NATO, UE, politica estera e di difesa italiana. Due seminari…

Segnaliamo volentieri due interessanti seminari relativi al processo di evoluzione della politica estera e di difesa italiana nello scenario redazionale, caratterizzato dalla profonda trasformazione di NATO e Unione Europea. Entrambi gli eventi si terranno alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Il primo seminario si svolgerà il prossimo Lunedì 21 Novembre 2016 (14-16 Aula 3 Albergo dei Poveri) e si intitola: “L’evoluzione della Sicurezza Europea tra NATO e Unione Europea“. Il seminario prevede l’intervento del dott. Alessandro Marrone (IAI), il quale illustrerà agli studenti anche le possibilità di stage all’Istituto e il Programma Sicurezza&Difesa.

L’incontro si svolge all’interno del corso di Scienza Politica del Prof. Giampiero Cama. Modererà l’incontro il dott.Fabrizio Coticchia (Università di Genova).

Il secondo workshop si intitola: “L’Evoluzione della Politica Estera e di Difesa Italianae si svolgerà il prossimo Venerdì 16 Dicembre 2016 (14-16. Aula 16, DISPO, Albergo dei Poveri). Interverranno:

On. Lia Quartapelle Commissione Esteri e Affari Comunitari, Camera dei Deputati (Capogruppo PD) e Research Associate presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI

Pietro Batacchi Direttore della Rivista Italiana Difesa (RID)

Andrea Locatelli Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano

Fabrizio Coticchia DISPO, Università di Genova

Modera Giampiero Cama DISPO, Università di Genova

Il workshop ha l’obiettivo di illustrare l’attuale processo di evoluzione della politica estera e difesa italiana. La crescente instabilità regionale e globale ha sollevato una rinnovata attenzione sui temi della politica internazionale. Che ruolo svolge l’Italia in tale contesto? Quali sono state le principali scelte compiute dal governo Renzi in materia di difesa e politica estera? Come valutare i risultati ottenuti? Il workshop, attraverso il confronto tra prospettive diverse, cerca di rispondere a queste domande.

L’incontro si svolge all’interno del ciclo di seminari “Guerra, Pace e Sicurezza alle porte del Mediterraneo” (organizzato da Andrea Catanzaro e Fabrizio Coticchia) che si pone lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di incontri, workshop e convegni con accademici, politici, giornalisti, esperti e practitioner del settore. Tali eventi, direttamente collegati al corso “Guerre, Conflitti e Costruzione della Pace”, sono aperti a tutti gli studenti.

Qui e qui troverete ulteriori dettagli relativi ad entrambi i seminari, aperti a tutti gli studenti.

Ci vediamo a Zena.

 

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“La NATO tra Varsavia e il Mediterraneo”

In vista del prossimo summit NATO che si terrà a Varsavia entro la fine di questa settimana, l’ISPI ha appena pubblicato online una serie di contributi relativi al futuro dell’Alleanza Atlantica.

Qui il link al report

Segnaliamo, tra gli altri, il pezzo del “nostro” Fabrizio Coticchia sul rapporto tra NATO e Mediterraneo, con un focus particolare sul ruolo dell’Italia.

 

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Parlare di conflitti, guerra e pace in Italia

In giorni come questi, segnati dalla crescente preoccupazione per possibili attacchi terroristici sul suolo europeo (e non solo), l’interesse generale verso i temi della sicurezza e della difesa tende naturalmente ad aumentare. I drammatici eventi in Sinai, Libano, Francia e Mali hanno data ribalta mediatica ad argomenti non sempre al centro del dibattito pubblico, come l’ISIL e le guerre in Iraq e Siria.

In Italia poi, l’attenzione verso le questioni internazionali è tradizionalmente basso, addirittura scarso per quanto riguarda gli affari militari. Per motivi culturali e politici (qui  e qui per una spiegazione più dettagliata) questi temi sono ai margini della discussione, sia in Parlamento (si pensi che 1/3 delle missioni all’estero post 1945 non è mai stata nemmeno approvata dalle Camere) che nei mezzi di comunicazione. Salvo limitate  eccezioni ed eventi “emergenziali”, come appunto gli attacchi di Parigi, il dibattito pubblico ha da anni messo in secondo (e terzo) piano issue legate alla politica internazionale e alla sicurezza globale. Anche l’Università non si distingue per un particolare impegno dato il numero limitato (in ottica comparata) di corsi e docenti che insegnano materie internazionalistiche o studi di sicurezza. Ma lasciare che la riflessione strategica nazionale sia demandata a pochi “esperti” (i quali, di fronte ad una diffusa ignoranza sul tema si lasciano spesso, e anche comprensibilmente, andare a “orizzonti di boria”) non è saggio né consigliabile.

