The Military Impact of Foreign Fighters on the Battlefield: The Case of the ISIL

We are pleased to announce the publication of the book: “Foreign Fighters under International Law and Beyond“, F. Capone, A. de Guttry, C. Paulussen (eds), Springer, 2016.

Here you’ll find all the details related to the edited volume that offers a broad and multidisciplinary perspective on the underexplored phenomenon of foreign fighters.

Here the “Table of contents”

The book “provides an overview of challenges, pays considerable attention to the status of foreign fighters, and addresses numerous approaches, both at the supranational and national level, on how to tackle this problem. Outstanding experts in the field – lawyers, historians and political scientists – contributed to the present volume, providing the reader with a multitude of views concerning this multifaceted phenomenon. Particular attention is paid to its implications in light of the armed conflicts currently taking place in Syria and Iraq“.

We have provided a contribution with the chapter: “The Military Impact of Foreign Fighters on the Battlefield: The Case of the ISIL” (by F.Coticchia).

Here below the abstract:

The so-called ‘foreign fighters’ are the most controversial example of the increasing relevance of transnational actors in global politics and contemporary warfare. The border between domestic and international security is becoming blurred due to the potential adverse impacts of these fighters, mainly in terms of consequences related to their experience on the ground (blowback effects, terrorist attacks, radical propaganda, etc.). Despite a mounting interest in this issue, scarce attention has been devoted to the mechanisms through which these foreign fighters are trained and, above all, the ways in which they spread military innovation and adapt across conflicts and crisesLooking at the case study of ISIL (Islamic State of Iraq and the Levant), this chapter will investigate the patterns of the military involvement on the battlefield of foreign fighters as well as their role in the process of elaboration and diffusion of approaches, tactics and lessons learnt.

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Learning From Others? Emulation and Change in the Italian Armed Forces Since 2001

As illustrated in previous posts, military transformation represents our main current research issue. We’ve just published a book on this topic and we are still working on Italian (and European) military transformation.

Here you’ll find our latest paper, which has been published (in early view ) on “Armed Forces&Society“. The title is: “Learning From Others? Emulation and Change in the Italian Armed Forces Since 2001” (F. Coticchia and F.N. Moro, 2016).

Here below the abstract:

How does military change take place in states that are not able to develop autonomous solutions? How does transformation occur when limited resources are available? What are the “sources of military change” for armed forces that do not possess the (cognitive and material) resources that are essential for autonomous development? In articulating an answer to these questions, this article draws from the theoretical debate on interorganizational learning and looks at the mechanisms that drive “learning from others.” We argue that adaptation and organizational learning often had to look for, and then try and adapt, off-the-shelf solutions that required relatively more limited resources. Empirically, the article focuses on the Italian Armed Forces, which have rarely attracted scholarly attention, although it emerged from almost total lack of activity in the Cold War to extended deployments in the 2000s.

Stay tuned for additional results of our analysis (we are now working also with surveys..)

 

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Top 5 by Venus in Arms – week 87

ISIS might make the headlines more for its sponsoring/conducting terrorist attacks in Europe (and Asia), but The Atlantic’s Adam Chandler reminds of the incredible civilian victimization taking place in Iraq.

While all the attention is focused on the Middle East, let’s not forget how crime represents – in terms of lethality to begin with – a very large threat in Central America. FP features an article on the state of health (good) of the region’s gangs.

Technological advances are difficult to foresee, and the cost of emerging technologies often hard to justify. The costs of the JSF/F-35 might be in part be justified by its early adoption of revolutionary technological solutions, especially related to “cognitive electronic warfare”.

In the meanwhile, Italian second F-35 has been making its debut flight, as reported by RID (in English), and the Cabinet is still evaluating how many more will come.

Finally, the fall of counterinsurgency, now at an advanced stage. Former COIN and Iraq hero David Petraeus might be demoted from 4-star General, DefenseNews reports.

