Eunavformed, “prima missione europea contro gli scafisti”?

Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha illustrato di fronte alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, il “ruolo e azioni della Difesa di fronte al fenomeno dei flussi migratori e di rifugiati che raggiungono l’Italia. Il Ministro è intervenuta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’immigrazione promossa da questa Commissione.

Qui la trascrizione dell’intervento completo del Ministro.

Sono state descritte le varie operazioni alle quali partecipa la Difesa in materia di immigrazione, quali “Mare Sicuro”, “avviata il 12 marzo 2015 a seguito degli sviluppi della crisi libica – con compiti di sorveglianza, protezione e sicurezza marittima”. Durante l’intervento il Ministro ha citato anche la partecipazione a  Triton, missione volta al controllo delle frontiere a guida EU (attraverso l’Agenzia Frontex).

Una particolare attenzione è stata dedicata alla missione europea EUNAVFORMED, definita come “la prima missione contro gli scafisti“, il cui compito è contribuire a “smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale”. 14 Paesi europei sono coinvolti nella missione, posta sotto il Comando operativo dell’Ammiraglio Enrico Credendino.

Venus in Arms ha già affrontato il tema del (complesso) rapporto tra Difesa italiana e flussi migratori qui e qui.

Per un’analisi dettagliata delle recenti missioni nazionali nel Mediterraneo rimandiamo al “nostro libro“, appena uscito, nel quale viene illustrato il percorso di trasformazione delle forze Italiane, comprendendo anche le azioni navali svolte in Libia e Libano.

 

 

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Missioni internazionali. Qualche spunto di riflessione

Il 19 Marzo scorso il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha fornito un quadro aggiornato sulle missioni militari italiane di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Dopo aver osservato un minuto di silenzio per le vittime di Tunisi, il Ministro ha illustrato lo stato delle operazioni condotte dalle forze armate italiane, presentando alcune novità.

Come riportato dal sintetico resoconto fornito dal Ministero della Difesa, i principali nodi affrontati sono stati i seguenti:​”Potenziamento del dispositivo aeronavale nel Mediterraneo, sospensione della nostra attività in territorio libico, termine dell’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e stop alla partecipazione alla missione Nato Ocean Shield“.

Fermo restando l’attenzione rivolta alla crisi ucraina e alla missione “Resolute Support” in Afghanistan, è interessante notare almeno tre aspetti-chiave che emergono in maniera evidente dalla discussione:

1) Il Mediterraneo appare sempre più al centro della politica di difesa italiana. Le minacce che provengono dalla sponda sud, la crescente instabilità dell’area, i tradizionali legami con la regione, gli interessi strategici da difendere rappresentano i fattori esplicativi di questa rinnovata attenzione. Come ha evidenziato il Ministro, il Nord Africa rappresenta “la prima delle nostre preoccupazioni”. Nuove operazioni (“Mare Sicuro“) e nuovi scenari (dal punto di vista diplomatico e, forse, anche dal punto di vista militare) indicano come  questa regione sia davvero cruciale per il futuro della politica estera italiana nel suo complesso. La possibilità di un effettivo burden sharing con l’Europa appare ancora lontana dai desiderata di Roma, ma la necessità di un approccio “multidimensionale” alla crisi sembra dai più condiviso. Tra sciocco disinteresse e folle interventismo non si possono ripetere gli errori del passato e farsi rapire dalla dannosa logica dell’emergenza. L’ISIL (contro il quale l’Italia schiera già centinaia di militari nell’operazione a guida americana in Medio Oriente) non può rappresentare l’unica preoccupazione di una politica attenta verso la complessità della regione.

