Elezioni 2018: “Difesa: la convergenza dell’assenza nei programmi di partiti sempre più ‘ignoranti’”

Segnaliamo con piacere l’intervista del quotidiano online L’Indro al “nostro” Fabrizio Coticchia. Il tema dell’intervista è la generalizzata assenza (o la limitata presenza) dei temi della difesa nei programmi elettorali dei partiti italiani, in vista delle prossime elezioni del 4 Marzo.

Qui il link all’intervista.

 

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La missione in Niger e la politica di difesa italiana. Un’analisi.

A quanto sembra, l’Italia invierà un contingente militare (circa 500 unità) in Niger. Sia il Primo Ministro Gentiloni che la responsabile del Dicastero della Difesa Pinotti hanno confermato la prossima operazione italiana nel Sahel. Nei prossimi giorni il Parlamento affronterà la questione e avremo maggiori dettagli rispetto al tipo di attività previste sul campo. Sono comunque già emersi alcuni particolari relativi al prossimo impegno delle forze armate oltre confine. Come scrive la Rivista Italiana Difesa: “La missione, che verrà dispiegata nel Paese del Sahel nelle prossime settimane, avrà il compito di addestrare le Forze Armate e di Polizia nigerine e supportarle nel controllo e monitoraggio di un’area strategica al confine con la Libia, fondamentale per i flussi migratori ed i traffici diretti verso l’Europa e l’Italia […] La missione sarà composta da un numero massimo di 470 militari ed oltre 100 veicoli e si schiererà sul terreno in 3 fasi con una prima aliquota di 30 unità, poi 120 ed il totale entro la fine dell’anno”.

Quali gli obiettivi della missione? Nelle parole di Gentiloni: “Il terrorismo è andato consolidandosi in questi anni nel Sahel, in Africa, ed è questo uno dei motivi per i quali una parte delle forze che sono state dispiegate in Iraq – questa è la proposta che il governo farà in Parlamento – saranno dispiegate nei prossimi mesi in Niger, con una missione che avrà il ruolo di consolidare quel Paese, contrastare il traffico degli esseri umani e contrastare il terrorismo”.

Secondo Jean-Pierre Darnis, responsabile del Programma di ricerca Sicurezza, Difesa, Spazio dello IAI, la nuova missione italiana in Niger rappresenta per l’Italia la saldatura tra “un interesse nazionale essenzialmente rivolto alla Libia” e “la visione francese, tedesca e statunitense di stabilizzazione dell’intera zona saheliana, con un connubio fra lotta al terrorismo, stabilità delle frontiere, contrasto all’emigrazione clandestina e sviluppo locale” (qui la sua analisi).

Alcuni hanno criticato la “missione in teatro di guerra” che “rischia di prestarsi alla violazione dei diritti umani di tante persone perseguitate, che cercando di fuggire dalle zone di conflitto”.

Al di là di polemiche e del dibattito contingente, alla luce del lungo processo di evoluzione post-bipolare della Difesa italiana e della considerevole trasformazione militare avvenuta, è opportuno evidenziare gli elementi di continuità e discontinuità della missione, nonché gli aspetti-chiave che consentono di illustrare lo stato attuale della Difesa. In altre parole, prendendo spunto dalla discussione attuale relativa alla missione in Niger è possibile – attraverso uno sguardo più ampio – illustrare lo “stato dell’arte” della Difesa italiana ed i suoi tratti peculiari. Eccone alcuni:

  • Come accade spesso, l’iter parlamentare relativo ad una operazione militare nazionale non appare “lineare”. L’Italia, infatti, contrariamente ad altri paesi (per esempio la Germania), non si è dotata (per decenni…) di una legislazione chiara sul ruolo delle Camere in materia di approvazione di operazioni militari oltre frontiere (per una riflessione accademica sul tema si rimanda ai paper e ai lavori di alcuni autori di questo convegno). La retorica delle “operazioni di polizia internazionale” (inaugurata nel 1990-91 ai tempi di “Desert Storm”) e delle “missioni di pace” ha consentito per anni di bypassare i limiti costituzionali, tanto che spesso gli interventi sono stati approvati da deputati e senatori dopo l’effettivo impiego delle forze militari (come nel caso del Kosovo nel 1999). Le riforme successive (1997, 2000), pur “regolamentando” la pratica del rifinanziamento, non hanno fatto chiarezza, limitando nei fatti il dibattito nelle aule parlamentari, riducendo così gli audience costs per il governo di fronte ad una opinione pubblica spesso in disaccordo sulle missioni, e garantendo ad un generalizzato sostegno bipartisan sulle “operazioni di pace” uno scarso – ma funzionale – livello di attenzione politica. Solo nel dicembre 2016 l’Italia si è dotata (finalmente!) di una legge organica sulle missioni. Vedremo, a partire dal caso del Niger, se le cose cambieranno e se il parlamento avrà effettivamente un ruolo più incisivo riguardo le operazioni oltre confine (costi, obiettivi, durata, regole di ingaggio, ecc.);
  • La missione in Sahel conferma un tratto dominante dell’impegno militare italiano oltre frontiera: il ruolo dell’addestramento delle forze locali. Il training delle forze di sicurezza e di polizia è divenuto cruciale nelle odierne operazioni (in particolare di quelle di stabilizzazione e di contro-insorgenza) data la necessità di rafforzare la capacità delle strutture statuali delle aree di intervento nel garantire con proprie forze la sicurezza, limitando al contempo i boots on the ground di forze occidentali. Gli italiani, inoltre, impiegano da anni un asset particolarmente apprezzato e richiesto: i Carabinieri. Data la loro natura “mista” essi infatti hanno da lustri collezionato una vasta esperienza di formazione di forze locali. Ma anche altre forze nazionali sono state constatemene impiegate nell’addestramento, come avvenuto anche di recente in Iraq, nei confronti dei soldati iracheni e delle milizie curde. Appare interessante notare come all’addestramento si accompagni spesso un processo di supporto e di assistenza delle forze locali sul campo, anche in operazioni di combattimento (come sta ancora avvenendo in Afghanistan nonostante il buio mediatico). Vedremo se anche in Niger accadrà lo stesso (di certo il livello di attenzione dei media scommettiamo rimarrà molto limitato se non assente..);
  • Al di là delle polemiche attuali relative al controverso rapporto con la Francia, la missione in Niger conferma la centralità di quella che può essere considerata la caratteristica dominante del complesso percorso di trasformazione delle forze armate italiane: l’interoperabilità multinazionale. In altre parole, la capacità delle forze di operare sul campo assieme ad altri contingenti. L’Afghanistan ha dimostrato il livello di sviluppo di tale interoperabilità, soprattutto all’interno di framework multilaterali, in primis la NATO. Vedremo se anche nel caso del Niger il contesto multilaterale si confermerà come linea guida centrale della politica di difesa italiana oppure se l’operazione avverrà (come più raramente è successo) in uno scenario multinazionale, forse preludio di uno sviluppo “a cerchi ristretti” delle difesa tra paesi europei;
  • Come già avvenuto più volte nel contesto bipolare, l’Italia impiega il proprio strumento militare per contrastare minacce non militari, come appunto l’”immigrazione clandestina” o il crimine organizzato. Dalle operazioni navali contri pirateria e traffico di essere umani, fino all’uso della portaerei Cavour in seguito all’”emergenza umanitaria” di Haiti, l’Italia da anni schiera i proprio soldati (all’estero ma anche in Italia) contro tali minacce “multidimensionali” alla sicurezza nazionale (per un’analisi cross-time dell’uso delle forze armate italiane contro minacce non militari si veda questo paper). Terrorismo e flussi migratori appaiono i due temi-chiave anche della missione in Niger;
  • Infine, la missione in Niger sembra rappresentare un passaggio-centrale nel processo che potremmo definire di “riposizionamento strategico” dell’Italia, evidente (almeno nelle intenzioni) dal Libro Bianco 2015 (per un’analisi approfondita si veda qui). Il Mediterraneo viene definito, infatti, come l’area strategicamente centrale per l’interesse nazionale italiano: “La nostra posizione geopolitica, centrale nel bacino Mediterraneo, inoltre, ci offre opportunità, ma anche ineludibili obblighi. L’Italia è capace e desiderosa di esercitare un ruolo riconosciuto di responsabilità nella sua area di riferimento agendo, secondo le sue possibilità e in armonia con la Comunità internazionale, per contribuire alla pace e allo sviluppo regionale. In tale ottica, la Difesa metterà al servizio del Paese le sue multiformi capacità di capire, prevenire, affrontare e risolvere le situazioni di crisi e di sviluppare un tessuto di relazioni in grado di favorire la stabilizzazione dell’area mediterranea”. Proprio nel Mediterraneo, dalle operazioni navali fino alla Libia, l’Italia ha svolto (se con successo o meno non stiamo qui a giudicarlo) un ruolo di primo piano negli ultimi anni. Certo, dall’impegno umanitario di Mare Nostrum alle controverse decisioni adottate questa estate rispetto al tema del “rafforzamento della guardia costiera libica” e al traffico di migranti (ampiamente, e con estremo dettaglio, denunciate da organizzazioni che tutelano i diritti umani) il cambiamento è apparso considerevole. Dalle parole dei decision-makers italiani relativi alla missione in Niger, sembra poi che si stia verificando uno shift considerevole in materia di impegno militare nazionale, dall’Afghanistan e l’Iraq (i teatri centrali della presenza militare italiana nel post-11 settembre) fino al Sahel (chiamato un po’ stranamente “Mediterraneo allargato”…).