 

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Renzi, l’ISIL e la politica estera italiana

Le minacce poste dell’ISIL e le modalità con le quali sconfiggere il sedicente Califfato hanno rappresentato i temi cruciali delle relazioni internazionali nel 2015. Gli attentati in Francia e in Medio Oriente, la guerra in Siria e in Iraq hanno naturalmente conquistato l’attenzione mediatica nell’anno che sta per giungere al termine.

Pertanto appare importante esaminare in dettaglio le scelte compiute dal governo italiano in materia. In seguito agli attacchi di Parigi, infatti, l’Italia ha deciso di “non mettersi l’elmetto”, come titolava il giornale di riferimento del governo. Occorre fare maggiore chiarezza su questo punto, al di là delle polemiche partitiche e delle strumentalizzazioni varie.

Tre dati vanno ricordati come premessa per un’adeguata riflessione:

  • L’Italia è impegnata militarmente nella colazione anti-ISIL a partire dall’Agosto del 2014, attraverso l’operazione “Prima Parthica” (qui per un dettaglio), basata su attività quali aiuto umanitario (nella primissima fase dell’intervento), addestramento di forze di sicurezza locali, voli di ricognizione. In poche parole, il tanto decantato attivismo tedesco (??) non è niente di più di quello che Roma fa da più di un anno ormai;
  • L’Italia da vari lustri fornisce un contributo considerevole alla sicurezza regionale e internazionale, dall’Afghanistan al Libano, dalla Somalia ai Balcani (in attesa di capire cosa fare in futuro Libia). Nel Mediterraneo, per esempio, l’impegno nazionale è significativo ormai da mesi. Anche in questo caso, non c’è paragone tra il dinamismo della politica di difesa italiana e quella tedesca (per una volta, partite di pallone escluse, a favore dell’Italia…). Certamente, soprattutto dall’inizio della crisi finanziaria il contributo militare italiano si è ridotto (per un’analisi dettagliata della trasformazione militare italiana nell’era post 2001 italiana si veda qui) per quanto esso rimanga considerevole anche in termini qualitativi (grazie all’esperienza accumulata nel tempo e ad asset-chiave, come Carabinieri e Genio);
  • Sebbene, quindi, non ci sia alcun “immobilismo” italiano, il governo ha certamente  agito con estrema prudenza in seguito alla richiesta francese di maggior impegno militare contro l’ISIL (in particolare attraverso i bombardamenti alle postazioni del Califfato). Una prudenza effettivamente diversa dal tradizionale approccio post-bipolare italiano all’impiego delle forze armate all’estero, molto dinamico e pronto a fornire il proprio supporto agli alleati (come avvenuto in tutte le principali aree di crisi degli ultimi venticinque anni). In altre parole, molti si sarebbero aspettati una maggiore disponibilità nel promuovere azioni d’attacco al suolo iracheno, data la presenza dei Tornado già al fronte (e come peraltro paventato già in passato come ipotesi percorribile). Solo dopo molte settimane il governo ha annunciato l’invio di nuovi soldati a Mosul, in seguito alle parole di Obama relative ad un impegno maggiore degli alleati. Un conto, quindi, è rispondere agli Stati Uniti e un altro è farlo rispetto alla Francia, pur in seguito al dramma deghi attentati di Parigi.

In sintesi quindi, occorre esaminare le possibili variabili esplicative di tale (apparente) discontinuità. Quali sono gli aspetti-chiave che permettono di capire l’approccio nazionale al contrasto dell’ISIL? Più in generale, quali sono le determinanti della politica estera e  di difesa del governo Renzi?

Come già illustrato in un precedente post, tali domande sono alla base di una ricerca che stiamo conducendo (considerando non solo il caso dell’ISIL ma anche altri ambiti di politica estera e di difesa, dalla Russia all’Unione Europea fino al tema dell’immigrazione) e che presenteremo alla prossima conferenza dell’International Studies Association ad Atlanta (Marzo 2016).

