Missioni internazionali. Qualche spunto di riflessione

Il 19 Marzo scorso il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha fornito un quadro aggiornato sulle missioni militari italiane di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato. Dopo aver osservato un minuto di silenzio per le vittime di Tunisi, il Ministro ha illustrato lo stato delle operazioni condotte dalle forze armate italiane, presentando alcune novità.

Come riportato dal sintetico resoconto fornito dal Ministero della Difesa, i principali nodi affrontati sono stati i seguenti:​”Potenziamento del dispositivo aeronavale nel Mediterraneo, sospensione della nostra attività in territorio libico, termine dell’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e stop alla partecipazione alla missione Nato Ocean Shield“.

Fermo restando l’attenzione rivolta alla crisi ucraina e alla missione “Resolute Support” in Afghanistan, è interessante notare almeno tre aspetti-chiave che emergono in maniera evidente dalla discussione:

1) Il Mediterraneo appare sempre più al centro della politica di difesa italiana. Le minacce che provengono dalla sponda sud, la crescente instabilità dell’area, i tradizionali legami con la regione, gli interessi strategici da difendere rappresentano i fattori esplicativi di questa rinnovata attenzione. Come ha evidenziato il Ministro, il Nord Africa rappresenta “la prima delle nostre preoccupazioni”. Nuove operazioni (“Mare Sicuro“) e nuovi scenari (dal punto di vista diplomatico e, forse, anche dal punto di vista militare) indicano come  questa regione sia davvero cruciale per il futuro della politica estera italiana nel suo complesso. La possibilità di un effettivo burden sharing con l’Europa appare ancora lontana dai desiderata di Roma, ma la necessità di un approccio “multidimensionale” alla crisi sembra dai più condiviso. Tra sciocco disinteresse e folle interventismo non si possono ripetere gli errori del passato e farsi rapire dalla dannosa logica dell’emergenza. L’ISIL (contro il quale l’Italia schiera già centinaia di militari nell’operazione a guida americana in Medio Oriente) non può rappresentare l’unica preoccupazione di una politica attenta verso la complessità della regione.

2)  L’impegno nazionale nella lotta alla pirateria, una delle attività cruciali della politica di difesa italiana degli ultimi anni, sta mutando. Come riportato dal sito del Ministero: “L’Italia continuerà a partecipare alla missione Atalanta, ma terminerà l’impiego dei Nuclei militari di protezione imbarcati sulle navi mercantili italiane e interromperà la partecipazione alla missione Nato Ocean Shield. Decisione presa “considerato il positivo trend rappresentato dalla diminuzione degli attacchi dei pirati negli ultimi mesi, nonché l’ormai avvenuto perfezionamento delle procedure che consentono di ricorrere alla difesa dei mercantili”. Quindi, se la complessa vicenda dei Marò appare in un certo senso congelata, la politica nazionale in materia di lotta alla pirateria sta invece cambiando. Data la centralità del tema, sarebbero auspicabili analisi dettagliate che guardassero a quanto fatto in questi anni, al fine di trarne preziose lezioni apprese. Ma il livello del dibattito italiano sulle questioni della Difesa rimane purtroppo molto basso (anche in “Accademia”).

3) Nell’attesa (adesso sinceramente lunga..) del prossimo Libro Bianco della Difesa, saranno numerose le missioni  che “vedranno una riduzione o sospensione dell’impegno italiano, in un’ottica di razionalizzazione, in linea con quanto annunciato al Parlamento lo scorso settembre”. Si tratta della conferma di una tendenza già in atto da anni, una riduzione complessiva dell’impegno militare oltre frontiera. Aspettiamo di leggere con ansia il Libro Bianco per capire se tale processo sarà guidato unicamente da considerazioni economico-finanziarie o se anche più ampie riflessioni strategiche avranno un peso rilevante. Cerchiamo di essere ancora ottimisti. Per un altro po’ almeno…

 

 

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