Vedremo se tale percorso di “riposizionamento strategico” sarà effettivo o meno solo in futuro. Nelle prossime settimane avremo notizie più dettagliate relative all’impego militare italiano in Niger. Venus continuerà a seguire da vicino la missione, cercando sempre di collegare gli eventi della difesa italiana (e non solo) al dibattito accademico (seppur limitato nel caso nazionale, comunque presente).

Nel frattempo Venus va in vacanza qualche giorno e augura ai suoi lettori buone feste…

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“Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo” (2017)

Anche quest’anno il Dipartimento di Scienze Politiche (DISPO) dell’Università di Genova organizza il ciclo di seminari. “Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo”, che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore.

Tali eventi, direttamente collegati ai corsi “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace” di Andrea Catanzaro e del nostro Fabrizio Coticchia, e del corso di Relazioni Internazionali di Giampiero Cama, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui i tre seminari organizzati per Marzo e Aprile.

Il seminario esamina il complesso processo di integrazione del mercato europeo della difesa alla luce dei più recenti eventi (“Brexit”, EU Global Strategy, European Defence Action Plan, elezione del Presidente Trump) e le sue possibili implicazioni politiche e istituzionali. Alla fine del seminario saranno brevemente presentate le attività di stage proposte dallo IAI – Istituto Affari Internazionali di Roma.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’evoluzione del rapporto tra ricerca scientifica, informazione e movimenti nell’ambito degli studi sulla pace e la sicurezza in Italia. Il recente rapporto di “Osservatorio Mil€x” sulle spese militari in Italia rappresenta una interessante occasione per affrontare i temi della difesa e della sicurezza dal punto di vista “empirico”. Appare sempre più opportuno, infatti, interrogarsi sullo stato della “peace research” in Italia, per comprenderne le cause del lento affermarsi nella penisola e le caratteristiche dei più recenti sviluppi.

Il workshop ha l’obiettivo di esaminare l’arco di instabilità che caratterizza la sponda meridionale del Mediteranno, con particolare riferimento alla Libia e al Sahel. L’obiettivo sarà quello di illustrare la recente evoluzione dei conflitti locali, il ruolo di organizzazioni criminali e terroristiche, e la complessa relazione tra gli stati dell’area ed i paesi europei in rapporto ai temi della sicurezza. Il workshop cerca di esaminare in modo approfondito tali argomenti grazie alla vasta conoscenza in materia degli autori, i quali da anni svolgono ricerca sul campo.

