Eunavformed, “prima missione europea contro gli scafisti”?

Il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha illustrato di fronte alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, il “ruolo e azioni della Difesa di fronte al fenomeno dei flussi migratori e di rifugiati che raggiungono l’Italia. Il Ministro è intervenuta nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’immigrazione promossa da questa Commissione.

Qui la trascrizione dell’intervento completo del Ministro.

Sono state descritte le varie operazioni alle quali partecipa la Difesa in materia di immigrazione, quali “Mare Sicuro”, “avviata il 12 marzo 2015 a seguito degli sviluppi della crisi libica – con compiti di sorveglianza, protezione e sicurezza marittima”. Durante l’intervento il Ministro ha citato anche la partecipazione a  Triton, missione volta al controllo delle frontiere a guida EU (attraverso l’Agenzia Frontex).

Una particolare attenzione è stata dedicata alla missione europea EUNAVFORMED, definita come “la prima missione contro gli scafisti“, il cui compito è contribuire a “smantellare il modello di business delle reti del traffico e della tratta di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale”. 14 Paesi europei sono coinvolti nella missione, posta sotto il Comando operativo dell’Ammiraglio Enrico Credendino.

Venus in Arms ha già affrontato il tema del (complesso) rapporto tra Difesa italiana e flussi migratori qui e qui.

Per un’analisi dettagliata delle recenti missioni nazionali nel Mediterraneo rimandiamo al “nostro libro“, appena uscito, nel quale viene illustrato il percorso di trasformazione delle forze Italiane, comprendendo anche le azioni navali svolte in Libia e Libano.

 

 

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I nodi della Difesa italiana

Prima della pausa estiva avevamo lasciato la Difesa italiana alle prese con molteplici fronti aperti: dall’elaborazione del Libro Bianco all’approvazione del decreto missioni, senza dimenticare il costante dibattito su tagli, spending review e F35. Nel frattempo, l’impegno militare nazionale in operazioni oltre confine è andato gradualmente riducendosi, in attesa del più ampio ritiro dall’Afghanistan previsto per la fine del 2014.

L’esplodere della crisi irachena ha costretto deputati e senatori a tornare anzitempo dalle ferie agostane per discutere dell’invio di armi ai “curdi” per combattere l’ISIS (da notare come i media forniscano maggiori dettagli dei diversi acronimi di ISIS/ISIL/IS rispetto al buio informativo che riguarda formazioni curde come PKK e YPG, decisive finora nel contrastare i jihadisti nella regione). A Settembre, con la piena ripresa dei lavori parlamentari, la Difesa italiana si trova così ad affrontare numerose questioni urgenti. Lo stato di palese “insostenibilità” dello strumento militare richiede decisioni fondamentali per il futuro di tutta la Difesa.

Come una sorta di agenda o promemoria vogliamo elencare schematicamente i nodi principali della Difesa, i temi che dovranno essere obbligatoriamente affrontati e discussi da qui al prossimo Natale.

  • Libro Bianco

Il Ministero della Difesa ha ormai avviato il processo di elaborazione di un nuovo Libro Bianco (dopo ben 12 anni di attesa!). Venus in Arms ha già commentato positivamente l’intenzione di alimentare un dibattito pubblico su questo tema. Le prime iniziative (alle quali abbiamo anche partecipato) hanno rappresentato un importante primo passo. Occorre però che la discussione non rimanga statica ma venga promossa e sostenuta con continuità. Le scelte che il documento strategico dovrà compiere sono decisive, in primis in relazione agli scopi che la Difesa nazionale si dovrà porre nel mutato contesto internazionale e alle strutture e agli approcci necessari per realizzarli.

  • F35

Il tema, scottante e controverso, è da mesi al centro del dibattito mediatico, e ci ricorda quanto la riflessione nazionale sia ancora guidata (principalmente) da considerazioni di carattere economico. Il Governo ha evidenziato come la decisione definitiva circa l’acquisizione di nuovi F35 (e di altri programmi militari rilevanti) dovrà essere condizionata dagli obiettivi strategici delineati dallo stesso Libro Bianco. In realtà la discussione parlamentare (con la recente mozione del PD tesa a dimezzare il budget finanziario previsto per i caccia, in linea con le conclusioni dell’indagine conoscitiva approvata in Commissione Difesa) sembra illustrare un percorso ben diverso. Le prossime scelte dell’esecutivo in materia di spending review potrebbero ancora coinvolgere i programmi militari (per quanto siano tutti concordi nel ritenere il bilancio “sbilanciato” verso le spese per il personale come il fattore cruciale dell’insostenibilità finanziaria della Difesa).

