Top 5 by Venus in Arms – week 91

Presidential primaries are becoming lively, and the debate on candidates also includes foreign policy. Earlier, Bernie Sanders was widely held to be a “weak” on foreign policy, but some supporters are showing how this would be far from true.

One of the challenges the next President will have to face is the modernization of US infrastructures in order to increase what Parag Khanna calls “connectivity competition”. While the US is largely ahead of others in conventional (and nuclear) weapons, Khanna argues that this dimensions has been often overlooked.

Domestically, the US has been facing several challenges as well. The San Bernardino mass shooting showed what determined individuals can achieve, pretty much on their own (or in very small groups). This is the New Yorker’s reportage on the events, two months after they took place.

A couple of suggestions to conclude. First, in the 400th anniversary of Shakespeare’s death, some famous authors have been asked to “rewrite” some the bard’s most celebrated works. This is an interview of Harold Jacobson, who’s been rethinking the Merchant of Venice, and has a few things to say about the contemporary “Jewish question” in Europe.

Finally, if you happen to be in Atlanta for the Annual Conference of the International Studies Association (March 16-19), check out the panel on “Star Wars and International Security”!

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Renzi, l’ISIL e la politica estera italiana

Le minacce poste dell’ISIL e le modalità con le quali sconfiggere il sedicente Califfato hanno rappresentato i temi cruciali delle relazioni internazionali nel 2015. Gli attentati in Francia e in Medio Oriente, la guerra in Siria e in Iraq hanno naturalmente conquistato l’attenzione mediatica nell’anno che sta per giungere al termine.

Pertanto appare importante esaminare in dettaglio le scelte compiute dal governo italiano in materia. In seguito agli attacchi di Parigi, infatti, l’Italia ha deciso di “non mettersi l’elmetto”, come titolava il giornale di riferimento del governo. Occorre fare maggiore chiarezza su questo punto, al di là delle polemiche partitiche e delle strumentalizzazioni varie.

Tre dati vanno ricordati come premessa per un’adeguata riflessione:

  • L’Italia è impegnata militarmente nella colazione anti-ISIL a partire dall’Agosto del 2014, attraverso l’operazione “Prima Parthica” (qui per un dettaglio), basata su attività quali aiuto umanitario (nella primissima fase dell’intervento), addestramento di forze di sicurezza locali, voli di ricognizione. In poche parole, il tanto decantato attivismo tedesco (??) non è niente di più di quello che Roma fa da più di un anno ormai;
  • L’Italia da vari lustri fornisce un contributo considerevole alla sicurezza regionale e internazionale, dall’Afghanistan al Libano, dalla Somalia ai Balcani (in attesa di capire cosa fare in futuro Libia). Nel Mediterraneo, per esempio, l’impegno nazionale è significativo ormai da mesi. Anche in questo caso, non c’è paragone tra il dinamismo della politica di difesa italiana e quella tedesca (per una volta, partite di pallone escluse, a favore dell’Italia…). Certamente, soprattutto dall’inizio della crisi finanziaria il contributo militare italiano si è ridotto (per un’analisi dettagliata della trasformazione militare italiana nell’era post 2001 italiana si veda qui) per quanto esso rimanga considerevole anche in termini qualitativi (grazie all’esperienza accumulata nel tempo e ad asset-chiave, come Carabinieri e Genio);
  • Sebbene, quindi, non ci sia alcun “immobilismo” italiano, il governo ha certamente  agito con estrema prudenza in seguito alla richiesta francese di maggior impegno militare contro l’ISIL (in particolare attraverso i bombardamenti alle postazioni del Califfato). Una prudenza effettivamente diversa dal tradizionale approccio post-bipolare italiano all’impiego delle forze armate all’estero, molto dinamico e pronto a fornire il proprio supporto agli alleati (come avvenuto in tutte le principali aree di crisi degli ultimi venticinque anni). In altre parole, molti si sarebbero aspettati una maggiore disponibilità nel promuovere azioni d’attacco al suolo iracheno, data la presenza dei Tornado già al fronte (e come peraltro paventato già in passato come ipotesi percorribile). Solo dopo molte settimane il governo ha annunciato l’invio di nuovi soldati a Mosul, in seguito alle parole di Obama relative ad un impegno maggiore degli alleati. Un conto, quindi, è rispondere agli Stati Uniti e un altro è farlo rispetto alla Francia, pur in seguito al dramma deghi attentati di Parigi.