Ci vediamo a Genova (ci saranno delle grosse novità per il secondo anno del workshop su “Conflicts&Institutions di Giugno…stay tuned)

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La politica estera e di difesa del governo Renzi

In seguito alla vittoria del “no” al referendum costituzionale, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si è dimesso. Data l’incertezza del contesto politico attuale si moltiplicano analisi e commenti relativi al futuro esecutivo, alla riforma della legge elettorale e allo scenario che porterà il paese alle (ennesime) elezioni.

Oltre a cercare di capire cosa succederà nelle prossime settimane, riteniamo importante comprendere cosa sia successo in questi anni in materia di politica estera e di difesa. Per questo motivo segnaliamo volentieri (come già fatto qui) il workshop organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova sulla politica estera e di difesa nei (quasi) tre anni di governo Renzi.

Qui trovate tutte le informazioni relative al workshop, organizzato nell’ambito del ciclo di Seminari 2016-17 “Guerra, Pace e Sicurezza alle Porte del Mediterraneo”, legato al corso “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace” (qui e qui le info sul corso)

Al workshop interverranno

Interverranno:

On. Lia Quartapelle Commissione Esteri e Affari Comunitari, Camera dei Deputati (Capogruppo PD) e Research Associate presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI

Pietro Batacchi Direttore della Rivista Italiana Difesa (RID)

Andrea Locatelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Fabrizio Coticchia DISPO, Università di Genova (qui trovate una sua breve analisi dei fattori di continuità e discontinuità della politica di difesa del governo Renzi)

Modera Giampiero Cama DISPO, Università di Genova

Ci vediamo a Genova…

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NATO, UE, politica estera e di difesa italiana. Due seminari…

Segnaliamo volentieri due interessanti seminari relativi al processo di evoluzione della politica estera e di difesa italiana nello scenario redazionale, caratterizzato dalla profonda trasformazione di NATO e Unione Europea. Entrambi gli eventi si terranno alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Il primo seminario si svolgerà il prossimo Lunedì 21 Novembre 2016 (14-16 Aula 3 Albergo dei Poveri) e si intitola: “L’evoluzione della Sicurezza Europea tra NATO e Unione Europea“. Il seminario prevede l’intervento del dott. Alessandro Marrone (IAI), il quale illustrerà agli studenti anche le possibilità di stage all’Istituto e il Programma Sicurezza&Difesa.

L’incontro si svolge all’interno del corso di Scienza Politica del Prof. Giampiero Cama. Modererà l’incontro il dott.Fabrizio Coticchia (Università di Genova).

Il secondo workshop si intitola: “L’Evoluzione della Politica Estera e di Difesa Italianae si svolgerà il prossimo Venerdì 16 Dicembre 2016 (14-16. Aula 16, DISPO, Albergo dei Poveri). Interverranno:

On. Lia Quartapelle Commissione Esteri e Affari Comunitari, Camera dei Deputati (Capogruppo PD) e Research Associate presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI

Pietro Batacchi Direttore della Rivista Italiana Difesa (RID)

Andrea Locatelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Fabrizio Coticchia DISPO, Università di Genova

Modera Giampiero Cama DISPO, Università di Genova

Il workshop ha l’obiettivo di illustrare l’attuale processo di evoluzione della politica estera e difesa italiana. La crescente instabilità regionale e globale ha sollevato una rinnovata attenzione sui temi della politica internazionale. Che ruolo svolge l’Italia in tale contesto? Quali sono state le principali scelte compiute dal governo Renzi in materia di difesa e politica estera? Come valutare i risultati ottenuti? Il workshop, attraverso il confronto tra prospettive diverse, cerca di rispondere a queste domande.

L’incontro si svolge all’interno del ciclo di seminari “Guerra, Pace e Sicurezza alle porte del Mediterraneo” (organizzato da Andrea Catanzaro e Fabrizio Coticchia) che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di incontri, workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore. Tali eventi, direttamente collegati al corso “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace”, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui e qui troverete ulteriori dettagli relativi ad entrambi i seminari, aperti a tutti gli studenti.

Ci vediamo a Zena.

