“Comunicare la difesa”

Venus in Arms è lieta di dare visibilità ad un convegno molto interessante, che si terrà il prossimo Giovedì 7 Aprile a Gorizia, sul tema: Comunicare la difesa”.

L’evento si svolgerà al Polo Universitario di Santa Chiara (Via Santa Chiara, 1 Gorizia, Aula 3). Per informazioni sul Polo dell’Università di Udine si veda qui

Qui in calce il programma della giornata:

09.00 – 09.30               Registrazione partecipanti

09.30 – 09.40              Saluto del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Udine prof. Alberto Felice

De Toni

09.40 – 09.50              Saluto del Comandante della Brigata di Cavalleria “Pozzuolo del Friuli”, Generale di Brigata Ugo Cillo

09.50 – 10.00              Introduzione al Convegno da parte della Delegata del M.o Rettore dell’Università degli Studi di Udine, prof.ssa Nicoletta Vasta

                                    Moderatore: dott. Pierluigi Franco

10.00 – 10.30               La comunicazione strategica in tema di sicurezza internazionale

                                    dott. Andrea Grazioso

10.30 – 11.00               La comunicazione istituzionale nel rapporto fra Governo e Parlamento

                                    dott. Germano Dottori

11.00 – 11.30               La “narrazione strategica”: fra teoria e prassi

                                    dott. Fabrizio Coticchia

11.30 – 12.30               Discussione 

12.30 – 14.00               Pausa pranzo

14.00 – 15.30               Tavola rotonda: Difesa e opinione pubblica

                                    Moderatore: Umberto Sarcinelli

                                    dott. Gianandrea Gaiani; dott. Pietro Batacchi; dott.ssa Lucia Goracci

15.30 – 16.00               Discussione e conclusione dei lavori                         

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Tempi difficili: L’Agenda Politica del Nuovo Ministro degli Esteri

di Fabrizio Coticchia*

Il nuovo Ministro degli Esteri, in sostituzione di Federica Mogherini, ormai ufficialmente fuori dalla squadra del Governo Renzi, avendo assunto la carica di Alto Rappresentante della politica estera europea, si trova di fronte ad un elenco di urgenze da affrontare sin dai suoi primi passi.
Libia
Sebbene il livello d’interesse mediatico non corrisponda alla gravità della situazione sul terreno, il conflitto che da mesi devasta la Libia rappresenta una delle principali minacce per la sicurezza nazionale ed europea.

Il nuovo Ministro dovrà definire con chiarezza la strategia adottata per prevenire o arginare le conseguenze derivanti dall’arco d’instabilità che si protrae a tutto il Nord Africa e arriva oltre il Sahel.

Una particolare attenzione dovrà essere dedicata alla modalità con la quale l’Italia intende affrontare le “nuove minacce” alla sicurezza, dalle pandemie alla crescente peso della criminalità organizzata nel traffico di esseri umani, armi e droghe. Il recente passato fornisce un primo insegnamento rilevante: la risposta militare è di per sé insufficiente a risolvere il problema.

Isis
Il secondo contesto di crisi nel quale Roma si trova direttamente convolta è la “guerra all’Isis”.

Il drammatico scenario bellico presenta uno strano paradosso: alleati Nato (Turchia) che ostacolano nei fatti la resistenza all’Isis e attori, definiti da Unione europea (Ue) e Usa come “terroristi” (Hezbollah e Pkk), finora decisivi nel contrastare militarmente i jihadisti.

di Fabrizio Coticchia*

Al di là del controverso invio di armi ai combattenti peshmerga nel Kurdistan iracheno (a proposito, che fine hanno fatto quei vecchi sistemi d’arma? Sono arrivati a destinazione?) è chiaro che l’Italia e i suoi alleati dovranno sviluppare un approccio ben più ampio e complesso al problema.
Il nuovo Ministro dovrà decidere se dare continuità alle scelte da poco compiute (basate essenzialmente sull’addestramento delle forze irachene e sull’invio di mezzi e aiuti) oppure adottare una diversa strategia, sempre in linea con le istituzioni multilaterali di riferimento.