In via preliminare, possiamo illustrare alcune possibili spiegazioni (non mutuamente esclusive) delle scelte finora compiute del governo:

1)   Dall’emergere della crisi economica l’Italia ha obbligatoriamente modificato il proprio approccio ai temi di difesa e sicurezza. I constraints finanziari non consentirebbero più di sostenere quel livello di impiego delle forze all’estero che aveva contraddistinto l’Italia dalla fine della Guerra Fredda. Come in Mali così in Iraq, l’Italia non può essere ovunque perché non ha più le risorse. Questo porterebbe quindi ad una maggiore prudenza nell’uso della forza all’estero;

2)   Come ampiamente sottolineato dal governo e dal premier, le lezioni apprese degli interventi del passato (la Libia in primis) dovrebbero consigliare una maggiore cautela nell’impiego della forza militare per sconfiggere gruppi come l’ISIL. Più in generale, sono altri gli strumenti che dovrebbero essere privilegiati per combattere il terrorismo (da qui il focus governativo sulla “cultura” fino alla sempre più dibattuta cyber-security);

3)   Sebbene l’attenzione mediatica si sia “riversata” in Iraq e Siria, le crisi regionali degne di nota sono purtroppo molte altre. Le minacce poste all’Italia da aree strategicamente più rilevanti (di nuovo la Libia) imporrebbero di “prioritizzare” gli interventi, agendo con più cautela tra Bagdad e Damasco (senza dimenticare la centralità del rapporto con Stati Uniti e NATO, come emerso dalla volontà di non diminuire gli effettivi presenti in Afghanistan).

4)   La dimensione interna, infine, non può essere trascurata per capire le scelte dell’esecutivo. Secondo una spiegazione “domestica”, il focus principale del premier (come sottolineato a ripetizione durante la consueta conferenza stampa di fine anno) sono le riforme istituzionali ed economiche. Cioè la politica interna. Mostrare il fianco a possibili critiche dell’opposizione (dalla minoranza PD ai 5stelle) in seguito a una scelta ardita e potenzialmente impopolare di politica estera (cioè una missione di bombardamenti contro l’ISIL) sarebbe stato molto rischioso per Renzi.

Per schematizzare brutalmente, quindi: variabile economica, culturale, strategica o domestica?

In seguito ad un’analisi più approfondita (basata su interviste, documenti ufficiali, dibattito parlamentar e fonti secondarie) cercheremo di fornire qualche risposta più strutturata.

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Top 5 by Venus in Arms – week 83

Christmas is coming, but it does not seem like international politics is stopping for the event. War in Syria and Iraq is still raging, with European countries taking a more active role in recent weeks. How do they get the intelligence needed for operating? Seymour M. Hersh writes about US intel sharing in the London Review of Books.

Attacked in its “homeland”, ISIS needs a constant influx of recruits. Could videogames, or Hollywood, provide examples to took at?

But problems for Western Powers are not limited to Iraq and Syria. Talibans are advancing (again) in Afghanistan, and the recent suicide attacks near an American base shows how the situation id far from improving.

In recent years, the debate in security studies has been often focusing on non-traditional military threats such as organized crime. El Salvador’s gang problem is a case in point.

Finally, what are the COIN lessons that the Rebels and Republic in Star Wars should learn from Afghanistan and Iraq?

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Top 5 by Venus in Arms – week 77

Hot topics abound, as usual. The causes of the Russian plane’s crash in Egypt last week have not yet been ascertained. But it seems that they give another reason for a dispute between the West and Russia. Media of the latter, says The Atlantic’s Brian Whitmore, even suggest a conspiracy masterminded by Western powers.

Time for presidential primaries’ debates. “Outsiders” are in the lead in the Republican field. We know something of Donald Trump’s foreign policy ideas, but very little on Ben Carson’s. This FP article depicts the views of the retired surgeon’s foreign policy advisor.

The new President is likely to find a pretty confused situation (to say the least) in the Middle East. And American troops that have stepped up their commitment from training missions to direct engagement. This is one of the latest reports on anti-ISIS actions in Iraq and on the uneasy relations between US and Iraqi forces.