2)  L’impegno nazionale nella lotta alla pirateria, una delle attività cruciali della politica di difesa italiana degli ultimi anni, sta mutando. Come riportato dal sito del Ministero: “L’Italia continuerà a partecipare alla missione Atalanta, ma terminerà l’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e interromperà la partecipazione alla missione Nato Ocean Shield. Decisione presa “considerato il positivo trend rappresentato dalla diminuzione degli attacchi dei pirati negli ultimi mesi, nonché l’ormai avvenuto perfezionamento delle procedure che consentono di ricorrere alla difesa dei mercantili”. Quindi, se la complessa vicenda dei Marò appare in un certo senso congelata, la politica nazionale in materia di lotta alla pirateria sta invece cambiando. Data la centralità del tema, sarebbero auspicabili analisi dettagliate che guardassero a quanto fatto in questi anni, al fine di trarne preziose lezioni apprese. Ma il livello del dibattito italiano sulle questioni della Difesa rimane purtroppo molto basso (anche in “Accademia”).

3) Nell’attesa (adesso sinceramente lunga..) del prossimo Libro Bianco della Difesa, saranno numerose le missioni  che “vedranno una riduzione o sospensione dell’impegno italiano, in un’ottica di razionalizzazione, in linea con quanto annunciato al Parlamento lo scorso settembre”. Si tratta della conferma di una tendenza già in atto da anni, una riduzione complessiva dell’impegno militare oltre frontiera. Aspettiamo di leggere con ansia il Libro Bianco per capire se tale processo sarà guidato unicamente da considerazioni economico-finanziarie o se anche più ampie riflessioni strategiche avranno un peso rilevante. Cerchiamo di essere ancora ottimisti. Per un altro po’ almeno…

 

 

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I nodi della Difesa italiana

Prima della pausa estiva avevamo lasciato la Difesa italiana alle prese con molteplici fronti aperti: dall’elaborazione del Libro Bianco all’approvazione del decreto missioni, senza dimenticare il costante dibattito su tagli, spending review e F35. Nel frattempo, l’impegno militare nazionale in operazioni oltre confine è andato gradualmente riducendosi, in attesa del più ampio ritiro dall’Afghanistan previsto per la fine del 2014.

L’esplodere della crisi irachena ha costretto deputati e senatori a tornare anzitempo dalle ferie agostane per discutere dell’invio di armi ai “curdi” per combattere l’ISIS (da notare come i media forniscano maggiori dettagli dei diversi acronimi di ISIS/ISIL/IS rispetto al buio informativo che riguarda formazioni curde come PKK e YPG, decisive finora nel contrastare i jihadisti nella regione). A Settembre, con la piena ripresa dei lavori parlamentari, la Difesa italiana si trova così ad affrontare numerose questioni urgenti. Lo stato di palese “insostenibilità” dello strumento militare richiede decisioni fondamentali per il futuro di tutta la Difesa.

Come una sorta di agenda o promemoria vogliamo elencare schematicamente i nodi principali della Difesa, i temi che dovranno essere obbligatoriamente affrontati e discussi da qui al prossimo Natale.

  • Libro Bianco

Il Ministero della Difesa ha ormai avviato il processo di elaborazione di un nuovo Libro Bianco (dopo ben 12 anni di attesa!). Venus in Arms ha già commentato positivamente l’intenzione di alimentare un dibattito pubblico su questo tema. Le prime iniziative (alle quali abbiamo anche partecipato) hanno rappresentato un importante primo passo. Occorre però che la discussione non rimanga statica ma venga promossa e sostenuta con continuità. Le scelte che il documento strategico dovrà compiere sono decisive, in primis in relazione agli scopi che la Difesa nazionale si dovrà porre nel mutato contesto internazionale e alle strutture e agli approcci necessari per realizzarli.

  • F35

Il tema, scottante e controverso, è da mesi al centro del dibattito mediatico, e ci ricorda quanto la riflessione nazionale sia ancora guidata (principalmente) da considerazioni di carattere economico. Il Governo ha evidenziato come la decisione definitiva circa l’acquisizione di nuovi F35 (e di altri programmi militari rilevanti) dovrà essere condizionata dagli obiettivi strategici delineati dallo stesso Libro Bianco. In realtà la discussione parlamentare (con la recente mozione del PD tesa a dimezzare il budget finanziario previsto per i caccia, in linea con le conclusioni dell’indagine conoscitiva approvata in Commissione Difesa) sembra illustrare un percorso ben diverso. Le prossime scelte dell’esecutivo in materia di spending review potrebbero ancora coinvolgere i programmi militari (per quanto siano tutti concordi nel ritenere il bilancio “sbilanciato” verso le spese per il personale come il fattore cruciale dell’insostenibilità finanziaria della Difesa).