 

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Il Convegno SISP 2016. Qualche suggerimento

Come già segnalato in precedenti post (qui e qui), tra pochi giorni inizierà il Convegno annuale della SISP (Società Italiana di Scienza Politica). Panel, incontri, seminari e tavole rotonde saranno ospitati quest’anno dall’Università degli Studi di Milano, dal 15 al 17 Settembre.

Qui tutte le informazioni su convegno

Qui il programma

Il primo suggerimento per coloro che si recheranno a Milano riguarda questa interessante Tavola Rotonda (che si svolgerà Venerdì in Aula Magna a Scienze Politiche) sulla politica estera italiana:

“Come ripensare la politica estera dell’Italia?”

Chair: Alessandro Colombo, Università degli Studi di Milano

Interventi di:

Min. Paolo Gentiloni
Ambasciatore Sergio Romano
Vittorio Emanuele Parsi, Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano

Angelo Panebianco, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

 

Come di consueto, segnaliamo anche i panel nei quali Venus in Arms darà presente:

Panel 8.2 Collective violence in intra-state conflicts. From historical cases to ISIS
After the end of the Cold War, intra-state conflicts attracted increasing attention both from policy-makers and scholars, due to their overall numbers, lethality, and for their consequences on regional, and sometimes global, orders. The growing literature on civil wars, and more broadly on collective violence (including terrorism and large-scale violence perpetrated by “criminal” groups such as drug trafficking organizations), provided in the last two decades important insights on the causes, the dynamics – and increasingly in recent years – on the social, economic and political consequences of conflicts. This panel will focus on violence in intra-state conflicts (as well as “transnational civil wars”). In order to do so, it welcomes both theoretical and empirical contributions, ideally gathering proposals that adopt diverse research strategies and research methods, and look at different levels of analysis. The topics include, although they are not limited to, the following:
a) studies on the relation between the evolution of the international system and the proliferation of domestic conflict;
b) papers on the “micro”-level dynamics of violence, such as the strategic use of violence (selective and discriminate) by armed groups;
c) research on spatial and temporal variation of political conflict and violence;
d) studies on the organizational set-up of insurgent organizations, terrorist groups, armed militias;
e) papers on “wartime political orders” and “rebel governance”;
f) insurgent groups’ decision to use terrorist tactics both in civil wars and abroad.

Chairs: Stefano Costalli, Francesco Moro

Terrorists going Transnational: Rethinking the Role of States
Silvia D’Amato

Modelli di analisi per le attuali situazioni di crisi nell’area mediterranea. Incidenza dell’ISIS nelle dinamiche della stabilizzazione.
Fabio Atzeni

The radicalisation pathways and mobilisation dynamics of jihadist foreign fighters: The case of Italy
Francesco Marone

Wearing a Keffiyeh in Rome: The Transnational Relationships Between the Italian Revolutionary Left and the Palestinian Resistance
Luca Falciola

Panel 6.2 Social Movements and Practices of Resistance in Times of Crisis (II)
In the current socio-economic crisis, social movements face several types of challenge: firstly, they are confronting institutions which are less able to mediate new demands for social justice and equity from various sectors of society caused by the successful neo-liberal attack on the welfare system; secondly, given the highly individualized structure of contemporary society, they also experiencing difficulties in building strong and lasting bonds of solidarity and cooperation among people.
It is in this context, on the one side, we see the rise and consolidation of new mutualistic and cooperative experiences of resistance within which new ties for collective action are created, promoting community-led initiatives for social and economic sustainability: solidarity-based exchanges and networks, barter groups, new consumer-producer cooperatives, time banks, local savings groups, ethical banks, alternative social currency, citizens’ self-help groups, solidarity purchasing groups, fair trade, recovered factories, and others similar practices.
On the other side, beyond anti-austerity protests, urban and territorial movements are emerged, generating alternative discourses, new practices and types of relationships; claiming the “right to the city”, they oppose the continuous commodification of the urban areas, the devastation of the territories and the dismantling of the welfare state system: from the locally unwanted land use movements, to the squatting movements for housing and social centres, from the opposition to gentrification processes to the alternative use of the urban spaces, as that made by current “Nuit Debout” movement in Paris.
We are interested in contributions based on empirical research, which investigate on networks, framing, collective identities, forms of action and relations with political institutions and other movements. Comparative studies will be appreciated, but theoretical considerations and in-depth cases studies are also welcome.