In sintesi quindi, occorre esaminare le possibili variabili esplicative di tale (apparente) discontinuità. Quali sono gli aspetti-chiave che permettono di capire l’approccio nazionale al contrasto dell’ISIL? Più in generale, quali sono le determinanti della politica estera e  di difesa del governo Renzi?

Come già illustrato in un precedente post, tali domande sono alla base di una ricerca che stiamo conducendo (considerando non solo il caso dell’ISIL ma anche altri ambiti di politica estera e di difesa, dalla Russia all’Unione Europea fino al tema dell’immigrazione) e che presenteremo alla prossima conferenza dell’International Studies Association ad Atlanta (Marzo 2016).

In via preliminare, possiamo illustrare alcune possibili spiegazioni (non mutuamente esclusive) delle scelte finora compiute del governo:

1)   Dall’emergere della crisi economica l’Italia ha obbligatoriamente modificato il proprio approccio ai temi di difesa e sicurezza. I constraints finanziari non consentirebbero più di sostenere quel livello di impiego delle forze all’estero che aveva contraddistinto l’Italia dalla fine della Guerra Fredda. Come in Mali così in Iraq, l’Italia non può essere ovunque perché non ha più le risorse. Questo porterebbe quindi ad una maggiore prudenza nell’uso della forza all’estero;

2)   Come ampiamente sottolineato dal governo e dal premier, le lezioni apprese degli interventi del passato (la Libia in primis) dovrebbero consigliare una maggiore cautela nell’impiego della forza militare per sconfiggere gruppi come l’ISIL. Più in generale, sono altri gli strumenti che dovrebbero essere privilegiati per combattere il terrorismo (da qui il focus governativo sulla “cultura” fino alla sempre più dibattuta cyber-security);

3)   Sebbene l’attenzione mediatica si sia “riversata” in Iraq e Siria, le crisi regionali degne di nota sono purtroppo molte altre. Le minacce poste all’Italia da aree strategicamente più rilevanti (di nuovo la Libia) imporrebbero di “prioritizzare” gli interventi, agendo con più cautela tra Bagdad e Damasco (senza dimenticare la centralità del rapporto con Stati Uniti e NATO, come emerso dalla volontà di non diminuire gli effettivi presenti in Afghanistan).

4)   La dimensione interna, infine, non può essere trascurata per capire le scelte dell’esecutivo. Secondo una spiegazione “domestica”, il focus principale del premier (come sottolineato a ripetizione durante la consueta conferenza stampa di fine anno) sono le riforme istituzionali ed economiche. Cioè la politica interna. Mostrare il fianco a possibili critiche dell’opposizione (dalla minoranza PD ai 5stelle) in seguito a una scelta ardita e potenzialmente impopolare di politica estera (cioè una missione di bombardamenti contro l’ISIL) sarebbe stato molto rischioso per Renzi.

Per schematizzare brutalmente, quindi: variabile economica, culturale, strategica o domestica?

In seguito ad un’analisi più approfondita (basata su interviste, documenti ufficiali, dibattito parlamentar e fonti secondarie) cercheremo di fornire qualche risposta più strutturata.

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ViA at ISA 2016: German and Italian defense, Mafia killings, and Renzi’s foreign policy

The International Studies Association has just released the preliminary programme for its (57th) annual convention. This year the conference will be held in Atlanta, from March 16-19 2016.

Here you can find all the info on the (huge) conference.

The title of the annual convention is “Exploring Peace“. As stated in the official website:  “Traditional international studies have put a premium on war, militarized conflict, and other violence as primary phenomena for investigation. In contrast, “peace” is often defined as the absence of militarized and violent conflict, an afterthought or residual category without a distinct theoretical explanation. Yet, such a characterization lumps many disparate kinds of events and relationships together. Economic sanctions are sometimes placed in the same “non-war” category as cultural exchanges […] The focus on mitigating conflict and violence has led scholars to downplay or ignore other values such as human rights, justice, and equity that are part of many conceptions of peace. In addition, such a concentration leads away from interactions that increasingly characterize international affairs, including trade cooperation, integration, and peace building…“.