  • Missioni

Fino a un paio di anni fa, la media dei soldati impiegati in operazioni fuori area nel nuovo secolo si aggirava attorno alle 8-9.000 unità. I decreti di rifinanziamento delle missioni hanno mostrato la crescente riduzione del numero degli effettivi (poco più di 4.000), in attesa che venga completato il ritiro dall’Afghanistan (e stabilito il reale contributo della prossima operazione Resolute Support). In parallelo, il livello di approvazione dell’opinione pubblica rispetto alle missioni italiane nel nuovo secolo è stato generalmente basso, sicuramente inferiore a buona parte delle operazioni condotte negli anni Novanta. La crisi economica, il fallimento di interventi drammatici e costosi, la crescente difficoltà nel risolvere militarmente le crisi contemporanee e la perdurante mancanza di una nuova narrazione strategica che sostituisca l’ormai stanca e vuota retorica delle “missioni di pace”, rappresentano i fattori decisivi per comprendere la stanchezza del pubblico verso gli interventi all’estero. Nei prossimi giorni, intanto, i movimenti pacifisti e disarmisti torneranno in piazza a far valere la proprio voce (assai esile sul piano delle missioni, efficace finora sul quello delle spese militari). In generale, il ritiro dall’Afghanistan e l’apertura di nuove aree di crisi impongono un ripensamento dell’impegno nazionale all’estero. La diminuzione dei contingenti all’estero ha comunque già portato ad alcune conseguenze, iniziando a incidere sulla voce di bilancio (finora garantita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) relativa alle missioni. Proprio questo canale di finanziamento ad hoc si è rivelato cruciale nel garantire un adeguato livello di preparazione delle truppe e nel sostenere il processo di trasformazione della componente operativa delle forze armate italiane. La riduzione di tali risorse potrebbe avere conseguenze significative per il processo di evoluzione della Difesa. Dal punto di vista geopolitico, infine, i recenti decreti hanno evidenziato un crescente interesse verso l’area del Nord Africa e Sahel, sebbene con un numero di unità dislocate assai limitato. I prossimi mesi aiuteranno a capire il potenziale sviluppo di questo nuova direzione geografica per la politica di difesa italiana. Sarà soprattutto la situazione in Libia a dover essere monitorata con estrema attenzione, vista l’instabilità del paese e i molteplici interessi nazionali in gioco.

  • Iraq

Le ultime settimane hanno poi riportato al centro dell’attenzione generale il (mai sopito) conflitto in Iraq. La decisione di inviare armi per combattere l’ISIS è stata approvata a maggioranza dal Parlamento. È stato anche fornito il dettaglio del materiale in questione, sollevando alcune critiche rispetto a qualità e quantità dello stesso. Al momento sembra che l’Italia possa limitarsi a garantire un supporto in materia di training (uno degli asset principali della Difesa) e mezzi di trasporto. A breve conosceremo meglio le intenzioni del governo, anche in seguito alla definizione di una compiuta strategia da parte statunitense. Sicuramente, la volontà generale è quella di non ripetere gli errori devastanti del passato (fondamentali anche per capire la prudenza e la riluttanza di Washington nei confronti di un intervento più ampio sul terreno).