Chairs: Fabio De Nardis, Gianni Piazza

Food Movements for a fair and sustainable agri-food system: the case study of Solidarity Purchase Groups Movement in Italy
Daniela Bernaschi

La contestazione a Expo2015 in ottica intersezionale: dal diritto alla città ai diritti animali.
Niccolo Bertuzzi

Narratives and counter-narratives: security issues and peace movements in Italy.
Fabrizio Coticchia e Andrea Catanzaro

Giovani e partecipazione politica in Italia al tempo della crisi
Elisa Lello

Panel 7.4 Le politiche per la sicurezza. Valori, strategie e strumenti (I)
In recent times security policies have been moulded by sources of extremism and radicalization that have triggered a diffuse sense of alarm and panicking within Europe, across its neighbourhoods and at the international level.
These dynamics have been addressed by states and a number of regional and international institutions and organizations Against this background, European security programs have been developed as a reaction to terrorist threat that have been framed as a transnational phenomenon. The extent to which security policies are shaped by local practices and actors has been overlooked, while security provisions are very often locally grounded.
The aim of this panel is to explore the evolution of homeland security concepts and security policy paradigms, in Europe and beyond, and to ascertain the degree to which their implementation can be detected in various policies and practices.
The philosophy and strategy of security policies seek to depart from the traditional approach of solely reacting to risks, crimes or incidents by calling upon both proactive and reactive measures in an attempt to eradicate – or minimize – the fundamental roots of criminal behaviours. Community policing is that law enforcement agencies will improve their performance and level of service to the community by forging partnerships with those actors identified as “external” to the police organization and by utilizing problem-solving techniques and new technologies in order to proactively combat and prevent crimes.
In many countries security policies are on top of the political agenda of central and local governments also in order to reach a better coordination among global, state and local authorities.
In recent years, a great deal of effort has also been invested in redirecting the role of international, regional and local authorities to protecting life and property from a multitude of internal and external threats and risks by increasing the ‘securitization’ of a number of issues.
This is particularly evident, for example in policies that address problems of urban deterioration or ordinary crime.
The panel seeks to gather contributions devoted to security policies as treated at various governance levels stretching from local to global. Multidisciplinary papers confronting the topic of security from different perspectives are particularly welcome.
Chairs: Serena Viola Giusti, Maria Stella Righettini

Discussants: Serena Viola Giusti

Through military lenses. Security perceptions and learning in the case of Italian armed forces
Fabrizio Coticchia, Francesco Niccolò Moro, e Lorenzo Cicchi

La sicurezza negli stadi. Il nuovo modello organizzativo per la sicurezza dello Stadio Olimpico di Roma
Nicola Ferrigni

The European integration Fund, a trigger for domestic intra and inter institutional changes
Gaia Testore

 

Ci vediamo a Milano

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“Comunicare la difesa”

Venus in Arms è lieta di dare visibilità ad un convegno molto interessante, che si terrà il prossimo Giovedì 7 Aprile a Gorizia, sul tema: Comunicare la difesa”.

L’evento si svolgerà al Polo Universitario di Santa Chiara (Via Santa Chiara, 1 Gorizia, Aula 3). Per informazioni sul Polo dell’Università di Udine si veda qui

Qui in calce il programma della giornata:

09.00 – 09.30               Registrazione partecipanti

09.30 – 09.40              Saluto del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Udine prof. Alberto Felice

De Toni

09.40 – 09.50              Saluto del Comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, Generale di Brigata Ugo Cillo

09.50 – 10.00              Introduzione al Convegno da parte della Delegata del M.o Rettore dell’Università degli Studi di Udine, prof.ssa Nicoletta Vasta

                                    Moderatore: dott. Pierluigi Franco

10.00 – 10.30               La comunicazione strategica in tema di sicurezza internazionale

                                    dott. Andrea Grazioso

10.30 – 11.00               La comunicazione istituzionale nel rapporto fra Governo e Parlamento