Also this year Venus in Arms will be at the ISA, presenting three papers on different issues (and surely going to support the Atlanta Hawks at the Philips Arena) . Here below the abstracts of the paper we will present there.

“Divergent paths: Understanding post-Cold War Italian and German defense policy”

F.Coticchia and F.N. Moro

Italian and German defense policy during the Cold War shared several features, from the legacies of WWII defeat, to pacifism as a key in strategic narratives, limited military expenditures and non-use of armed force in international arena. Just after the collapse of the Berlin Wall, however, Italy provided its military contribution to “Desert Storm”, while Germany refused to deploy armed forces in Iraq. Since the end of the bipolar era, the Italian troops have been engaged in operations abroad and several defense reforms (suspension of conscription, jointness of the Chiefs of staff, etc.) have been approved. On the contrary, the first German combat operation occurred in 1999, and “military restraint” has been never abandoned. Moreover, territorial defense remained at the core of the strategic approach until the mid of the 2000s while the professional model was only recently adopted. Therefore, despite similar historical, institutional, and social premises post-bipolar outcomes have been divergent. What are the explaining factors of such different pace and timing of military transformation in the cases of Italian and German defense? Through primary and secondary sources, the paper focuses on prestige and parliamentary control that together with timing/sequencing played a crucial role in shaping the two outcomes.

“Transferring violence? Mafia killings in non-traditional areas: Evidence from Italy”

F.N. Moro and S. Sberna

Violence is a key tool used by organized crime to assert its control over territory and business. Since organized crime grew increasingly mobile and moved away from traditional areas of entrenchment, several popular analyses of mafias argue that violence is bound to spread to new areas of migration. In this paper, we argue that this view overlooks two important elements. First, criminal organizations acting in non-traditional areas face a structure of constraints and opportunities that does not favor the adoption of violence as a successful organizational strategy. Second, even when violent means are adopted they might be the result of conflicts that have their roots in the territories of origin of criminal groups. We provide empirical support to these statements trough quantitative analysis of violence perpetrated by mafia groups in Italy in the period between 1983 and 2008, analyzing the link between violence in the South (where these groups have established for over a century) and areas of recent expansion in the Northern part of the country. Also, we shed light on the mechanisms underpinning violence through micro narratives about specific episodes of violence

“Explaining Renzi’s Foreign Policy: The International Effects of Domestic Reforms”

F.Coticchia and J.W. Davidson

Since becoming Italy’s Prime Minister in February 2014 Matteo Renzi has attracted a lot of attention for his domestic political reforms. Journalists and scholars have focused far less attention on Renzi’s foreign policy, however. This lack of attention is striking given some of the Renzi government’s actions on the international stage. For example, Italy has refused to participate in air strikes against ISIS in Iraq and has favored accommodation with Russia over the Ukraine crisis.Based on primary (interviews, official documents) and secondary sources, this paper will attempt to explain the Renzi government’s foreign policy. First, because Renzi is focused on domestic reform, foreign policy is an afterthought. Renzi’s government has avoided costly policies (e.g., air strikes, purchasing new F-35 fighter, etc.) because they would undercut his economic plans. Second, because Renzi’s domestic reforms anger many on the left, he has chosen a foreign policy that appeals to–or at least does not create further problems with–the left (e.g., vocally asking for anti-austerity measures in the EU during the semester of Italian presidency). Finally, Renzi lacks foreign policy experience and has chosen low profile ministers who are not political competitors.

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“Exploring Peace”: ISA’s 57th Annual Convention

ISA (International Studies Association) has just announced the call for proposals for the 2016 Annual Convention (Atlanta, March 16th-19th).

Here you’ll find all the info for submitting a proposal (panel, paper, roundtable). The submission deadline is June 1st 2015.