Proprio per questo Venus in Arms segnala con piacere (come ha già fatto in un precedente post) il ciclo di seminari “Guerra, Pace e Sicurezza alle porte del Mediterraneo” (promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Genova e organizzato da Andrea Catanzaro  e dal nostro Fabrizio Coticchia). Il ciclo di seminari si pone proprio lo scopo di approfondire i temi relativi all’evoluzione della sicurezza internazionale attraverso una serie di incontri, workshop e convegni con accademici, esperti e practitioner del settore.

La prossima settimana in particolare gli studenti avranno l’opportunità di discutere di guerra, pace e conflitti attraverso due prospettive diverse, ma capaciti di fornire un quadro dettagliato dell’evoluzione della sicurezza contemporanea.

Lunedì 23 Novembre (ore 12-14 aula 16, Dispo) il Generale Gianmarco Badialetti affronterà un tema sempre più rilevante: “Dal peacekeeping ai conflitti ibridi, l’evoluzione delle operazioni militari contemporanee”. Il giorno successivo, Martedì 24 Novembre (ore 12-14 aula 16, Dispo ), Francesco Vignarca, (Coordinatore Rete Italiana per il Disarmo) illustrerà: “Le campagne per la pace e il disarmo: comunicazione, approcci e attori”. 

Si parlerà quindi di operazioni militari, missione in Afghanistan, trasformazione della Nato, pacifismo, F-35, campagne e mobilitazioni. Crediamo sia una scelta molto utile ed interessante, in un contesto nazionale caratterizzato più da polemiche sterili che da approfondimenti necessari.

Qui per un  dettaglio dei prossimi incontri.

Ci vediamo a Genova…

 

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Top 5 by Venus in Arms – week 76

With or Without you? This week we start our Top5 by quoting Bono Vox thanks to the article by Ulrich Kühn on the controversial relationship between NATO and Germany.

From Germany to Italy: The U.S. State Department has approved a longstanding request from Italy to arm its two MQ-9 Reaper drones with Hellfire missiles, laser-guided bombs and other munitions. It is with noticing that Italy would be only the second country to be approved to buy armed drones after Britain, which has been using them since 2007
Additional details here

We have read a lot of criticism towards the Obama’s foreign policy in recent weeks. Here you’ll find a different (and more optimistic) point of view.

And here you find a (rare) positive analysis of the EU (and its the accomplishments). According to Dan Drezner: the European Union is known for two signal accomplishments: ending any chance of another Franco-German war, and bringing Eastern Europe in from the cold […] The successful integration of Eastern Europe was a political and security necessity for the European Union after 1989. And anyone who tells you differently does not understand why the European Union is important.

Finally,  much more controversial issue: craft brewers, pale ale and IPAs.

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Il Dilemma della sicurezza europea: Est e/o Sud?

Una grande canzone pop trash degli anni 90 aveva come ritornello i quattro punti cardinali. Da quello che leggiamo e vediamo rispetto al contesto della sicurezza europea, il dibattito pare sempre più orientato attorno a  dilemma che si lega a due direzioni possibili della bussola: l’Est e il Sud. Da dove proviene la “minaccia principale” per i paesi europei?

La prima possibile riposta riguarda il  “fronte orientale“, caratterizzato dall’esplosione della crisi Ucraina, dalla politica estera russa, dalla guerra “ibrida”, attorno alla quale tanto si è discusso. I paesi dell’Europa orientale, a partire dalla Polonia e dagli stati Baltici, sono naturalmente iper-preoccupati delle conseguenze legate al coinvolgimento militare Russo nel conflitto ucraino e ai possibili cambiamenti geopolitici nell’area. Stati Uniti, NATO ed alleati hanno cercato di rassicurarli, attraverso il  dispiegamento di forze e la creazione di nuovi strumenti ad hoc come la NATO Readiness Action Plan (RAP). Il summit in Galles aveva proprio la RAP come principale novità ed il fulcro della riflessione strategica ruotava attorno alla crisi Ucraina e al nuovamente complesso rapporto con la Russia.

Tre brevi considerazioni vanno fatte in merito al “fronte orientale” come focus prioritario dell’Alleanza Atlantica e dei paesi europei in generale.

1) Nonostante nel passato l’attenzione generale si sia concentrata sul crisis management e sulle missioni in aree di crisi, soprattutto nel contesto post 11-Settembre, la difesa collettiva rappresenta sempre il core business della NATO. Un aspetto che i membri “orientali” dell’Alleanza non fanno che ricordare.