  • Europa e NATO

I contesti multilaterali di riferimento, infine, stanno vivendo un significativo momento di trasformazione. L’Italia, che ha visto Federica Mogherini assumere la carica di Alto Rappresentante, ha concentrato il proprio impegno europeo (al di là delle vitali questioni economiche) sul tema della gestione condivisa dei flussi migratori nel Mediterraneo. In pochi anni l’Italia è passata dai respingimenti in collaborazione con il feroce regime libico a una responsabilità maggiore attraverso la discussa missione “Mare Nostrum”.  In attesa di un approccio coerente e definitivo, conosceremo meglio le funzioni specifiche che svolgerà la nuova “Frontex Plus”. Nel frattempo, tra crisi in Ucraina e prossimo ritiro dall’Afghanistan, anche la NATO si trova di fronte alla necessità di ripensare e modificare il proprio approccio e la propria struttura. La trasformazione militare italiana è stata fortemente connessa al framework dell’Alleanza negli ultimi anni (a livello di operazioni, dottrina, addestramento, ecc.). L’evoluzione della NATO rappresenta, quindi, un tema decisivo per il futuro della Difesa.

In conclusione, i nodi che la Difesa italiana deve affrontare nelle prossime settimane sono molteplici e complessi. L’Italia è chiamata a completare finalmente il processo di superamento della pesantissima eredità della Guerra Fredda, portando a compimento la definita trasformazione dell’intero comparto della Difesa. Senza affrontare tutti gli ostacoli ancora posti dalle legacy bipolari (sul piano economico, culturale, organizzativo ed economico) nessuna riforma adeguata potrà mai essere realizzata.

Dalla sua nascita (sono quasi passati 6 mesi!) il nostro blog si è sempre posto l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla Difesa e di rappresentare un forum di discussione sui temi della sicurezza e delle relazioni internazionali. Anche i prossimi mesi proseguiremo nel nostro intento iniziale, con qualche novità: amplieremo il sito con nuove sezioni tematiche e promuoveremo l’organizzazione di un workshop sullo stato della Difesa italiana (probabilmente a Novembre/Dicembre). Siete tutti invitati già da ora…

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Le Linee Guida del Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa

Sono state appena pubblicate sul sito del Ministero della Difesa le Linee Guida del “Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa“.

Come riportato dal Ministero, che dedica una pagina web ad hoc sul tema, il documento “costituisce il risultato di un’analisi preliminare finalizzata alla raccolta di un complesso di elementi di informazione e di valutazione quanto mai ampio e diversificato, ai fini della successiva fase di elaborazione di un “Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa”. Il lavoro svolto ha consentito anche di rendere evidenti i “grandi interrogativi” che sottendono alla sicurezza e difesa nazionale ed al futuro delle Forze armate, cui sarà necessario dare precisa risposta.  Il fine dell’intero processo consiste nella definizione degli obiettivi che il Paese intende perseguire, delle modalità e degli strumenti da utilizzare per la protezione e la tutela dei suoi cittadini, del territorio, degli interessi vitali e strategici e dei valori nazionali“.

Nel sito trovate infatti anche i risultati di un convegno di studi che ha raccolto alcuni esperti (Venus in Arms era presente..) i quali hanno elaborato una serie di analisi e raccomandazioni preliminari alla fase di elaborazione del Libro Bianco.

Le schematiche Linee Guida sono composte da 90 punti, suddivisi per marco-temi, tra i quali emergono: “il contesto globale”, “gli interessi nazionali”, “i compiti e la configurazione della forze armate”, “i futuri modelli operativi”, “la struttura organizzativa” e “l’acquisizione di capacità”. Al termine del documento troverete un glossario di termini-chiave.

Preliminarmente all’analisi dei suddetti punti, occorre rilevare due aspetti rilevanti:

1) Il processo che porterà all’elaborazione del Libro Bianco appare impostato secondo una corretta e apprezzabile trasparenza di fondo (alla mail librobianco@difesa.it potete anche inviare i vostri contributi per la riflessione). Al di là di quelli che saranno gli strumenti e i  mezzi effettivi con i quali sarà strutturato l’intero percorso, l’approccio sembra finalmente quello giusto. La necessità di alimentare un dibatitto ampio ed inclusivo parallelo alla definizione del documento è una priorità apparentemente condivisa. La speranza è che le premesse vengano mantenute anche nei prossimi mesi, sia nel coinvolgimento di esperti, società civile e opinione pubblica, sia rispetto al ruolo del Parlamento.