In ogni caso, il fallimento dell’intervento internazionale in Iraq e del processo politico seguente al ritiro delle forze occidentali rappresenta un’altra lezione fondamentale per il prossimo futuro.

Ucraina
Il terzo fronte “caldo” è quello Ucraino, nel quale il livello di conflittualità sul terreno non sembra svanire nonostante il cessate il fuoco e gli infruttuosi tentativi diplomatici che si sono rapidamente succeduti nel tempo.

La crisi in Europa orientale mette in luce le profonde difficoltà della politica estera europea e le sottostimate conseguenze del processo di allargamento della Nato.

All’interno dei suddetti framework multilaterali l’Italia è chiamata sempre di più a svolgere un ruolo di primo piano. La presenza di Federica Mogherini come Alto Rappresentante dell’Ue sarà senza dubbio un incentivo notevole verso tale direzione.

Oltre alle posizioni di rilievo nelle istituzioni comunitarie, l’Italia sarà chiamata a incrementare ove possibile la propria capacità d’influenza rispetto alle concrete scelte di politica estera dell’Ue.

Cooperazione allo sviluppo
Le decisioni strategiche, anche e soprattutto all’interno dei consessi multilaterali, dovranno essere collegate in modo coerente al tipo di strumento che l’Italia intende impiegare e al tipo di contributo che Roma è chiamata a fornire.

I constraints finanziari hanno notevolmente limitato nel recente passato la proiezione internazionale dell’Italia, a partire dalla sua struttura diplomatica. Si pensi soprattutto alle risorse destinate alla cooperazione internazionale, tagliate ferocemente negli ultimi anni e solo da poco tempo fortunatamente in ripresa.

In tal senso, la riforma del settore della cooperazione allo sviluppo  attraverso la nuova legge (attesa da più di due decenni) rappresenta uno dei maggiori traguardi raggiunti sul piano delle riforme interne attuate dai recenti governi.

Se le risorse destinate alla cooperazione sono sempre state storicamente limitate, il ruolo che hanno svolto le forze armate come asset principale della politica estera italiana nell’era post-bipolare è stato invece cruciale.

Per anni l’Italia ha fornito un contributo determinante alla sicurezza internazionale, inviando i propri soldati in tutti i principali fronti di crisi, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Somalia ai Balcani.

Ma il peso dell’eredità della Guerra Fredda non è stato cancellato del tutto, dal punto di vista culturale, organizzativo ed economico. Lo strumento militare nazionale non è infatti più sostenibile senza riforme drastiche, a partire dalla correzione dell’endemico squilibrio del suo bilancio.

La speranza è riposta nel nuovo Libro Bianco della Difesa (anche in questo caso, ben dodici anni di attesa) che finalmente consentirà di delineare obiettivi e caratteristiche delle nuove forze armate. La Farnesina dovrà quindi dedicare una particolare attenzione al processo di revisione strategica della difesa, favorendo sinergie e integrazione, ampliando lo sguardo anche alle sue componenti non militari.

Infine, soprattutto a livello di prestigio, credibilità internazionale e interna (dato la sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti dell’argomento) il nuovo Ministro dovrà definitivamente risolvere il complesso “caso Marò”.

In conclusione, a fronte delle sfide urgenti e complesse che attendono il nuovo Ministro, la Farnesina è chiamata a sviluppare una nuova “narrazione strategica” che guidi l’Italia nel frammentato contesto internazionale attuale.

Una “trama” trasparente, coerente e convincente circa obiettivi e scopi della politica estera italiana, che permetta di alimentare il limitato dibattito nazionale sui temi globali e ottenere il consenso dell’opinione pubblica in merito alle difficili scelte di fondo da compiere.

 

*L’articolo è precedentemente apparso sul sito Affari Internazionali. Qui il link

 

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I nodi della Difesa italiana

Prima della pausa estiva avevamo lasciato la Difesa italiana alle prese con molteplici fronti aperti: dall’elaborazione del Libro Bianco all’approvazione del decreto missioni, senza dimenticare il costante dibattito su tagli, spending review e F35. Nel frattempo, l’impegno militare nazionale in operazioni oltre confine è andato gradualmente riducendosi, in attesa del più ampio ritiro dall’Afghanistan previsto per la fine del 2014.