                                    dott. Germano Dottori

11.00 – 11.30               La “narrazione strategica”: fra teoria e prassi

                                    dott. Fabrizio Coticchia

11.30 – 12.30               Discussione 

12.30 – 14.00               Pausa pranzo

14.00 – 15.30               Tavola rotonda: Difesa e opinione pubblica

                                    Moderatore: Umberto Sarcinelli

                                    dott. Gianandrea Gaiani; dott. Pietro Batacchi; dott.ssa Lucia Goracci

15.30 – 16.00               Discussione e conclusione dei lavori                         

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Non solo diplomazia. Esperti, tecnici e politica estera italiana

Domani Venus in Arms parteciperà al convegno: “Non solo diplomazia. Esperti e tecnici in scienza e tecnologia nella politica estera italiana fra guerra fredda e costruzione europea”, organizzato dal Dipartimento di Scienze politiche giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova.

A questo link troverete tutti i dettagli dell’evento, che si terrà l’11 e 12 Dicembre presso l’Aula Seminari – Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali – via del Santo, 77 – Padova.

Il seminario fa parte del progetto “Ex post Italy. Experts and politics on Science and Technology in Italy: a problem of democratic legitimacy and international reliability? The interplay between experts and political decision-makers/representatives in Italian foreign policy from the crisis of the 1970s to the “new” international and European system of the 1990s”.

Il progetto è partner di un programma di ricerca della Maison des Sciences de l’Homme d’Aquitaine (Bordeaux) nel quadro di un accordo di collaborazione dell’Università degli Studi di Padova con la MSHA.

Qui il link al programma completo dell’evento.

Venus darà il proprio contributo al convegno attraverso i temi a noi congeniali. Il titolo dell’intervento di Fabrizio Coticchia è: “La nebbia della guerra? Il rapporto civili- militari e l’evoluzione della politica di difesa italiana”.

Ci vediamo domani e sabato a Padova.

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Cooperazione tecnologica e industriale nella prospettiva europea: le sfide per la difesa italiana

Nell’ambito del ciclo di incontri organizzato da Consules e IAILa Politica Estera Italiana“, oggi saremo all’Università di Padova a discutere dell’evoluzione della Difesa Italiana.

Il tema generale del seminario, aperto al pubblico (Università di Padova, Aula B2, via del Santo 22, 29 Ottobre ore 15),  sarà: “Cooperazione tecnologica e industriale nella prospettiva europea: le sfide per la difesa italiana”.

Ecco il dettaglio dell’evento al quale parteciperemo. Ci vediamo lì tra poco…

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Eunavformed, “prima missione europea contro gli scafisti”?

Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha illustrato di fronte alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, il “ruolo e azioni della Difesa di fronte al fenomeno dei flussi migratori e di rifugiati che raggiungono l’Italia. Il Ministro è intervenuta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’immigrazione promossa da questa Commissione.

Qui la trascrizione dell’intervento completo del Ministro.

Sono state descritte le varie operazioni alle quali partecipa la Difesa in materia di immigrazione, quali “Mare Sicuro”, “avviata il 12 marzo 2015 a seguito degli sviluppi della crisi libica – con compiti di sorveglianza, protezione e sicurezza marittima”. Durante l’intervento il Ministro ha citato anche la partecipazione a  Triton, missione volta al controllo delle frontiere a guida EU (attraverso l’Agenzia Frontex).

Una particolare attenzione è stata dedicata alla missione europea EUNAVFORMED, definita come “la prima missione contro gli scafisti“, il cui compito è contribuire a “smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale”. 14 Paesi europei sono coinvolti nella missione, posta sotto il Comando operativo dell’Ammiraglio Enrico Credendino.

Venus in Arms ha già affrontato il tema del (complesso) rapporto tra Difesa italiana e flussi migratori qui e qui.

Per un’analisi dettagliata delle recenti missioni nazionali nel Mediterraneo rimandiamo al “nostro libro“, appena uscito, nel quale viene illustrato il percorso di trasformazione delle forze Italiane, comprendendo anche le azioni navali svolte in Libia e Libano.

 

 

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