2) Partire dal quadro internazionale attuale, dalla definizone degli interessi e delle minacce, dagli obiettivi strategici nazionali può sembrare una banalità quando si affronta un nuovo Libro Bianco. Ma in un contesto segnato da una carenza endemica di cultura strategica e di riflessione guidata in primis da aspetti economici, questo approccio può aiutare ad orientare il dibattito verso una prospettiva più adeguata alla formazione di un corpo dotrinale.

 

Venus in Arms seguirà da vicino il percorso che porterà all’elaborazione del Libro Bianco, ospitando analisi e riflessioni. Il blog è naturalmente aperto ad ogni contributo rilevante in materia (sia attraverso i commenti che tramite la mail info@venusinarms.com).

 

 

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Missioni militari: un breve aggiornamento

(Ansa)

Alla fine di Maggio, di fronte alle Commissioni riunite Affari Esteri e Difesa di Camera e Senato, i ministri Mogherini e Pinotti hanno riferito sullo stato delle missioni militari in corso (il decreto scadrà il prossimo 30 Giugno). L’occasione è stata utile per capire l’andamento delle operazioni, aggiornare il quadro degli interventi all’estero e mettere in luce alcune novità. In un precedente post avevamo analizzato il decreto legge di rifinanziamento ed il dibattito che l’aveva accompagnato.

Le parole del Ministro Pinotti confermano la rilevanza dell’attuale momento storico, sia per la conclusione della più importante operazione militare che le forze armate abbiano intrapreso dal 1945 ad oggi (ISAF in Afghanistan), sia per le pressanti esigenze di riforma che coinvolgono il comparto difesa. Interessante, in tal senso, l’accento posto dal Ministro sulla necessità di un’ampia valutazione di cosa è stato fatto sul campo in vista di nuove esigenze di intervento. In effetti, una valutazione complessiva (a livello tattico e strategico) degli impegni nazionali intrapresi nell’ultimo decennio appare fondamentale anche alla luce della prossima elaborazione del Libro Bianco.

In sintesi, questi gli elementi a nostro avviso degni di maggiore attenzione che sono emersi dagli interventi in Commissione il 27 Maggio:

  • Secondo il Ministro della difesa, la principale sfida per il 2014 è il ritiro dall’Afghanistan, nel quale adesso si trovano poco più di 2.200 soldati. Il processo che porta a ritirare le forze da teatro è infatti assai complesso, sia dal punto di vista logistico sia da quello politico, date le incertezze che ancora attanagliano il futuro del paese. Da Gennaio (se gli accordi sullo status giuridico delle forze andranno a buon fine) la NATO darà avvio all’operazione “Resolute Support” (focalizzata sull’addestramento, senza compiti di combattimento). Pochi i dettagli finora emersi, anche in relazione al possibile contributo italiano. Sarà quindi fondamentale capire quanto prima caratteristiche e scopi delle forze nazionali all’interno di questa operazione, avvolta al momento in una densa nebbia;
  • L’Italia ha già presentato domanda al DPKO per il ruolo di force commander della missione UNIFIL in Libano. Sarebbe l’ennesima conferma della centralità del ruolo italiano nella missione. Il contingente nazionale (circa 1.100) si trova ad operare in un’area particolarmente instabile a causa della vicina crisi siriana, la cui influenza sullo scenario politico e sociale libanese è già stata drammaticamente significativa. Tra le varie attività compiute dalla forze armate italiane il Ministro ha sottolineato la centralità dello sminamento, una vero e proprio asset che la difesa ha sviluppato nel corso degli ultimi anni in molteplici interventi sul campo;
  • Al di là del controverso dibattito sui Marò, il Ministro ha evidenziato la necessità di riesaminare l’impiego del personale nelle missioni anti-pirateria. A tal proposito, descrivendo le operazioni “Atalanta” (framework EU) e “Ocean Shield” (ambito NATO), sono stati illustrati i dati riguardanti la lotta alla pirateria, ritenuti ampiamente soddisfacenti;
  • Tra le altre operazioni in Africa, è opportuno segnalare il comando italiano di EUTM Somalia e le caratteristiche della poco conosciuta EUTM Mali, il cui personale non è presente nel Nord e si limita ad attività di addestramento senza compiti di combattimento;
  • Tra le “nuove esigenze” messe in risalto dal Ministro troviamo la Repubblica Centrafricana, un ulteriore sostegno alle forze di sicurezza in Mali attraverso la missione EUCAP Sahel (in pratica saranno schierati meno di una decina di Carabinieri), e infine le attività di sorveglianza dello spazio aereo NATO (alle quali l’Italia contribuisce con alcuni velivoli);
  • Nel nuovo provvedimento di proroga sarà inserito “Mare Nostrum” che necessita di un volume finanziario maggiore, dato che l’attuale non è più sostenibile con il bilancio ordinario. Vedremo se l’Italia riuscirà ad ottenere anche un più ampio supporto europeo ai difficili compiti svolti nel Mediterraneo;
  • Il Ministro degli Esteri, infine, ha posto l’attenzione sui lavori relativi ad una nuova legge quadro sulle missioni. Un argomento-chiave per il futuro della difesa, ancora priva di norme specifiche in materia, aggiornate allo scenario post-bipolare. È sempre utile ricordare, infatti, come una buona parte degli interventi promossi dalle nostre forze armate negli ultimi due decenni non abbiano mai ricevuto una ratifica formale dal Parlamento.

Le prossime settimane, tra le fine di Giugno e l’inizio di Luglio saranno quindi cruciali per capire la direzione e la velocità dei processi avviati a livello parlamentare. La speranza è che l’attenzione mediatica non sia esclusivamente dedicata al mondiale in Brasile ma anche ai temi della difesa.

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“La difesa e l’Europa: priorità per il semestre di presidenza italiana”

Venus in Arms parteciperà al convegno “La difesa e l’Europa: priorità per il semestre di presidenza italiana”, il 16 Maggio a Cassino (Campus Universitario Cassino, Palazzo degli Studi Aula Magna
ore 09.30).

Il Convegno rappresenta uno dei principali eventi del programma PEACEFIX, (Cassino  11/18 Maggio 2014), che si svolge in corrispondenza del 70° anniversario della battaglia di Montecassino.

Qui trovate il programma del convegno, al quale parteciperà anche il Ministro della Difesa, On. Roberta Pinotti.

L’iniziativa è promossa da Ministero della Difesa, Comune di Cassino e Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale (con l’adesione del Presidente della Repubblica e il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri).

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Should I stay or Should I go. Analisi del decreto-legge di rifinanziamento delle missioni militari.

 

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Tra annunci e smentite di probabili tagli ai controversi F-35, è passato sotto silenzio il fatto che il Parlamento abbia approvato poche settimane fa il decreto-legge che “reca una serie di disposizioni volte ad assicurare, per il periodo 1° gennaio – 30 giugno 2014, la proroga della partecipazione del personale delle Forze armate e di polizia alle missioni internazionali, nonché la prosecuzione degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione”. In poche parole, le missioni internazionali sono state rifinanziate, attraverso il primo voto sul quale il governo Renzi ha posto la fiducia. Un dato interessante che evidenzia quanto il tradizionale consenso bipartisan sulla difesa, ancora esistente (il decreto è stato approvato alla Camera con 325 sì su 502 votanti), non sia forse così solido come un tempo (tutte le opposizioni hanno votato contro, ricorrendo anche all’ostruzionismo e portando l’esecutivo ad apporre la questione di fiducia).