Here below the theme of the convention:

Exploring Peace“. Traditional international studies have put a premium on war, militarized conflict, and other violence as primary phenomena for investigation. In contrast, “peace” is often defined as the absence of militarized and violent conflict, an afterthought or residual category without a distinct theoretical explanation. Yet, such a characterization lumps many disparate kinds of events and relationships together. Economic sanctions are sometimes placed in the same “non-war” category as cultural exchanges. Additionally, some studies characterize the relationship between North and South Korea as peaceful because there has been no war for over 60 years, thereby equivalent to many relationships in the European Union. The focus on mitigating conflict and violence has led scholars to downplay or ignore other values such as human rights, justice, and equity that are part of many conceptions of peace. In addition, such a concentration leads away from interactions that increasingly characterize international affairs, including trade cooperation, integration, and peace building. For the 2016 convention, papers should focus on all aspects of peace along conceptual, theoretical, and empirical lines. Peace should also be explored within the different subject matters, orientations, and methodologies that constitute the many regions, sections, and caucuses of the ISA. Proposals that cut across or integrate these different constituencies are especially welcome. The following concerns are representative of those that might be addressed:

  • What are the key conceptual elements of peace? How might this differ from the simple distinction between “negative” and “positive” peace put forward by Galtung?
  • What are the key research questions that can and should be studied when the focus is placed on peace rather than war and other violent conflict?
  • How do existing theories and theoretical frameworks fit with understanding peace? What modifications might be appropriate?
  • What are the specific factors or conditions associated with peace? How are they different from those that are correlated with war and other violent conflict?
  • Peace for whom?: How does studying peace differ according to the stakeholders involved? How does peace for one set of stakeholders affect peace for others? Can stakeholder differences be reconciled?
  • What is the relationship between interstate peace and domestic peace?
  • Short- versus Long-term Peace: How are short- and long-term peace processes different? How do they influence one another?
  • Conflict Resolution: How does conflict management influence conflict resolution? What international and domestic institutions facilitate peace? What processes promote reconciliation and justice in post-conflict contexts?
  • Existing Resources. Are existing data and information sources adequate to study peace? What needs to be changed?
  • How could new scholarship on peace inform policy?

You’ll find additional info here.

Also Venus in Arms will sent some paper proposals. So…fingers crossed!

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Top 5 by Venus in Arms – week 48

This week our Top-5 starts looking at the battle of Tikrit. According to The New York Times, “the hard lessons of the Tikrit offensive, with a heavy cost in casualties for the Shiite militiamen and soldiers involved, have Iraqi officials thinking more cautiously about their next steps”. In the article you’ll find also interesting maps of the ongoing battle.

The debate on the controversial F-35 is still lively. On the one hand, we have positive news regarding the Pentagon’s estimated procurement cost, while on the other hand the technical problems of the JSF are not vanished.

After the terrorist attack in Tunisia, a growing attention has been devoted to North Africa. The Monkey Cage provides an interesting perspective on an underrated case: Morocco.

Uk defense under reconsideration? As stated by the BBC: “The Commons Def Committee says Britain’s security strategy urgently needs updating, to ensure several different threats can be tackled at once”. We will look at the electoral debates to assess the effective role played by defense issues in the UK…

Finally, the account by Duck of Minerva of the most recent ISA Conference in New Orleans (Game of Thrones as a main issue..)

 

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Top 5 by Venus in Arms – week 44

(a premise: the first delay ever in the publication of our Top-5 was caused by the post-ISA2015 jet leg…)

The first suggestion is related precisely to the ISA. We remember the upcoming conferences. Among others we recommend ISA 2020 (Honolulu, Hawai – March 25th-28th) and ISA 2021 (Las Vegas, Nevada – April 7th-10th).

Still at the ISA 2015 (this year hosted in New Orleans). Here you’ll find the report by Duck of Minerva about the blog awards reception. These are the main results. Best Independent Blog: Dart Throwing Chimp.  Best Group Blog:  The Monkey Cage. Best New Blogger:  Allison Beth Hodgkins. Best Blog Post:  Erica Chenoweth, “Nonviolent Conflicts in 2014 That you May have Missed Because They Were Nonviolent” at Political Violence at a Glance.