L’esplodere della crisi irachena ha costretto deputati e senatori a tornare anzitempo dalle ferie agostane per discutere dell’invio di armi ai “curdi” per combattere l’ISIS (da notare come i media forniscano maggiori dettagli dei diversi acronimi di ISIS/ISIL/IS rispetto al buio informativo che riguarda formazioni curde come PKK e YPG, decisive finora nel contrastare i jihadisti nella regione). A Settembre, con la piena ripresa dei lavori parlamentari, la Difesa italiana si trova così ad affrontare numerose questioni urgenti. Lo stato di palese “insostenibilità” dello strumento militare richiede decisioni fondamentali per il futuro di tutta la Difesa.

Come una sorta di agenda o promemoria vogliamo elencare schematicamente i nodi principali della Difesa, i temi che dovranno essere obbligatoriamente affrontati e discussi da qui al prossimo Natale.

  • Libro Bianco

Il Ministero della Difesa ha ormai avviato il processo di elaborazione di un nuovo Libro Bianco (dopo ben 12 anni di attesa!). Venus in Arms ha già commentato positivamente l’intenzione di alimentare un dibattito pubblico su questo tema. Le prime iniziative (alle quali abbiamo anche partecipato) hanno rappresentato un importante primo passo. Occorre però che la discussione non rimanga statica ma venga promossa e sostenuta con continuità. Le scelte che il documento strategico dovrà compiere sono decisive, in primis in relazione agli scopi che la Difesa nazionale si dovrà porre nel mutato contesto internazionale e alle strutture e agli approcci necessari per realizzarli.

  • F35

Il tema, scottante e controverso, è da mesi al centro del dibattito mediatico, e ci ricorda quanto la riflessione nazionale sia ancora guidata (principalmente) da considerazioni di carattere economico. Il Governo ha evidenziato come la decisione definitiva circa l’acquisizione di nuovi F35 (e di altri programmi militari rilevanti) dovrà essere condizionata dagli obiettivi strategici delineati dallo stesso Libro Bianco. In realtà la discussione parlamentare (con la recente mozione del PD tesa a dimezzare il budget finanziario previsto per i caccia, in linea con le conclusioni dell’indagine conoscitiva approvata in Commissione Difesa) sembra illustrare un percorso ben diverso. Le prossime scelte dell’esecutivo in materia di spending review potrebbero ancora coinvolgere i programmi militari (per quanto siano tutti concordi nel ritenere il bilancio “sbilanciato” verso le spese per il personale come il fattore cruciale dell’insostenibilità finanziaria della Difesa).

  • Missioni

Fino a un paio di anni fa, la media dei soldati impiegati in operazioni fuori area nel nuovo secolo si aggirava attorno alle 8-9.000 unità. I decreti di rifinanziamento delle missioni hanno mostrato la crescente riduzione del numero degli effettivi (poco più di 4.000), in attesa che venga completato il ritiro dall’Afghanistan (e stabilito il reale contributo della prossima operazione Resolute Support). In parallelo, il livello di approvazione dell’opinione pubblica rispetto alle missioni italiane nel nuovo secolo è stato generalmente basso, sicuramente inferiore a buona parte delle operazioni condotte negli anni Novanta. La crisi economica, il fallimento di interventi drammatici e costosi, la crescente difficoltà nel risolvere militarmente le crisi contemporanee e la perdurante mancanza di una nuova narrazione strategica che sostituisca l’ormai stanca e vuota retorica delle “missioni di pace”, rappresentano i fattori decisivi per comprendere la stanchezza del pubblico verso gli interventi all’estero. Nei prossimi giorni, intanto, i movimenti pacifisti e disarmisti torneranno in piazza a far valere la proprio voce (assai esile sul piano delle missioni, efficace finora sul quello delle spese militari). In generale, il ritiro dall’Afghanistan e l’apertura di nuove aree di crisi impongono un ripensamento dell’impegno nazionale all’estero. La diminuzione dei contingenti all’estero ha comunque già portato ad alcune conseguenze, iniziando a incidere sulla voce di bilancio (finora garantita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) relativa alle missioni. Proprio questo canale di finanziamento ad hoc si è rivelato cruciale nel garantire un adeguato livello di preparazione delle truppe e nel sostenere il processo di trasformazione della componente operativa delle forze armate italiane. La riduzione di tali risorse potrebbe avere conseguenze significative per il processo di evoluzione della Difesa. Dal punto di vista geopolitico, infine, i recenti decreti hanno evidenziato un crescente interesse verso l’area del Nord Africa e Sahel, sebbene con un numero di unità dislocate assai limitato. I prossimi mesi aiuteranno a capire il potenziale sviluppo di questo nuova direzione geografica per la politica di difesa italiana. Sarà soprattutto la situazione in Libia a dover essere monitorata con estrema attenzione, vista l’instabilità del paese e i molteplici interessi nazionali in gioco.