  • Missioni

Fino a un paio di anni fa, la media dei soldati impiegati in operazioni fuori area nel nuovo secolo si aggirava attorno alle 8-9.000 unità. I decreti di rifinanziamento delle missioni hanno mostrato la crescente riduzione del numero degli effettivi (poco più di 4.000), in attesa che venga completato il ritiro dall’Afghanistan (e stabilito il reale contributo della prossima operazione Resolute Support). In parallelo, il livello di approvazione dell’opinione pubblica rispetto alle missioni italiane nel nuovo secolo è stato generalmente basso, sicuramente inferiore a buona parte delle operazioni condotte negli anni Novanta. La crisi economica, il fallimento di interventi drammatici e costosi, la crescente difficoltà nel risolvere militarmente le crisi contemporanee e la perdurante mancanza di una nuova narrazione strategica che sostituisca l’ormai stanca e vuota retorica delle “missioni di pace”, rappresentano i fattori decisivi per comprendere la stanchezza del pubblico verso gli interventi all’estero. Nei prossimi giorni, intanto, i movimenti pacifisti e disarmisti torneranno in piazza a far valere la proprio voce (assai esile sul piano delle missioni, efficace finora sul quello delle spese militari). In generale, il ritiro dall’Afghanistan e l’apertura di nuove aree di crisi impongono un ripensamento dell’impegno nazionale all’estero. La diminuzione dei contingenti all’estero ha comunque già portato ad alcune conseguenze, iniziando a incidere sulla voce di bilancio (finora garantita dal Ministero dell’Economia e delle Finanze) relativa alle missioni. Proprio questo canale di finanziamento ad hoc si è rivelato cruciale nel garantire un adeguato livello di preparazione delle truppe e nel sostenere il processo di trasformazione della componente operativa delle forze armate italiane. La riduzione di tali risorse potrebbe avere conseguenze significative per il processo di evoluzione della Difesa. Dal punto di vista geopolitico, infine, i recenti decreti hanno evidenziato un crescente interesse verso l’area del Nord Africa e Sahel, sebbene con un numero di unità dislocate assai limitato. I prossimi mesi aiuteranno a capire il potenziale sviluppo di questo nuova direzione geografica per la politica di difesa italiana. Sarà soprattutto la situazione in Libia a dover essere monitorata con estrema attenzione, vista l’instabilità del paese e i molteplici interessi nazionali in gioco.

  • Iraq

Le ultime settimane hanno poi riportato al centro dell’attenzione generale il (mai sopito) conflitto in Iraq. La decisione di inviare armi per combattere l’ISIS è stata approvata a maggioranza dal Parlamento. È stato anche fornito il dettaglio del materiale in questione, sollevando alcune critiche rispetto a qualità e quantità dello stesso. Al momento sembra che l’Italia possa limitarsi a garantire un supporto in materia di training (uno degli asset principali della Difesa) e mezzi di trasporto. A breve conosceremo meglio le intenzioni del governo, anche in seguito alla definizione di una compiuta strategia da parte statunitense. Sicuramente, la volontà generale è quella di non ripetere gli errori devastanti del passato (fondamentali anche per capire la prudenza e la riluttanza di Washington nei confronti di un intervento più ampio sul terreno).

  • Europa e NATO

I contesti multilaterali di riferimento, infine, stanno vivendo un significativo momento di trasformazione. L’Italia, che ha visto Federica Mogherini assumere la carica di Alto Rappresentante, ha concentrato il proprio impegno europeo (al di là delle vitali questioni economiche) sul tema della gestione condivisa dei flussi migratori nel Mediterraneo. In pochi anni l’Italia è passata dai respingimenti in collaborazione con il feroce regime libico a una responsabilità maggiore attraverso la discussa missione “Mare Nostrum”.  In attesa di un approccio coerente e definitivo, conosceremo meglio le funzioni specifiche che svolgerà la nuova “Frontex Plus”. Nel frattempo, tra crisi in Ucraina e prossimo ritiro dall’Afghanistan, anche la NATO si trova di fronte alla necessità di ripensare e modificare il proprio approccio e la propria struttura. La trasformazione militare italiana è stata fortemente connessa al framework dell’Alleanza negli ultimi anni (a livello di operazioni, dottrina, addestramento, ecc.). L’evoluzione della NATO rappresenta, quindi, un tema decisivo per il futuro della Difesa.

In conclusione, i nodi che la Difesa italiana deve affrontare nelle prossime settimane sono molteplici e complessi. L’Italia è chiamata a completare finalmente il processo di superamento della pesantissima eredità della Guerra Fredda, portando a compimento la definita trasformazione dell’intero comparto della Difesa. Senza affrontare tutti gli ostacoli ancora posti dalle legacy bipolari (sul piano economico, culturale, organizzativo ed economico) nessuna riforma adeguata potrà mai essere realizzata.

Dalla sua nascita (sono quasi passati 6 mesi!) il nostro blog si è sempre posto l’obiettivo di promuovere il dibattito sulla Difesa e di rappresentare un forum di discussione sui temi della sicurezza e delle relazioni internazionali. Anche i prossimi mesi proseguiremo nel nostro intento iniziale, con qualche novità: amplieremo il sito con nuove sezioni tematiche e promuoveremo l’organizzazione di un workshop sullo stato della Difesa italiana (probabilmente a Novembre/Dicembre). Siete tutti invitati già da ora…

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