La riforma dell’Intelligence in Italia: alcune riflessioni.

Guest post di Alfonso Montagnese*

Quale percorso di trasformazione ha compiuto l’intelligence italiana a seguito della riforma introdotta dalla L. 124/2007? In che misura la riforma è stata implementata e quali sono le principali novità in campo organizzativo e funzionale rispetto al modello precedente? Ho provato a dare una risposta a queste ed altre domande in un breve saggio, dal titolo “La modernizzazione dell’intelligence italiana a seguito della riforma”, pubblicato sulla Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. L’articolo trae spunto da un documento più articolato, presentato in occasione del Convegno organizzato dalla Società Italiana di Scienza Politica (SISP), tenutosi a Perugia dall’11 al 13 settembre 2014 e per il quale Venus (nella persona di Francesco N. Moro) ha svolto il compito di discussant.

Rispetto al modello organizzativo disegnato dalla legge 801/77, l’intelligence nazionale ha percorso un rapido e profondo processo di cambiamento, che, a distanza di circa sette anni dall’entrata in vigore della legge di riforma, appare in fase conclusiva.

La legge 124/07 rafforza, in modo molto equilibrato, i principali attori istituzionali coinvolti, sia sul piano decisionale sia su quello operativo, negli affari di intelligence e di sicurezza nazionale. La rinvigorita dotazione di poteri, capacità e strumenti ha interessato in primo luogo l’Esecutivo, che – con la forte centralizzazione della linea di comando – trova nella figura del Presidente del Consiglio il vertice assoluto dell’infrastruttura istituzionale deputata alla sicurezza nazionale.

Alla definizione del processo decisionale di vertice contribuiscono attivamente anche i Ministri maggiormente coinvolti nella tutela degli interessi strategici del Paese. Il massimo momento di sintesi e di integrazione è costituito dal CISR, organismo interministeriale che, con la sua ‘attivazione permanente’ a seguito dell’istituzione del CISR ‘tecnico’, si è configurato quale vero e proprio Consiglio per la sicurezza nazionale, elevando conseguentemente la qualità della pianificazione in materia di intelligence e la capacità prospettica delle autorità di Governo.

Il Presidente del Consiglio è stato affiancato da due nuovi organi: l’Autorità Delegata e il DIS. La loro funzione primaria è quella di porre rimedio al lamentato distacco tra i poteri di direzione politico-strategica, la responsabilità amministrativa e la conduzione quotidiana della materia relativa alla politica di informazione per la sicurezza. Entrambi gli attori svolgono una funzione di raccordo: il primo essenzialmente tra gli apparati di intelligence ed il Premier; il secondo opera come centro di coordinamento info-operativo tra le Agenzie, diventando l’anello di congiunzione tra il livello politico-strategico e quello operativo.

Al significativo potenziamento del potere Esecutivo è seguito un bilanciato irrobustimento dei meccanismi di controllo parlamentare. Il COPASIR è stato dotato di poteri particolarmente incisivi, che consentono un’efficace attività di vigilanza e controllo sull’operato dell’intelligence nazionale.

Anche sul piano operativo si registra un potenziamento delle strutture dedicate all’attività di intelligence. Le missioni istituzionali delle Agenzie sono oggi caratterizzate da un’area perimetrale molto vasta, sensibilmente ampliata rispetto a quella dei Servizi preesistenti. I nuovi, e più numerosi, interessi posti ‘sotto la tutela’ delle Agenzie hanno richiesto (e continueranno a farlo con più vigore in futuro) competenze adeguate e altamente specializzate, soprattutto in campi ‘lontani’, fino a meno di un decennio fa, dalle capacità tradizionalmente in possesso dell’intelligence.

L’intelligence nazionale ha compiuto, inoltre, un passo decisivo sul piano della trasparenza, dotandosi di un potente e sofisticato arsenale comunicativo, indirizzato a mitigare la diffidenza che i cittadini e l’opinione pubblica nutrono storicamente nei confronti degli organismi di informazione. In netta ed evidente rottura con il passato, i Servizi hanno iniziato a comunicare con l’esterno, con i limiti e le difficoltà intrinseche alla natura ed ai compiti stessi di tali particolari amministrazioni pubbliche.

Nel suo complesso, oggi, l’intelligence italiana si presenta molto ben strutturata e con una fisionomia aderente alle specificità del Paese, della fase storica contemporanea e dell’attuale quadro geo-strategico.

* Alfonso Montagnese è Maggiore dell’Arma dei Carabinieri e presta servizio presso il NATO Stability Policing Centre of Excellence di Vicenza. Collabora con l’Istituto Italiano di Studi Strategici “N. Machiavelli” ed è stato Direttore di Ricerca presso il Ce.Mi.S.S. dello Stato Maggiore della Difesa nel 2010 e nel 2012.

 

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