More on the background, but not necessarily less important. Micah Zenko makes the case for “Red Teams”. Having second opinions and fostering an organizational culture and set-up that accept dissent and promote skepticism can lead to overcome the worst cases of organizational myopia, and forcefully argues that US armed forces should do that in a new book. But, is it a cost-free strategy?

The brain drain is clearly not just an Italian problem. The US military is struggling to attract and then retain the best minds, not an easy thing when the bureaucratic constraints are cumbersome, note David Barno and Nora Bensahel.

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Top 5 by Venus in Arms – week 71

This week we inevitably start with Russia in Syria. The Aviationist provides detailed analyses of the Russian air strikes. A lot of technical stuff, ma extremely useful to understand the current situation.

Concerning Syria, here an interactive map that shows the massive disaster caused by the civil war in recent years. No more lights from above.

From air strikes to something different: Landpower. According to War on the Rocks: [Landpower] remains a central component of compelling adversaries to relent to American power, as examples around the world suggest.

Dan Drezner addresses the “conspiracy theorists of 2016“. Here his open letter to who thinks the United States is in league with the Islamic State.

Finally. Soccer. Italian Serie A. Fiorentina at the top of the league. Venus is (really, really) really proud of that! No big ambitions (it is problematic to be an hegemonic actor without the proper means), but huge satisfaction!

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ViA 2015: La trasformazione militare italiana (e molto altro)

Terminata la pausa estiva, Venus in Arms è di nuovo pronto a rituffarsi sui temi della difesa e della sicurezza (e molto altro). In questo breve post di inizio Settembre illustreremo brevemente gli argomenti che saranno al centro della nostra attenzione nei prossimi mesi, nei quali cercheremo sempre di collegare analisi e studi “accademici” a riflessioni legate al dibattito corrente.

Primo aspetto al centro del nostro lavoro sarà la trasformazione militare italiana, ovvero l’argomento del nostro ultimo libro. Il volume analizza il processo di cambiamento delle forze armate italiane nel nuovo secolo, attraverso una prospettiva comparata (Francia e Gran Bretagna). L’analisi illustra l’interazione tra alcune dimensioni della trasformazione (budget, impiego sul campo, dottrina) e la loro influenza sul percorso di cambiamento e adattamento avvenuto negli ultimi anni nella Difesa italiana. Attraverso interviste, documenti ufficiali e fonti secondarie sono state esaminate in dettaglio le operazioni in Afghanistan, Iraq, Libano e Libia.

Una particolare attenzione è stata dedicata alla dimensione istituzionale del cambiamento. In linea con quest’ultimo aspetto, in futuro ci focalizzeremo sulla dimensione dell’apprendimento, attraverso survey e questionari.

Nelle prossime settimane organizzeremo alcuni seminari di presentazione del libro, che riporteremo per tempo sul blog. Un po’ di pubblicità non fa mai male, naturalmente.

Un altro aspetto che continuerà ad occupare costantemente le pagine di Venus sarà la Difesa italiana, soprattutto alla luce della pubblicazione dell’ultimo Libro Bianco e della riforme ad esso collegate. Stiamo lavorando proprio sull’ultimo documento strategico e a breve saranno qui riportati i risultati delle nostre analisi.

In chiave comparata ci dedicheremo poi al rapporto tra l’evoluzione della Difesa italiana e quella tedesca avvenuta nell’era post-bipolare. Abbiamo già passato un po’ di tempo di Germania per interviste e analisi. Quindi aspettatevi un bel po’ di materiale da leggere e discutere (non in tedesco, tranquilli).

Una parte consistente del nostro lavoro sarà poi dedicata ai temi della political violence, del ruolo della criminalità organizzata (nazionale e transnazionale), dei conflitti contemporanei.

Al tema dei foreign fighters saranno dedicati alcuni post, i quali riporteranno i risultati di alcuni analisi che abbiamo condotto di recente in merito al caso dell’ISIL.

Non ci dimenticheremo del controverso tema degli F-35, cercando però di spostare la discussione da una prospettiva budget-driven a qualcosa di più articolato, come fatto in passato.

