete ulteriori dettagli relativi ad entrambi i seminari, aperti a tutti gli studenti.

Ci vediamo a Zena.

 

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Parlare di pace e guerra in Italia (parte terza)

Prima di una breve pausa per le vacanze estive Venus voleva ricordarvi alcune novità per il prossimo anno.

Come abbiamo già scritto in precedenti post (qui e qui) non è facile parlare di pace e guerra in Italia, dai media al Parlamento, dal dibattito pubblico alle università. Pertanto, anche nel prossimo anno accademico, confermiamo il  ciclo di seminari “Guerra, Pace e Sicurezza alle porte del Mediterraneo” (promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova e organizzato da Andrea Catanzaro e dal nostro Fabrizio Coticchia).

Molte le iniziative realizzate quest’anno (si veda per esempio qui) ehe confermeremo anche nei prossimi semestri, invitando a Genova esperti italiani e stranieri, politici, giornalisti, militari, pacifisti.

La novità del prossimo anno è la creazione di un Osservatorio sui conflitti (il nome ed il relativo acronimo sono ancora da decidere..) legato proprio ad iniziative analoghe. Anche Venus parteciperà direttamente.

Quindi, stay tuned e buone vacanze

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