Venus in Arms ha seguito il dibattito relativo al decreto ed esaminato il suo testo, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 marzo (come legge n. 28 del 2014 di conversione del decreto legge n. 2 del 2014). L’analisi delle informazioni e delle cifre contenute nel documento non è compito semplice, come spesso avviene per la Difesa italiana, a partire dallo studio di un bilancio segnato costantemente da dati aggregati (tra Ministeri per esempio). Nonostante ciò, è possibile mettere in risalto alcuni aspetti (generali e specifici) degni di nota.

1.      Il primo dato rilevante è in realtà una carenza, in piena continuità con il passato. Come ha riconosciuto lo stesso Ministro della Difesa Pinotti, manca ancora una vera e propria “legge quadro” sulle missioni internazionali. Secondo il Ministro occorre colmare il “Vuoto normativo rispetto alla procedura da seguire in ordine alla deliberazione e all’autorizzazione di tali missioni”. Manca, in altre parole: “un quadro legislativo stabile che assicuri una disciplina uniforme da applicare in tutti i casi di partecipazione del personale militare alle missioni internazionali”. Il rifinanziamento, infatti, è ancora semestrale e le missioni sono accorpate tutte assieme. Studi recenti evidenziano come le procedure di autorizzazione di interventi militari oltre confine siano basate su norme costituzionali o sulla pratica consolidata, mentre il controllo parlamentare non può certo essere paragonato ad un’autorizzazione formale in caso di “guerra”.  È questo il motivo per il quale le missioni sono state generalmente approvate tramite decreti di rifinanziamento poi tramutati in legge. Addirittura, nella storia nazionale post-bellica il Parlamento ha approvato 49 missioni prima del loro dispiegamento, 11 in corso d’opera e ben 34 al termine delle attività sul campo. Mentre 30 interventi militari non sono mai stati sottoposti al vaglio delle Camere! Uno scenario che riserva spesso situazioni paradossali, come la mancata copertura finanziaria della partecipazione italiana alla missione in Afghanistan, durante i primi giorni di ottobre 2013. Il decreto di approvazione era scaduto a causa della contemporanea crisi del governo Letta. La letteratura ha più volte evidenziato come la perdurante assenza di una legge-quadro in materia: “rischia di generare ulteriori effetti collaterali e di impedire una discussione approfondita sugli aspetti politici e strategici di ogni operazione”. 

2.      Il fattore di maggiore novità della politica di difesa italiana nell’epoca post-bipolare è stato senza alcun dubbio il dinamismo delle sue forze armate. Da uno strumento militare statico, volto alla difesa (ipotetica e assai breve) del confine nord orientale, ad uno dinamico, proiettabile costantemente all’estero. In ogni rilevante crisi regionale i soldati italiani sono stati presenti, fornendo il proprio contributo, prima simbolico (Desert Storm) poi significativo (KFOR, UNIFIL, ISAF). Nel primo decennio del nuovo secolo l’Italia ha impiegato una media di 8000 soldati in missioni internazionali. Come emerge dal decreto e dai dati forniti dal Ministero della Difesa, negli ultimi anni si registra un calo degli effettivi, arrivando alle attuali 5000 unità. Il grafico sottostante evidenzia tale declino, imputabile a tre possibili fattori: la crisi finanziaria, il graduale ritiro dall’Afghanistan e (dato ancora da verificare empiricamente) una crescente opposizione dell’opinione pubblica a tali interventi, che nei decenni passati avevano spesso riscosso buoni livelli di consenso mentre negli ultimi anni sono stati invece segnati da un basso livello di supporto (Iraq, Libia, Afghanistan post 2009). In altre parole, i decision-makers nostrani appaiono più prudenti e talvolta restii (come emerso nelle crisi in Mali e Siria) a fornire “automaticamente” un contributo militare ad operazioni internazionali.