2) A fronte di scenari complessi, minacce asimmetriche, conflitti tra gruppi armati irregolari, terrorismo, stati fragili o falliti, è in effetti “più facile” capire lo scenario ucraino dal punto di vista prettamente militare e strategico. In altre parole, per le élite politiche e militari atlantiche la difesa territoriale rappresenta un concetto più agile da maneggiare, meno difficile da interpretare (sappiamo almeno chi è l’avversario, conosciamo abbastanza le sue caratteristiche e risorse, etc.). Dopo decenni di Guerra Fredda le forze armate europee si sono dovute adattare e trasformare per affrontare contesti completamente nuovi. Un ritorno al passato, pur con le notevoli ed evidenti differenze, potrebbe anche inconsciamente essere accettato più facilmente. Anche dal punto di vista del weapons procurement, dopo anni nei quali molti si chiedevano il perché dover continuare ad acquistare mezzi da Guerra Fredda per missioni contro guerriglieri e gruppi criminali, adesso è certamente più semplice giustificare tale scelta.

3) Non tutti i paesi europei la pensano allo stesso modo nei confronti della Russia. Gli interessi economici in gioco sono enormi e la cautela si impone d’obbligo per quelle nazioni che hanno sviluppato un’ampia rete di rapporti commerciali con Mosca, a partire dal tema della dipendenza energetica. L’Italia lo sa bene.

In aggiunta a queste riflessioni generali, ora che Putin sembra orientare l’attenzione verso la Siria, dobbiamo domandarci se cambierà davvero qualcosa rispetto alla centralità del “fronte orientale” per la NATO in primis ed anche per l’Europa in generale? Che ruolo può avere in tutto ciò l’UE, che sta ripensando lo propria strategia globale? Quale direzione diplomatica prenderà l’amministrazione Obama? Che cosa emergerà dal prossimo summit dell’Alleanza Atlantica? Che cosa diranno i paesi europei che affacciano sul Mediterraneo?

Per rispondere occorre tenere presente la crescente importanza del “fronte sud” per la sicurezza europea ed atlantica. Il dramma dei rifugiati è solo l’ultima manifestazione evidente del caos e dell’instabilità nella regione. Dalla Libia alla Siria, passando per Iraq e Sahel, la multi-dimensionalità della minaccia (che lega terrorismo a network criminali, passando per l’ISIL) appare sempre più incombente.

Se Polonia e paesi Baltici sono preoccupati per la politica di Mosca [Venus in Arms rifugge la scontata e banale figura retorica dell’Orso Russo, più adatta ad altri ambiti..], Madrid, Roma e Atene non possono che far sentire la propria voce di “frontiera” di fronte dei mutamenti al di là del Mediterraneo. Gli stati europei hanno fatto pochissimo sul piano dell’aiuto allo sviluppo e hanno commesso errori strategici gravissimi accanto all’alleato amerciano negli ultimi tre lustri. Ogni soluzione d’emergenza adesso non può che dimostrarsi fallace, dall’immigrazione all’ISIL.

Per questo occorre capire in che modo il “fronte sud” possa nuovamente acquistare un peso cruciale nella riflessione strategica complessiva in ambito NATO ed europeo.

Che cosa farà l’Italia, al di là degli sforzi volti a una migliore redistribuzione del numero di profughi tra i paesi europei? Una domanda alla quale non possiamo ancora dare una riposta chiara. Di sicuro sarebbe importante evitare il ruolo del biondino  nel sopra citato duo: muoversi e affannarsi per avere visibilità senza svolgere in fondo alcun compito di rilievo.

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Top 5 by Venus in Arms – Week 68

While we are looking at the current development of the crisis in Syria, here you’ll find a broad collection of analyses by “The Strategy Bridge” on ISIS/ISIL/IS. A specify attention is devoted to the narratives adopted by the group.

Still on Syria (and drones), “The Guardian” provides news and comments regarding the “kill list” approved by the UK National Security Council. Indeed, unmanned RAF aerial drones armed with Hellfire missiles have been patrolling the skies over Syria for months seeking to target British jihadis.

Carnegie Europe focuses on “NATO and the security vacuum in Europe“. Is the “politics of 2%” realistic? An interesting starting point for a crucial debate.

Duck of Minerva started a controversial discussion over “doing something” for addressing the dramatic refugee crisis and the academia. Here and here tow different perspectives.

Finally, -98 days to The Force Awakens….

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Book Talk: Strategic Narratives, Public Opinion and War

Today, 30 June 2015 at 3.30 pm, the NATO HQ (Luns Auditorium, Brussels) will host the presentation of the book: “Strategic Narratives, Public Opinion and War. Winning domestic support for the Afghan War“, edited by Beatrice de Graaf, George Dimitriu and Jens Ringsmose. The editors and three authors will illustrate the volume (unfortunately we have not been able to attend).