An interesting analysis on leaks and intelligence cooperation by The Monkey Cage. According to J. I. Walsh: “Greater limits on intelligence sharing might restrict states’ ability to counter transnational terrorist groups and other threats to peace and stability”

Foreign Fighters and…luxury resort! The Guardian illustrates a surge in departures of young men from Maldives for Syria. 4 people have been stopped by authorities. But between 50 and 100 from the country of 300,000 have joined “the jihad”.

Finally, something on the controversial F-35. Look at the updated analysis by Jane’s on the “improvements” (reported by the Lockheed Martin) of the warplanes, after months (years?) of problems and obstacles.

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Top 5 by Venus in Arms – week 42 (ISA version)

This week we present a different version of the “Top 5”. Indeed, here below you’ll find our Top 5 of the most interesting and promising panels  at the next ISA’s 56th Annual Convention. As we’ve already illustrated in a previous post, Venus in Arms will be the 2015 Annual Convention in New Orleans (February 18-21), presenting papers on public opinion and (counter)narratives, Italian operations in Libya, Haiti and Somalia.

We will provide a detailed account of the Conference (“Global IR and Regional Worlds. A New Agenda for International Studies”) at the end of the next week. So far, here the list of “our favorite panels” (in chronological order):

1) “Parties, Coalitions, And Foreign Policy“.Wednesday, February 18, 10:30 AM – 12:15 PM. This panel addresses the influence and impact of indivdiual political parties as well as coalition government on foreign policy. The Discussant of the panel will be Juliet Kaarbo.

2) “Economic Austerity And Military Power“. Wednesday, February 18, 1:45 PM – 3:30 PM (yes, as it always happens, two interesting panels at the same hour).  How do states implement military spending cuts? When do states demilitarize and when do states engage in strategic reform in response to cuts? What are the effects of these mandated cuts on military effectiveness, strategy, and power? The panel on military spending cuts takes both contemporary and historical approaches to shed light on these questions.

3)”Foreign Fighters: A Decade Of Scholarship“. Wednesday, February 18, 1:45 PM – 3:30 PM. This roundtable will host several scholars who have written extensively on the topic. The Chair of the panel will be David Malet

4) “Game Of Thrones And World Politics: Empirical Investigations“.Wednesday, February 18, 4:00 PM – 5:45 PM. The panel examines the relationship between the Game of Thrones books and/or HBO hit series and “first-order” global political phenomena. The aim is to focus specifically on empirical investigations of the circulation of pop culture ideas in actual foreign policy / global processes. the Chairs are Dan Drezner and Charlie Carpenter. Here a fantastic presentation of the panel.

5) “The Un-Informed Public? Foreign Policy And Public Opinion“. Friday, February 20, 4:00 PM – 5:45 PM. This panel brings together papers that explore the influence and impact of public opinion on the formulation and conduct of foreign policy. ViA will be at the panel as a Discussant.

We will be also at the “IR Blogging Awards and Reception, Sponsored by Sage and Duck of Minerva

You’ll find additional details on the whole program me here

 

See you in New Orleans

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Il nemico alle porte? Immigrazione e forze armate. Alcuni spunti di riflessione

Alcuni giorni fa il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha messo in luce i possibili rischi di “infiltrazione” di terroristi tra i migranti che arrivano in Italia, evidenziando le necessità di potenziare gli strumenti di controllo e vigilanza in materia di sicurezza nazionale. Le parole del Ministro hanno subito alimentato un accesso dibattito sui pericoli derivanti dall’immigrazione clandestina e sull’efficacia delle politiche attuali. Al di là della consueta retorica populista, condita di superficialità, strumentalità e razzismo, il tema richiede senza dubbio un’analisi approfondita.

Venus in Arms si propone in seguito di dare un piccolo contributo, esaminando l’argomento che conosce meglio, le forze armate italiane e le missioni all’estero. Il tema del rapporto tra immigrazione e terrorismo è estremamente complesso e deve essere analizzato in primis attraverso una prospettiva politologica e sociologica, che ponga l’accento sui traffici, la gestione complessiva del fenomeno migratorio e il diritto internazionale. Ma un dato appare evidente se osserviamo quanto fatto dall’Italia negli ultimi anni in materia di controllo e contrasto all’immigrazione clandestina, all’interno di un quadro temporale ampio, che vada oltre Mare Nostrum e i “respingimenti”: le forze armate sono state impiegate frequentamene in operazioni all’estero il cui scopo primario è stato quello di affrontare la minaccia posta dall’immigrazione clandestina.

