Un’altra Difesa è possibile?

In un precedente post abbiamo affrontato il tema delle “contro-narrazioni strategiche” adottate da partiti e movimenti al fine di contrastare l’acquisto dei controversi caccia F-35. Le principali conclusioni alle quali giungeva l’articolo analizzato (qui – gated- la versione del paper presentato all’Annual ISA Conference di New Orleans – Febbraio 2015 ) evidenziavano la capacità delle contro-narrazioni elaborate in questi anni dai “movimenti pacifisti” e di alcune formazioni politiche in parlamento nel “guidare” il dibattito, concentrando l’attenzione sui costi e sui problemi del programma.

Al di là dei tradizionali frame valoriali del movimento (legati appunti alla pace e alla non violenza), il costante collegamento tra la crisi economica e la spesa per il caccia ha permesso di orientare la discussione secondo la prospettiva suggerita dalla campagna contraria agli F-35 (“Taglia le ali alle armi”), alimentando più di un dubbio sulla sua presunta efficacia e rilevanza. Il dato innovativo è rappresentato dalla capacità di questi attori di andare oltre all’immagine diffusa e stereotipata dei movimenti pacifisti, dimostrando elevata competenza tecnica e risultando così attori cruciali del dibattito, sia nei media sia in Parlamento (soprattutto quello dell’attuale Legislatura, molto più sensibile al tema dei precedenti).

Il paper metteva in luce una considerevole distanza tra questo livello di expertise e quello che abitualmente  emerge tra gli stessi soggetti in relazione ad una altro tema centrale in materia di difesa e sicurezza: le missioni militari all’estero.  Qui non si riscontra, infatti, lo stesso livello di innovatività nella (e nelle) contro-narrazione(i) ed i frame principali attengono quasi unicamente alla dimensione valoriale, legata alla pace, al multilateralismo, alle bandiere arcobaleno.

Perché tale differenza? Forse a causa dei temi (non così tecnici come quelli connessi ai sistemi d’arma) o forse per il ruolo svolto dalla “retorica delle missioni di pace” (base della narrazione dominante e capace di deprivare la contro-narrazione di una delle sue componenti-chiave). Sta di fatto che nelle ultime occasioni nelle quali si è dibattuto di operazioni all’estero (per esempio nel caso della guerra in Libia) la discussione è stata sempre guidata dalla narrazione dominante e frame realmente alternativi, riguardanti la dimensione strategica o quella dell’efficacia (come per l’F-35), sono emersi davvero raramente.

Proprio per questo motivo occorre seguire con interesse la campagna promossa da vari movimenti pacifisti e disarmisti denominata “Un’altra Difesa è possibile”. Cercando di andare oltre un iniziale scetticismo (spesso legato a proposte a prima vista apparentemente “utopiche”) che cosa emerge?

Il sito che promuove la campagna così descrive l’iniziativa: “Di fronte alla drammatica crisi economica e sociale del Paese, che sostanzialmente non ha sfiorato lo strumento militare, vogliamo fare un passo in avanti, promuovendo congiuntamente la Campagna per il disarmo e la difesa civile, lanciando la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta […] o strumento politico della legge di iniziativa popolare vuole aprire un confronto pubblico per ridefinire i concetti di difesa, sicurezza, minaccia, dando centralità alla Costituzione che “ripudia la guerra” (art. 11), afferma la difesa dei diritti di cittadinanza ed affida ad ogni cittadino il “sacro dovere della difesa della patria” (art. 52) […]Il finanziamento della nuova difesa civile dovrà avvenire grazie all’introduzione dell’”opzione fiscale”, cioè della possibilità per i cittadini, in sede di dichiarazione dei redditi, di destinare una certa quota alla difesa non armata…”

Vedremo, in altre parole, se i frame introdotti nella campagna sapranno efficacemente rappresentare un’alternativa alla visione bipartisan che ha caratterizzato la politica di difesa italiana nel contesto post-bipolare. Il dato davvero importante, ancora una volta, sarà la capacità di alimentare un dibattito sui temi della difesa. Ben venga, quindi, la discussione “ideologica”, che metta cioè a confronto visioni del mondo diverse e non si limiti alla pura retorica superficiale, cercando se possibile di arrivare anche alla dimensione strategica e politica dei temi affrontati.

Ah, il tutto in attesa dell’agognato Libro Bianco…

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