Here a description of the event.

The Former NATO Secretary General, Jaap de Hoop Scheffer, who wrote the preface, will introduce the event. 

Admiral James Stavridis, Supreme Allied Commander at NATO 2009-13 and Dean of The Fletcher School of Law and Diplomacy, Tufts University, has defined the volume as a must-read to understand 21st century conflict“. 

As stated in a previous post, the manuscript aims at providing a  comprehensive analysis on strategic narratives, adopting a comparative perspective to examine the case of the military operation in Afghanistan. The case of Italy has been investigated by Venus in Arms‘s Fabrizio Coticchia and Carolina De Simone, in the chapter: “The winter of our consent? Framing Italy’s ‘peace mission’ in Afghanistan”.

Here will find more details on the book.

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Missioni internazionali. Qualche spunto di riflessione

Il 19 Marzo scorso il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha fornito un quadro aggiornato sulle missioni militari italiane di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Dopo aver osservato un minuto di silenzio per le vittime di Tunisi, il Ministro ha illustrato lo stato delle operazioni condotte dalle forze armate italiane, presentando alcune novità.

Come riportato dal sintetico resoconto fornito dal Ministero della Difesa, i principali nodi affrontati sono stati i seguenti:​”Potenziamento del dispositivo aeronavale nel Mediterraneo, sospensione della nostra attività in territorio libico, termine dell’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e stop alla partecipazione alla missione Nato Ocean Shield“.

Fermo restando l’attenzione rivolta alla crisi ucraina e alla missione “Resolute Support” in Afghanistan, è interessante notare almeno tre aspetti-chiave che emergono in maniera evidente dalla discussione:

1) Il Mediterraneo appare sempre più al centro della politica di difesa italiana. Le minacce che provengono dalla sponda sud, la crescente instabilità dell’area, i tradizionali legami con la regione, gli interessi strategici da difendere rappresentano i fattori esplicativi di questa rinnovata attenzione. Come ha evidenziato il Ministro, il Nord Africa rappresenta “la prima delle nostre preoccupazioni”. Nuove operazioni (“Mare Sicuro“) e nuovi scenari (dal punto di vista diplomatico e, forse, anche dal punto di vista militare) indicano come  questa regione sia davvero cruciale per il futuro della politica estera italiana nel suo complesso. La possibilità di un effettivo burden sharing con l’Europa appare ancora lontana dai desiderata di Roma, ma la necessità di un approccio “multidimensionale” alla crisi sembra dai più condiviso. Tra sciocco disinteresse e folle interventismo non si possono ripetere gli errori del passato e farsi rapire dalla dannosa logica dell’emergenza. L’ISIL (contro il quale l’Italia schiera già centinaia di militari nell’operazione a guida americana in Medio Oriente) non può rappresentare l’unica preoccupazione di una politica attenta verso la complessità della regione.

2)  L’impegno nazionale nella lotta alla pirateria, una delle attività cruciali della politica di difesa italiana degli ultimi anni, sta mutando. Come riportato dal sito del Ministero: “L’Italia continuerà a partecipare alla missione Atalanta, ma terminerà l’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e interromperà la partecipazione alla missione Nato Ocean Shield. Decisione presa “considerato il positivo trend rappresentato dalla diminuzione degli attacchi dei pirati negli ultimi mesi, nonché l’ormai avvenuto perfezionamento delle procedure che consentono di ricorrere alla difesa dei mercantili”. Quindi, se la complessa vicenda dei Marò appare in un certo senso congelata, la politica nazionale in materia di lotta alla pirateria sta invece cambiando. Data la centralità del tema, sarebbero auspicabili analisi dettagliate che guardassero a quanto fatto in questi anni, al fine di trarne preziose lezioni apprese. Ma il livello del dibattito italiano sulle questioni della Difesa rimane purtroppo molto basso (anche in “Accademia”).

3) Nell’attesa (adesso sinceramente lunga..) del prossimo Libro Bianco della Difesa, saranno numerose le missioni  che “vedranno una riduzione o sospensione dell’impegno italiano, in un’ottica di razionalizzazione, in linea con quanto annunciato al Parlamento lo scorso settembre”. Si tratta della conferma di una tendenza già in atto da anni, una riduzione complessiva dell’impegno militare oltre frontiera. Aspettiamo di leggere con ansia il Libro Bianco per capire se tale processo sarà guidato unicamente da considerazioni economico-finanziarie o se anche più ampie riflessioni strategiche avranno un peso rilevante. Cerchiamo di essere ancora ottimisti. Per un altro po’ almeno…

 

 

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“Strategic Narratives, Public Opinion, and War”

Venus in arms has already addressed the interesting topic of narratives and counter-narratives in previous posts (here on Afghanistan, here on the F-35).