                                           Militari italiani impiegati in operazioni all’estero (2004-2014)

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                                            (Elaborazione di Venus in Arms, dati Ministero della Difesa)

3.      Analizzando la discussione che ha preceduto l’approvazione del decreto e le sue diverse voci, emergono alcuni fattori di continuità rispetto alle priorità geografiche dell’Italia (ISAF ed EUPOL in Afghanistan, UNIFIL in Libano, le varie missioni nel Mediterraneo, nei Balcani e nel Corno D’Africa). Ma al contempo sembra delinearsi (almeno nel dibattito) un elemento di novità: l’interesse crescente verso l’area del Sahel, caratterizzata da una forte instabilità in relazione a fenomeni quali la criminalità transnazionale, i traffici di persone, armi e stupefacenti, e il terrorismo (oltre alla rilevanza strategica dell’area). Per quanto diverse operazioni siano state finanziate dal decreto nella suddetta regione (MINUSTA e EUTM in Mali e EUCAP Sahel-Niger) pochissimi effettivi saranno dislocati nell’area, ancora remota in termini di presenza concreta della politica estera italiana. Al di là delle scelte che verranno compiute (le informazioni sul tema sono ancora nebulose), dovrà essere evitata una pericolosa discrasia tra ambizioni e risorse (EU style), e garantita una chiara direzione politica e strategica rispetto a obiettivi e strumenti rispetto alla (eventuale) presenza nazionale nella regione

4.      Un filo rosso che sembra legare le missioni finanziate dal decreto è la centralità del compito dell’addestramento delle forze di sicurezza locali. Si tratta di un vero e proprio core task per le forze armate italiane, che spesso guidano (come nel caso di EUTM Somalia) missioni volte a ricostruire le forze militari e di polizia nel paese oggetto di intervento. Negli ultimi decenni l’addestramento (anche grazie alla speciale “natura” dei Carabinieri) rappresenta una competenza (cruciale negli scenari bellici odierni) che le forze italiane hanno sviluppato ampiamente. La speranza è che i decisori siano consapevoli che limitate operazioni “tecniche” stile Security Sector Reform non bastano a risolvere le carenze di paesi che richiedono interventi politici nel medio e lungo periodo.

5.      Appaiono poi numerose le operazioni militari volte a contrastare minacce non militari, come l’immigrazione clandestina. A tal proposito, i fini e gli obiettivi della missione Mare Nostrum rimangono ancora poco chiari: protezione dei migranti? sorveglianza dei flussi? respingimenti? (a tal proposito è sempre bene ricordare come nel 2012 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo abbia condannato l’Italia per aver violato la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo intercettando e rinviando in Libia un gruppo di cittadini somali ed eritrei senza esaminare le loro necessità di protezione). La chiarezza di fini ed obiettivi delle missioni appare sempre un dato fondamentale, che spesso è stato disatteso dal dibattito nazionale.

6.      Ultimo aspetto, solo apparentemente secondario nel decreto: “i fondi destinati alle attività di cooperazione civile da parte dei contingenti militari a favore delle missioni in atto nei Balcani, in Libano, in Afghanistan e nel Corno d’Africa”. Dato che finalmente sembra sulla dirittura d’arrivo la nuova legge sulla Cooperazione italiana allo sviluppo (elaborata nel 1987, ai tempi in cui Baggio giocava ancora nella Fiorentina; al confronto i 12 anni dall’ultimo Libro Bianco sembrano una piccola pausa di riflessione), sarebbe opportuno promuovere una seria discussione sul (controverso) tema del rapporto tra attori civili e militari in materia di interventi di cooperazione.

In conclusione, è possibile affermare che i prossimi mesi saranno decisivi per il futuro della politica di difesa italiana e delle sue missioni militari oltre confine. Il ritiro di gran parte del contingente nazionale all’Afghanistan alla fine dell’anno (a proposito, cosa sappiamo della nuova missione che sarà svolta post-2014?) richiederà una revisione complessiva degli impegni militari internazionali. La possibilità di alimentare finalmente un dibattito ampio e partecipato sui temi della sicurezza e della difesa (preliminare alla stesura del possibile nuovo Libro Bianco) è una condizione centrale per accompagnare adeguatamente i cambiamenti futuri.

 

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