Venus in Arms ha condotto recentemente una serie di studi relativi alla modalità con la quale le forze armate italiane hanno affrontato minacce non militari quali appunto immigrazione clandestina, criminalità organizzata, emergenze umanitarie, disastri ambientali, ecc. Rispetto al tema dell’immigrazione abbiamo per esempio analizzato le operazioni navali condotte in occasione delle missioni Albania (“Pellicano” 1991 e “Alba” 1997), in Kossovo (“Allied Harbour” 1999) e Libia (respingimenti, “Unified Protector” 2011  e “Mare Nostrum”).

Senza l’ambizione di fornire una disamina dettagliata dell’argomento, proponiamo qui di seguito alcuni punti-chiave su aspetti quali impiego delle forze armate, scelte politiche adottate, lezioni apprese e dinamiche regionali e internazionali. Una sorta di vademecum di elementi che devono essere presi in considerazione se si vuole alimentare un dibattito approfondito in materia.

  • Come emerge chiaramente dall’analisi dei documenti strategici nazionali e comunitari, la percezione della minaccia va ben oltre le tradizionali sfide di tipo militare alla sicurezza nazionale. La visione multidimensionale della minaccia è un dato constante della dottrina nazionale e della cultura strategica e militare italiana post Guerra Fredda. Alla necessità di difendere i confini dalla possibile invasione sovietica si è sostituita l’esigenza di garantire la sicurezza attraverso l’impiego delle forze armate italiane per contrastare fenomeni quali pirateria o traffici transazionali.
  • Al di là del peculiare contesto di intervento, dello scenario di crisi e della realtà politica nazionale, possiamo distinguere almeno tre distinti “approcci nazionali” che sono stati adottati (anche in modo bipartisan), dalle missioni nel Canale d’Otranto a quelle nel Mar Mediterraneo: il respingimento dei “barconi” attraverso unità navali militari e di polizia; il pattugliamento e la dissuasione attraverso un dispositivo militare concentrato in acque internazionali e vicino alla costa del paese di provenienza, il soccorso in mare, con unità di primo intervento già predisposte nei mezzi navali.
  • Un fattore cruciale è rappresentato dalla decisione (o meno) di intervenire attraverso componenti civili e militari direttamente nell’area di crisi per favorire un processo di stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo, volto a diminuire nel medio e lungo periodo l’afflusso di immigrati, unito ad azioni di soccorso ed intervento umanitario. Nei Balcani, parallelamente a scelte più o meno rigide nel controllo e contrasto dei migranti tra 1991 e 1999, la soluzione dell’intervento diretto on the ground è sempre stata intrapresa.
  • Un secondo elemento rilevante riguarda la scelta di tempi e modi di concessione dello status di rifugiato, attraverso meccanismi volti alla verifica promossi a terra o realizzati durante le operazioni di soccorso. Tale decisione è stata adottata con discontinuità, sia nella tratta Adriatica che in quella Mediterranea, suscitando spesso polemiche e controversie sul piano etico, morale e del diritto internazionale. Da una parte, politiche restrittive si sono rivelate efficaci nella limitazione nel breve periodo dei flussi, dall’altra non rappresentano da sole soluzioni al problema e comportano considerevoli conseguenze sul piano del rispetto delle norme in materia di diritto internazionale umanitario.
  • Il terzo aspetto da tenere in considerazione è la capacità di deterrenza e dissuasione garantita dalla presenza di unità militari. Una politica estremamente rigida, di solo contrasto e respingimento, senza alcuna possibilità fattiva di richiesta dello status di rifugiato (in mare e in terra), per quanto potenzialmente efficace nella limitazione dei flussi nel breve periodo, appare irrealizzabile nel medio e lungo periodo per ragioni di tipo politico, data la mancanza di alcun intervento sulle cause ultime della crisi, e di tipo giuridico, come illustrato dalla sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per i respingimenti. Occorre poi ricordare, al di là delle decine e centinaia di tragedie causate da scafisti senza scrupoli che hanno abbandonato al loro destino le “carrette del mare”, i drammatici episodi relativi al respingimento degli immigrati (sia in mare come avvenne nel 1997 nel caso della Kater y Rades, sia in terra come conseguenza dell’abbandono di centinaia di persone in mano al brutale regime libico dal 2009 al 2011).
  • Infine, l’ultimo elemento-chiave è il coinvolgimento di una forza multinazionale che supporti i singoli stati nel controllo e nella gestione dei flussi. Il grado di burden-sharing in materia è stato davvero minimo, anche nel caso dei Balcani. Una condizione non certo realizzata nel Mediterraneo, a testimonianza delle difficoltà dell’Unione Europea nel ridurre il gap tra ambizioni, dottrina (che attribuisce priorità alla lotta al human trafficking) e realtà operativa. Non sembra proprio che l’attuale struttura di Frontex, né la missione “Triton”, che dovrebbe sostituire “Mare Nostrum”, possano rappresentare efficaci soluzioni in materia.