Today we recommend a brand new book on narratives, just published for Routledge “Strategic Narratives, Public Opinion and War. Winning domestic support for the Afghan War” edited by Beatrice de Graaf, George Dimitriu and Jens Ringsmose.

The manuscript aims at providing a detailed and comprehensive analysis on strategic narratives, adopting a comparative perspective to examine the case of the military operation in Afghanistan. The preface is by the former Secretary General of NATO Jaap de Hoop Scheffer. Several scholars have contributed to the book. Here you’ll find all the contents of and the authors (among many others: Lawrence Freedman, David Betz, Alister Miskimmon, Ben O’Loughlin, Laura Roselle, Tim Groeling and Matthew A. Baum)

Also the case of Italy has been analyzed, thanks to Venus in Arms‘s Fabrizio Coticchia and his chapter (with Carolina De Simone): “The winter of our consent? Framing Italy’s ‘peace mission’ in Afghanistan”. 

As illustrated in the website of the book:

This volume explores the way governments endeavoured to build and maintain public support for the war in Afghanistan, combining new insights on the effects of strategic narratives with an exhaustive series of case studies.  In contemporary wars, with public opinion impacting heavily on outcomes, strategic narratives provide a grid for interpreting the why, what and how of the conflict. This book asks how public support for the deployment of military troops to Afghanistan was garnered, sustained or lost in thirteen contributing nations. Public attitudes in the US, Canada, Australia and Europe towards the use of military force were greatly shaped by the cohesiveness and content of the strategic narratives employed by national policy-makers. Assessing the ability of countries to craft a successful strategic narrative, the book addresses the following key areas: 1) how governments employ strategic narratives to gain public support; 2) how strategic narratives develop during the course of the conflict; 3) how these narratives are disseminated, framed and perceived through various media outlets; 4) how domestic audiences respond to strategic narratives; 5) how this interplay is conditioned by both events on the ground, in Afghanistan, and by structural elements of the domestic political systems. This book will be of much interest to students of international intervention, foreign policy, political communication, international security, strategic studies and IR in general.

Finally, here below some reviews of the manuscript:

‘This volume is a must-read to understand 21st century conflict. In today’s supercharged world of social networks, instantaneous communications, and suddenly constructed narratives, national leaders must bring their publics along. The long, difficult, and still unfinished NATO campaign in Afghanistan offers many lessons — both good and bad – for how to approach to aspect of creating security in a highly complex world.’ — Admiral James Stavridis, Supreme Allied Commander at NATO 2009-13 and Dean of The Fletcher School of Law and Diplomacy, Tufts University, USA

‘How states explain their participation in conflict is not a passive reflection of a policy position, but actively shapes the scope of the conflict itself, and frames how actions are understood by the enemy, one’s own side, and other audiences. So strategic narrative matters. This admirable book, focused primarily on strategic narrative and domestic audiences, serves as a guide for policymakers and students of contemporary conflict.’ —Emile Simpson, Harvard University, USA

‘How do Western governments persuade their publics of the necessity for fighting “wars of choice”? This fascinating volume explores the importance and effectiveness of different national strategic narratives for the war in Afghanistan and, in so doing, explains why some Western states were more successful than others in sustaining public support for this long and costly war.’ — Theo Farrell, King’s College London, UK

Some events will be organized soon (also in Italy) to present the book. So, stay tuned.

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Learning in Crisis: The Sources of NATO’s Institutional Memory

Venus in Arms promotes the first post-ISA2015 event that deserves attention for those of you interested in military transformation.

We suggest the following seminar: “Learning in Crisis: The Sources of NATO’s Institutional Memory” by Heidi Hardt (University of California Irvine), at the European University Institute (EUI), Florence, February 25.

This is a Joint Seminar: Europe in the World Research Seminar Series & RSCAS Seminar Series, European University Institute – EUI. 

The event will take place at Seminar Room, Villa Malafrasca (4.30pm), via Boccaccio 151, Florence. Here the map

Here below the abstract of the presentation:

With the conflict continuing in neighbouring Ukraine, NATO faces a security environment characterised by declining defence budgets but increasing demands. This talk will discuss preliminary findings from an ongoing study of how NATO – the world’s most active military organisation – retains institutional memory in crisis management. The study builds on recent elite interviews with more than 57 interviews with NATO permanent representatives, international staff and other officials.

See you there.

 

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