  • Iraq

Le ultime settimane hanno poi riportato al centro dell’attenzione generale il (mai sopito) conflitto in Iraq. La decisione di inviare armi per combattere l’ISIS è stata approvata a maggioranza dal Parlamento. È stato anche fornito il dettaglio del materiale in questione, sollevando alcune critiche rispetto a qualità e quantità dello stesso. Al momento sembra che l’Italia possa limitarsi a garantire un supporto in materia di training (uno degli asset principali della Difesa) e mezzi di trasporto. A breve conosceremo meglio le intenzioni del governo, anche in seguito alla definizione di una compiuta strategia da parte statunitense. Sicuramente, la volontà generale è quella di non ripetere gli errori devastanti del passato (fondamentali anche per capire la prudenza e la riluttanza di Washington nei confronti di un intervento più ampio sul terreno).

  • Europa e NATO

I contesti multilaterali di riferimento, infine, stanno vivendo un significativo momento di trasformazione. L’Italia, che ha visto Federica Mogherini assumere la carica di Alto Rappresentante, ha concentrato il proprio impegno europeo (al di là delle vitali questioni economiche) sul tema della gestione condivisa dei flussi migratori nel Mediterraneo. In pochi anni l’Italia è passata dai respingimenti in collaborazione con il feroce regime libico a una responsabilità maggiore attraverso la discussa missione “Mare Nostrum”.  In attesa di un approccio coerente e definitivo, conosceremo meglio le funzioni specifiche che svolgerà la nuova “Frontex Plus”. Nel frattempo, tra crisi in Ucraina e prossimo ritiro dall’Afghanistan, anche la NATO si trova di fronte alla necessità di ripensare e modificare il proprio approccio e la propria struttura. La trasformazione militare italiana è stata fortemente connessa al framework dell’Alleanza negli ultimi anni (a livello di operazioni, dottrina, addestramento, ecc.). L’evoluzione della NATO rappresenta, quindi, un tema decisivo per il futuro della Difesa.

In conclusione, i nodi che la Difesa italiana deve affrontare nelle prossime settimane sono molteplici e complessi. L’Italia è chiamata a completare finalmente il processo di superamento della pesantissima eredità della Guerra Fredda, portando a compimento la definita trasformazione dell’intero comparto della Difesa. Senza affrontare tutti gli ostacoli ancora posti dalle legacy bipolari (sul piano economico, culturale, organizzativo ed economico) nessuna riforma adeguata potrà mai essere realizzata.

Dalla sua nascita (sono quasi passati 6 mesi!) il nostro blog si è sempre posto l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla Difesa e di rappresentare un forum di discussione sui temi della sicurezza e delle relazioni internazionali. Anche i prossimi mesi proseguiremo nel nostro intento iniziale, con qualche novità: amplieremo il sito con nuove sezioni tematiche e promuoveremo l’organizzazione di un workshop sullo stato della Difesa italiana (probabilmente a Novembre/Dicembre). Siete tutti invitati già da ora…

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