Come detto, l’argomento richiederebbe una disamina ben più ampia e approfondita. Ma gli elementi sopra citati possono forse rappresentare un piccolo e utile spunto di riflessione. Quel che sembra evidente è che l’Italia sia ancora in cerca dell’approccio più efficace, che possa combinare in modo flessibile pattugliamento, dissuasione, soccorso, e appunto contrasto diretto alle organizzazioni transnazionali che traggono vantaggio dai traffici di esseri umani. Il solo impiego di un dispositivo militare non risolve certo da solo il problema.

Nei prossimi post daremo conto del risultato delle nostre ricerche, a partire dai paper che presenteremo all’International Studies Association (ISA) Annual Conference di New Orleans a fine Febbraio.

 

 

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Top 5 by Venus in Arms – week 40

Tuesday 27 January is the 70th anniversary of the liberation of Auschwitz and thus also the end of the deadliest act of mass murder in a single location in human history“. This is the way through which The Guardian remembers the anniversary, which we should never forget.

The Tripoli branch of Islamic State (Isis) has claimed responsibility for an attack against a luxury hotel where several foreigners have been killed. For a detailed analysis on the Islamist forces in Libya see this report by Jon Mitchell. 

The Think Tanks and Civil Societies Program (TTCSP) at the University of Pennsylvania released its seventh annual 2013 Global Go To Think Tanks Report. Good news for Brookings, still at the top.

Very good news from Kobane. After several months of intense fighting the Kurds (with the help of US air strikes) have liberated the city from the siege posed by ISIS militants.

Finally, check this fantastic presentation of the next ISA panel on IR and Game of Thrones. ViA will attend the panel. So, don’t’ worry, we all provide a detailed report!

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2015: Selected conferences on Political Science and International Relations

We provide some suggestions for the coming year. Here below the most interesting and promising conferences on political science and international relations scheduled in 2015. Also Venus in Arms will be “on tour” in 2105.

  • The ISA’s 56th Annual Convention. The conference will be held in New Orleans (February 18th-21st 2015). Venus in Arms will be at the conference presenting papers on cyber-warfare, public opinion and (counter)narratives, Italian operations in Libya, Haiti and Somalia.
  • The 73rd annual MPSA (Midwest Political Science Association) conference (April 16-19, 2015) . The event will be held at the Palmer House Hilton, Chicago.ViA will present the paper “Learning from others? Emulation and adjustment in Italian military transformation”.
  • The BISA (British International Studies Association) 40th Anniversary Conference 2015. The detailed programme will be announced in January. The event (June 16-19 June, 2015) will be held in London. ViA has submitted a paper on coalition foreign policy and junior parties.
  • The 111th APSA (American Political Science Association) Annual Meeting (San Francisco, September 3-6, 2015). This year’s theme is: “Diversities Reconsidered: Politics, and Political Science, in the 21st Century.”
  • The next year the ECPR’s General Conference is organized at the Université de Montréal (26 – 29 August 2015). The deadline for Panel and Paper submissions is 16 February 2015 (here the submission).

 

See you around the world…

 

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