La sicurezza europea, scossa dalle crisi interne e regionali e dal dramma immane dei profughi, non potrà che essere esaminata in dettaglio, così come la trasformazione della NATO.

Infine, i guest-post cercheranno di ampliare l’orizzonte interdisciplinare di ViA, da analisi tradizionali di Relazioni Internazionali agli studi di intelligence fino ai “nuovi” metodi di insegnamento in materia di IR, sicurezza e scienza politica. Ogni contributo alla discussione è ben accetto ovviamente.

Sarete sempre tenuti al corrente dei principali appuntamenti con conferenze e seminari (in più qualche dettaglio sulle trasferte che faremo in Europa League).

Insomma, molta carne al fuoco. Senza dimenticarci l’appuntamento settimanale con la nostra Top-5, che raccoglie i migliori “5 pezzi facili” che provengono da blog, riviste, giornali di tutto il mondo. La dimensione “pop” del sito non verrà trascurata, soprattutto nella spasmodica attesa del nuovo capitolo di Star Wars.

Stay tuned

 

 

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Our book…

We are pleased to announce that we’ve just received the first copies of our book: “The Transformation of Italian Armed Forces in Comparative Perspective. Adapt, Improvise, Overcome?“, F. Coticchia and F.N. Moro, Ashgate, 2015.

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Here you’ll find the full contents list.

Here the first reviews.

We consider the manuscript as the ViA’s book. The blog will provide you further details on our research on military transformation in Europe. First of all, here you can download the introduction.

Let us know what do you think about…

 

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Effective strategic narratives? Italian public opinion and military operations in Iraq, Libya, and Lebanon

Oddly enough, in the new Italian White Paper there are no references to the concept of strategic narratives. On the contrary, many official documents and statements by decision makers have recently emphasized the role played by strategic narratives to enhance the perceived legitimacy of military operations.

Venus in Arms has already addressed the concept of “strategic narratives”, defined by Freedman as: “compelling storylines which can explain events convincingly and from which inferences can be drawn”

Today, we are pleased to present the new paper by Fabrizio Coticchia: “Effective strategic narratives? Italian public opinion and military operations in Iraq, Libya, and Lebanon” (here, gated). The paper has been published in the first issue of the new Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza PoliticaIPSR/RISP (now published by Cambridge University Press) provides three fully English-language issues per year. Here additional info on the Journal.

Here below the abstract of the paper:

Public attitudes are greatly shaped by the cohesiveness of the strategic narratives crafted by policy-makers in framing the national involvement in war. The literature has recently devoted growing attention toward the features that define successful strategic narratives, such as a consistent set of objectives, convincing cause–effect chains, as well as credible promises of success. This paper provides an original framework for ‘effective strategic narratives’ for the case of Italy. The military operations undertaken by Italian armed forces in Iraq, Lebanon, and Libya represent the cases through which the framework is assessed. Drawing on content and discourse analysis of political debates and data provided by public opinion surveys, this paper explores the nature of the strategic narratives and their effectiveness.

The author has already addressed the issue of narratives, public opinion and Italian military operations, locking at the case of Afghanistan (here)

The current paper presents two main implications.

First, strategic narratives should not be realistic, but rather compelling. A certain ambiguity of the storyline could be sometimes inevitable due to the gap between long-established values (such as peace or humanitarianism, which are very difficult to modify) and a risky military environment, where those beliefs may appears as extraneous. In these cases, an integrated communication strategy, aimed at preparing the public opinion and avoiding counter-productive rosy pictures, could be crucial to avoid a collapse of approval towards the intervention.

Second, as already tested by literature, casualty aversion per se does not determine the fall of public support. However, mounting insecurity on the ground requires greater flexibility of the narrative to adapt and transform. In this case, a negative narrative dominance (i.e., a more persuasive counter-narrative) could play a fundamental role in hindering the plot’s effectiveness.

ViA will provide additional posts in the near future regarding strategic narratives and other security issues (e.g., the F35). Stay tuned.

 

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